Hamilton e Alonso, compagni di…destino.

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Per un intera stagione si sono contesi prima la leadership nel team Mclaren, poi la leadership sui campi di gara e infine la leadership in campionato, salvo poi perderlo per il noto teorema “Dati due litiganti, il terzo gode“. Con la partenza dello spagnolo direzione Renault, sembrava che tutti i problemi si fossero risolti. Non più contrasti nel box, non più bronci sul viso. Solo sana competizione. Ma come si sa, il destino sa essere molto crudele… L’ ultimo Gp del Bahrain ha mostrato gli ex compagni di squadra in un evidente stato di difficoltà, anche se per motivi sostanzialmente differenti. Hamilton, reduce da un paio di week end non troppo felici, è nell’ occhio del ciclone. Alonso, nonostante tutto l’ impegno e il manico di cui è dotato, non riesce a rendere competitiva una Renault palesemente inferiore dal punto di vista tecnico.

Per la prima volta dal debutto, Lewis si è trovato in difficoltà davanti alla sue responsabilità di prima guida. Come molti hanno detto, il secondo anno, quello delle conferme, è il più difficile, e il pilota anglo-caraibico sembra aver perso un po di quella spensieratezza alla Vale Rossi che sbandierava l’ anno passato. Il passare da bambino prodigio della F1 a prima guida Mclaren rappresenta senza dubbio una responsabilità pesante, specialmente adesso che il team di Woking per rimarcare il suo ruolo ha deciso di rinunciare ad un bicampione del mondo del calibro di Fernando. Dall’ altra parte, il pilota di Briatore mostra una evidente frustrazione per una situazione tecnica poco consona ad un pilota del suo calibro, ma d’altronde come avrebbe detto la mia saggia nonna in questi casi: “hai voluto la bicicletta? e mo’ pedala…”.

Una cosa che mi ha dato molto fastidio, guardando sia la telecronaca del gran premio che leggendo le dichiarazioni fatte da molti buon temponi è stata la gratuita trafila di critiche mosse al pilota Mclaren per i gesti poco politically-correct esibiti agli incolpevoli Sato e Fisichella. Chiarendo subito che la parte della ragione sta dalla parte dei suddetti piloti, come sono solito favore mi schiero controcorrente e voglio spezzare una lancia in favore di  Lewis. E’ vero, Fisichella aveva tutto il diritto di difendere la posizione e il gesto di Hamilton è stato arrogante: ma è facile fare critiche stando comodamente rilassati in poltrona, con la pancia piena e una bibita fresca sulla mano destra. Avrei voluto vedere voi dentro l’ abitacolo della Mp4-28, incazzati neri per una partenza maldestra e attardati per un incidente di cui avete tutta la colpa, con una vettura che non va e le Ferrari che ti hanno doppiato. Avrei voluto vedere voi, a soli 23 anni, gestire quella tensione, quello stress, quel carico che ti porti sulle spalle, e a cui non eri abituato. Non prendiamoci in giro: lo sport, specialmente l’automobilismo è lotta cruda e rude, contro se stessi e contro gli altri, è tensione, è una continua selezione. Chi si ferma è perso. Grandi campioni della storia, non ultimi il nostro Michelone, si sono fatti la fama di arroganti in pista. Senna, Piquet, Montoya e perchè no, Alonso, sono stati amati dalla gente proprio per la loro sfrontatezza in pista, per il loro non guardare in faccia a nessuno una volta abbassata la visiera. Quando un pilota corre, non pensa alle norme del galateo. Se volete dei piloti corretti, prendetevi Damon Hill o Barrichello, ma poi non lamentatevi. Lewis ha sbagliato, è vero, ma lasciamo che la cosa si chiarisca a quattrocchi tra i piloti. A fine gara, ha ammesso i suoi errori, con sincerità, cosa non da tutti. Sottolineamo ancora che è un ragazzo di soli 23 anni, alla 22° gara in F1. Alla sua età, Alonso affrontava una stagione (quella 2004) piena di errori, nella quale spesso e volentieri il buon Trulli se lo lascaiva dietro, salvo poi essere sacrificato da Briatore. Nel 2007 Rosberg e Kubica, lontani dalle prime posizioni e dagli obbiettivi delle telecamere, facevano incidenti e uscite di pista, senza essere però bastonati dall’ opinione pubblica: Alonso è diventato bicampione del mondo, Kubica e Rosberg vengono considerati tra i migliori piloti della F1. Hamilton è solo all’ inizio di una lunga carriera: lasciamogli fare i suoi errori, lasciamolo crescere.

Zondaerre ( Davide Mainò )

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Studente di ingegneria meccanica a Perugia

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