Indycar- Long Beach- La Tv si perde un appuntamento con la storia, Will Power no

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Il gran giorno fatidico è arrivato. Il giorno 20 Aprile 2008 si è chiusa ufficialmente la parabola della breve e tribolata storia della Champ Car e con essa scompare anche la terza categoria motoristica più importante della storia dell’automobilismo a ruote scoperte, la cui storia è stata per lungo tempo contrassegnata dalla presenza della nomenclatura “CART” fin dal 1979. Chissà che avranno detto i vari Krosnoff e Moore da lassu’ nell’assistere al momento più delicato , quello in cui, passateci la metafora, si è staccata definitivamente la spina che teneva fiebilmente in uno stato di limbo, fra la vita e la morte, una categoria che ha visto risucchiata poco a poco la sua linfa vitale in un breve lasso di tempo. Una domenica d’aprile, il mese della primavera, quello per antonomasia della rinascita , forse il momento sbagliato nel dire addio, nel salutarci ad un futuro che in molti si augurano sia prossimo, altri remoto mentre si godono la riunificazione con la IRL.

Fatto sta che sarebbe davvero fantastico vedere chissà quando, se ne capiterà nuovamente l’occasione, le tre categorie regine del motorsport, ognuna con le proprie caratteristiche e visibilità, darsi battaglia per il predominio o anche semplicemente per far appassionare noi semplici tifosi mortali e dare adito alla celeberrime diatribe sulle qualità dei piloti, sull’andamento della gare e molte altre cose ancora. Tutto questo però dovrà concretizzarsi in una maniera molto differente da quella in cui si è svolta in questi anni, decenni, anzi. Prima la CART che toglie visibilità allo USAC, poi due categorie che lottano tra di loro scontrandosi aspramente per poi soccombere di fronte al potere, in termini di pubblico prima ancora che di strategie economiche e pubblicitarie, di altre nuove leve, chiamasi Nascar. Champ Car World Series , alias CART, si chiude con un parata di stelle più del momento che del passato, forse una ingiusta fine da parte di chi ha decretato il successo della serie, e senza copertura televisa o radiofonica. Will Power vince ed entra nella storia delle statistiche, ma forse c’è la paura di tornare ai tempi di Austria 1979. Anzi no, in quell’occasione non si trattò di assistere al canto del cigno della Formula Uno. Ora tutti in Kansas nel Superspeedway a festeggiare Danica e Will.

Passiamo ora ad una breve cronaca, per quanto è possibile reperire.

Dunque, fermorestando che la gara di Long Beach, come abbiamo ripetuto in molti articoli nel corso di questi mesi, è stata una gara che ha assegnato punti iridati, che si è corsa con le vecchie ma allo stesso tempo “nuove” Panoz DP01, c’è da dire che è stato Will Power su KV Racing a trionfare sulla pista californiana. Il pilota australiano è rimasto al comando per ben ottantun giri su ottantatrè previsti, dopo una partenza fulminea in cui ha letteralmente bruciato il duo che gli era davanti, tra cui anche Justin Wilson della NHL dato come favorito alla vigilia, poi ritiratosi per problemi meccanici. Ben dodici piloti che hanno corso la gara di Long Beach non corrono attualmente nel campionato Indycar, ed uno di essi , il francese Montagny su Forsythe alla sua prima assoluta gara nel campionato americano, è giunto secondo. Poi Mario Dominguez su Pacific Coast Motorsport, e un altro ex della F1, Bernoldi su Conquest , con a seguire Oriol Servia, compagno di scuderia di Power in Indycar, ed anche di Vasser in questa gara. Proprio questi ha chiuso a metà classifica, riuscendo in parte a risolvere i suoi problemi di adattamento con la Panoz mai provato prima di questo week-end. Paul Tracy forse alla sua ultima gara in carriera chiude con una mesta undicesima posizione. Per quanto riguarda l’altro grande atteso, il secondo pilota della NHL, G.Rahal anche per lui una gara sottotono con una posizione che non gli compete nè lo soddisfa, la tredicesima. Perera e Tagliani sesto e settimo, Moreno è ultimo , primo dei ritirati.

MN

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