Indycar: Watkins Glen- La lotteria degli ultimi venti giri premia Hunter-Reay

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Watkins Glen terra di campioni. Dixon e Graham Hill erano gli unici ad aver trionfato per ben tre volte di fila, e il neozelandese questa volta l’ha fatta davvero grossa. A dimostrazione di come anche i piloti solidi e costanti hanno quell’attimo di deconcentrazione, che al momento sbagliato ti porta ad amplificare ogni azione in negativo che fai. Di delusi per come è andata la loro gara ce ne sono tanti, ed ironia della sorte, quasi tutti quelli da cui ci si aspettava la vittoria o perlomeno una prestazione da ricordare negli annali hanno fatto cilecca.  Infatti eccezione fatta per Kanaan, è festa grande per gli outsiders, che tali non dovrebbero essere, visto che qui si è corso su uno stradale. Hunter-Reay ad esempio, il vincitore quasi a sorpresa, ha avuto un ritmo in crescendo in queste ultime gare, e nonostante le statistiche recassero come suo miglior risultato il sesto posto di Indianapolis, ha sempre lottato costantemente ad ogni gara tra i primissimi con la sua Rahal Letterman. Soltanto per eventi e circostanze varie non ha potuto agguantare quel podio sperato. Ora è arrivato addirittura l’alloro.

Darren Manning, secondo in gara alle spalle del pilota dell’ex-campione Bobby Rahal, è uno specialista tra i piloti ex-IRL, dei circuiti stradali, ed nel Glen la sua prestazione è stata corredata da un fine senso tattico. Una gioia anche per la piccola scuderia di Aj Foyt che torna ai vertici dopo tanto tempo. Buddy Rice e la Dreyer&Reinbold sono quarti: una splendida gara in rimonta con un bellissimo sorpasso alla fine sulla Dale Coyne di Junqueira. E poi lo stesso brasiliano, che sta contribuendo dopo un inizio incerto, alla  risalita del suo team, uno dei tanti di quelli di “transizione” dalla Champ Car. Bruno una volta era stato un affermato pilota Champ Car e sugli stradali non poteva deludere. Dall’undicesima posizione iniziale alla sesta a suon di sorpassi nel primo stint di gara, poi la tattica ai box che lo premia su Servia, e la lotta per rimanere nella “Top Five” verso la fine. Il suo fondamentale apporto sta facendo da toccasana al suo giovane compagno inesperto Mario Moraes, che da circa tre-quattro gare sta finalmente dimostrando di meritarsi il posto in questa Indycar. Addirittura festa grande per la stessa Dale Coyne dopo la gara di domenica,visto che anche  Moraes è arrivato al traguardo ed addirittura settimo.

Chi sono i delusi? Dixon e Briscoe che sono stati coinvolti in una autoeliminazione, per colpa però del pilota Ganassi, al quanto imbarazzante a dire la verità. E’ accaduto proprio nella domenica in cui entrambi  erano stati fino a quel momento, ben due terzi di gara, a fare l’andatura sugli altri. Insomma una vittoria buttata al vento. Dixon era stato fin dall’inizio ad inseguire il pilota Penske che scattando dalla pole aveva avuto spazio libero. La partenza del pilota Ganassi è stata a dir poco stupenda: dopo essersi liberato di Wilson  e Hunter Reay prendendo la loro scia pochi metri dopo la partenza,  per poco non riusciva ad agguantare anche lo stesso Briscoe. Poi un errore da parte sua, e nuovamente tutto da fare dopo pochi giri. Ancora un sorpasso splendido di forza sulla Rahal Letterman, e via a recuperare il vincitore di Milwaukee che nel frattempo aveva preso il largo. E cosi’ per circa una quarantina di tornate sono stati loro i veri protagonisti, con Dixon che si avvicinava minaccioso alla n.6 della Penske, forte della conoscenza del circuito e delle sue tre vittorie, ingaggiando un duello a distanza. Una caution, la seconda della gara, per via di un evento spiacevole che vedeva coinvolti Viso e Meira. Poi i box, al secondo rifornimento Dixon addirittura passava in testa, con Hunter Reay che aveva conseguito un sorpasso ai danni di Briscoe. Era proprio in questo frangente che accadeva il fattaccio con Patrick che sfiorava una quasi tragedia nei pits, e non è la prima volta, nell’ investire alcuni meccanici, non i suoi, ma quelli di un team avversario.

