N°3:”Quando a morire è la Dakar”

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Certe volte bisogna scrivere per parlare subito senza pensare troppo. Ho bruciato i tempi della mia rubrica perchè dovevo farlo. Oggi sarebbe il secondo giorno della Lisbona Dakar. Noi quando guardiamo una gara lo facciamo per distrarci. Quando corriamo per divertirci. Un passatempo dalla vita reale stessa. Un tuffo in un mondo che purtroppo ci appartiene solo per quei minuti, quei giorni, quelle ore, in cui possiamo dedicarci ad altro.

Ma purtroppo questo mondo reale, una volta spenti i riflettori della mondanità, è ben altro. E’ terrorismo, è politica, è religione portata al fanatismo. E’ ignoranza, cocedetemi il termine, ma in questa rubrica si parla fuori da denti e lo sapete meglio di me. Non c’è bisogno di andare in Mauritania per capire il perchè una politica idolatrizzata non ha permesso allo sport di vivere, ma cosa ben più peggiore, a quattro turisti di morire. Lo si può vedere anche nel centro di una qualsiasi piazza: vedendo manifestazioni a supporto di partiti politici che in fin dei conti non sanno nemmeno come la politica si faccia. Discutere è ben altro. Chiedetelo a sinistra e destra storica cosa vuol dire “fare della politica”. I partiti hanno rotto le scatole. Questi paladini di giustizie che in verità non arrivano mai hanno stufato. Ridatemi la mia passione, la mia gara. Fatemi rivedere l’uomo che tra le dune ritrova se stesso. Concedetemi soltato un minuto di quel rumore che ti entra nelle orecchie fino a spaccartele. Ci siamo stancati di sentire le vostre palle. Scannatevi pure dove volete, ma non toccate le nostre cose. Per colpa della politica: NOI, abbiamo perso Monza. Per colpa di terroristi che vogliono fermare l’occidente: NOI abbiamo perso la gara più bella di tutte.

Ha fatto bene l’A.S.O. a fermare tutto, altro non si poteva fare, per non rischiare di piangere, ma con che diritto la politica e il terrorismo si sono infiltrati nella corsa? E non è la prima volta che succede. Perchè ammettetelo: colpendo la Dakar avreste colpito tutti noi: fermandoci, vi avremmo fatto capire così che “abbiamo paura”. E’ vero, ci avete fatto paura, ma noi non siamo pazzi, siamo uomini capaci di provare sentimenti meglio dei voi. Che per al vita di nostri “fratelli”- come vi fa chiamare la vostra religione- rinunciamo alle cose che ci piacciono. Non abbiamo mai mandato nessuno a sfracellarsi contro qualcosa per questioni politiche. Non abbiamo mai usato la religione come scusa per interessi economici. Questo per dirvi che insomma, anche se ci avete fatto paura, non siete i vincitori di questa battaglia, perchè la Dakar nella sua Africa ci tornerà. Perchè in un continente di gente nata sfidando la natura tutti i giorni c’è una parte di popolo che ha ben altro a cui pensare che alle vostre stupide guerre: vuole vedere delle macchine sfrecciare, capaci di togliere quei pensieri di miseria che nemmeno i soldi delle istituzioni riescono a portar via. L’Africa non è quello che certi gruppi fanno passare e a noi resta soltanto la speranza che, in questo mondo destinato all’autodistruzione, ci sia ancora il tempo di divertirsi…

Giacomo Sgarbossa

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