F1- Road to Monaco:”Una boccata d’ossigeno made in Japan”

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Benvenuti a Monaco, girate a destra e vi troverete alla Rascasse. Dopo una curva, percorrete metà pit lane e fermatevi accanto ad uno spazio bianco rosso. Poggiate il vostro volante verso sinistra e vi troverete in un nuovo mondo, fatto di puri sogni scomparsi nel corso degli anni, un mondo costellato di errori in cui almeno qualche ingegnere ha capito come fare una monoposto.

Un mondo in cui vi sono due piloti che sono tra i più forti del circus e che possono avere tra le mani, sempre guard rail permettendo, la ghiotta opportunità di sorprendere i ben più affermati avversari e rendere la vita difficile a chiunque, nel gp più atteso dell’anno. Tra questi due come non citare il nostro Jarno Trulli che tra un piazzamento e l’altro, porta a casa sia la grana, sia l’ossigeno. Ebbene sì, in casa Toyota serve O2 perchè la loro vita in F1 non è mai stata tranquilla, ad eccezion fatta per il 2005 grazie anche a gli scarsi risultati fatti registrare dalla Ferrari. I giapponesi di Colonia, perchè oramai la Toyota è anche mezza tedesca, hanno tra le mani un bolide chiamato Tf108, evoluto aerodinamicamente rispetto ai modelli precedenti, che può regalare emozioni e altro ancora, anche un podio perchè no, visto che il loro pilota conosce bene questo circuito ed è riuscito a conquistare la sua unica vittoriaproprio qui, nella terra dello sfarzo e delle barche lussuose. Dopo un quarto posto in Malesia, un sesto a Sakhir, un ottavo a Montmelò, ne vale la pena osare di più e crederci fino in fondo, ma l’unica preoccupazione potrebbe incentrarsi su Glock che, fino ad ora, non hai mai avuto la piena possibilità di competere con i suoi colleghi e di poter mostrare tutto il suo grande talento. Rischia, e come se rischia, ma non di essere cacciato dal suo team ma dai muretti di Monaco. Insomma, pensando positivo, sulla Cote d’Azur, diamo per certo un pronostico favorevole per il nostro Jarno che è risultato addirittura il più veloce a Le Castellet, nei test della scorsa settimana, e questo la dice lunga sulla voglia matta del pescarese di voler compiere l’impresa che ti può cambiare la vita e quella di altri, specialmente a un gruppo di asmatici giapponesi che messi tutti insieme, assumono il nome di Toyota.

Stefano Chinappi

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