I piloti di testa sono scatenati da questo momento in poi. Al restart Briscoe tenta di passare  Hunter Reay, Bernoldi nelle retrovie non è per nulla fortunato ed è coinvolto in un “lungo” sull’asfalto fuori pista. Kanaan  nel frattempo, si immette in scia per tentare di approfittare della lotta davanti. Lo stesso pilota AGR prima della sosta ai box, aveva tentato  di superare Hunter Reay con un fianco a fianco degno del miglior tentativo di sorpasso sugli ovali, ma aveva dovuto desistere. Davanti ora c’è già Manning. Nuova bandiera gialla a causa della Conquest fuori, periodo di caution che viene prolungato per uno strano contatto che vede coinvolti a fondo gruppo Aj Foyt IV e Duno mentre sono accodati. E’ proprio pochi secondi dopo che accade l’evento che sconvolge la gara: Dixon si gira con colpe del tutto addebittabili a lui soltanto mentre segue Manning, dietro giunge Briscoe che è purtroppo coinvolto nella piroetta della Ganassi. Per loro gara rovinata. Hunter Reay e Kanaan nel polverone creatosi per poco non sono coinvolti e con un guizzo felino entrambi compiono la manovra giusta per liberarsi dall’impaccio.

Wheldon invece è coinvolto in un contatto alla partenza con la AGR di Andretti, quest’ultimo però a fine gara giungerà quinto davanti a Junqueira, l’inglese invece accumula un ritardo di diciotto giri per via della sospensione rotta. Si ritirerà verso metà gara. Castroneves invece parte ultimo per via di problemi al cambio. Dopo le primissie tornate con quattro sorpassi , improvvisamente dopo un leggero contatto con una vettura nel tentativo di passarla, ha un calo di potenza del motore. Rientra ai box al settimo giro provocando la prima bandiera gialla, ma per lui i sogni di una eventuale rimonta svaniscono. Cosi’ come quelli di Justin Wilson che si sciolgono come neve al sole alla partenza, nonostante la prima fila assieme a Briscoe. Vi ricordate la partenza di Teo Fabi con Toleman in pole position nel gran premio di Germania 1985? Detto fatto. Il pilota è completamente risucchiato a centro gruppo prima di terminare la sua gara senza infamia e senza gloria alla prima sosta ai box dove sorgono problemi non preventivati. Anche Will Power non è in giornata. Riesce per buona parte del primo stint a rimanere nelle posizioni che contano, decima-undicesima posizione, ma nulla di che se confrontata alla quinta e sesta rispettivamente di Servia, suo compagno di scuderia, e Junqueira. Anche per lui un ritiro prima del tempo, proprio durante la caution causata dagli incidenti di Bernoldi, Aj Foyt IV, Duno, Briscoe e Dixon. Oriol Servia, invece si rivela come sempre il migliore degli ex-Champ Car da qualche gara a questa parte, a lungo nella top Five, è costretto a perdere posizioni per problemi meccanici prima del ritiro. Ernesto “EJ” Viso invece è autore del misfatto che gli fa guadagnare gli insulti da parte di Meira, che nelle dichiarazioni post-gara non è certo tenero per il comportamento tenuto dal venezuelano nel momento del sorpasso ai suoi danni. Per l’ex-pilota GP2 una penalità che gli fa perdere il treno dei primissimi, nonostante, a dire la verità non una gara strabiliante da parte sua in termini agonistici (eccezion fatta proprio per l’episodio clou della giornata che lo ha riguardato).

E’ dunque Hunter Reay ad avere i maggiori benefici dall’errore deprecabile di Dixon. Per lui la prima vittoria assoluta in Indycar, e su uno stradale per giunta, vista la sua formazione professionistica su questa tipologia di tracciati. Una vittoria inaspettata però: il pilota è sempre stato nelle posizioni di testa, ma nessuno avrebbe immaginato altri vincitori della corsa al di fuori del duo di testa. Da lontano ha assistito alla loro battaglia giocata sui nervi e sulla freddezza ,senza risparmiarsi colpi, nonostante i pochi tentativi  effettivi di sorpasso fra i due, e la stessa distanza dal duo Ganassi-Penske alla fine lo ha premiato, visto che non è stato coinvolto nel contatto. Al momento della ripartenza supera agevolmente Manning, guadagnando l’agognata testa della corsa a soli dieci giri dal termine, tiene il comando mantenendo le distanze e va a vincere in tranquillità. Difficile perdere un’occasione talmente ghiotta. “Finalmente dopo tante disgrazie, è andata bene stavolta, ed un finale cosi’ bello non me lo sarei mai aspettato. Qui non eravamo i favoriti, siamo andati a fare del nostro meglio e siamo riusciti in una impresa. Non ci contavamo, era un bell’azzardo puntare su di noi. L’incidente di Scott è stato come rivivere in prima persona il film “Giorni di Tuono” quello con Tom Cruise: non avevo nessuna visuale, non sapevo dove fossero e dove e se avessero lasciato uno spazio libero, c’era dappertutto un polverone che rendeva tutto difficile. Sono andato alla cieca e ne sono uscito incolume. Ho voltato a destra, e poi la luce. Appena lasciato quel pandemonio mi sono detto “Ora non puoi fallire, tutto questo compensa la malasorte che mi ha accompagnato quest’anno”. La sua vittoria pone fine ad un digiuno da parte del team, che durava da più di quattro anni.

” Appena tagliato il traguardo ho pensato a tente coincidenze che avevano come unico minimo comun denominatore guardacaso gli USA: un ragazzo americano che vince con lo sponsor Ethanol sul fianco della sua vettura, alla guida di un team americano, la cui proprietà è di Bobby Rahal, una leggenda dalle nostre parti, e poi due giorni dopo il 4 Luglio, in uno dei circuiti più belli che gli USA possano offrire. Questo è un sogno.” Ventesima vittoria del team da quando è stato fondato nel 1992, quattro anni dopo le tre vittorie di Buddy Rice nel 2004.

Il commento del titolare della scuderia sa di rivalsa: – “E’ una sorta di vendetta questa vittoria di Ryan, alcuni piloti che in passato avevano collaborato con noi, una volta altrove, ci hanno screditato dicendo che noi non avevamo la mentalità giusta per vincere, e che la loro carriera qui da noi si sarebbe bruciata  aspettando la gloria che non sarebbe mai arrivata. Invece ora abbiamo dimostrato che il problema non eravamo noi, ma le qualità del pilota stesso. Perchè Hunter Reay ha vinto e loro non sono riusciti a farlo? La verità è che Ryan è davvero un ottimo elemento per la Indycar. Sono davvero soddisfatto della mia scuderia, vado orgoglioso degli uomini con cui lavoriamo assieme ogni giorno, e tanto. Quello che conta come ho detto, è avere il pilota giusto al momento giusto. Ho ridotto il mio parco vetture da tre ad una soltanto nel giro di due anni. E mi sono concentrato sul darne una a  questo ragazzo, competitiva. Sin dal giorno in cui le nostre strade si sono incrociate ho capito che aveva delle potenzialità che fino ad allora poche volte aveva avuto modo di mostrare. Lo aveva fatto in Champ Car, poi è venuta la possibilità della IRL l’anno scorso. Siamo cresciuti gara dopo gara, giorno dopo giorno dopo Lexington Mid-Ohio 2007. Per molti ragazzi del team questa è la prima vittoria, e questo rende l’occasione davvero speciale. La nostra è una scuderia che con gli anni si è rinnovata, ho dato spazio alle giovani leve, e sono davvero contento di come stanno crescendo professionalmente tutti quanti.”

Ma cosa è successo esattamente nell’occasione a Dixon? Il pilota che era stato a caccia di Briscoe per circa quaranta giri, aveva superato il pilota Penske solo ai box, e aveva soltanto Manning davanti a lui che lo divideva dalla quarta vittoria consecutiva a Watkins. Incredibilmente però in regime di bandiere gialle, nel tentativo di scaldare le gomme per portarle in temperature, fallisce miseramente e perde il controllo della sua vettura in salita compiendo un trecentosessanta gradi , lasciando nessun’altra alternativa al povero Briscoe che incorrere nel contatto. Entrambi non si sono ritirati, hanno continuato la loro gara, ma relegati a fondo gruppo. E mentre Rahal festeggiava il suo pilota e la probabile vittoria, Dixon si assumeva tutte le sue colpe e in collegamento radio con i box dopo un lungo silenzio, faceva sapere -“Dite a Briscoe che mi dispiace veramente, le colpe sono da addossare unicamente a me, e ho fatto una mossa che da un pilota professionista non ci si aspetterebbe”.

D’altro canto Briscoe fa sapere: -“Posso immaginare come si sente Scott ora e gli voglio dire di non preoccuparsi perchè capitano questi eventi spiacevoli. Credo che tutti noi possiamo tranquillamente maledire questa gara all’infinito, vorrei tanto tornare indietro e cambiare il corso degli eventi, vorrei tanto che Scott non mi avesse coinvolto.”

Dai rimpianti alla felicità di un secondo posto guadagnato con sudore e fatica. Parla Manning che con la sua ABC Supply Aj Foyt ha ottenuto uno splendido piazzamento a soli 2,4 secondi dal vincitore. “Siamo un piccolo team, non c’è un mio compagno di squadra, corriamo soltanto con una sola vettura. Anzi un compagno c’è e si chiama AJ, e lui è un gran maestro. Mi ha insegnato molto e mi sento debitore nei suoi confronti, d’altronde è una delle vere poche leggende di questo sport. E’ difficile andare avanti con le risorse economiche che abbiamo, ma stiamo facendo abbastanza bene. Questa per noi è una vittoria morale e serve a rendere la squadra ancora più unita.”

Manning ha condotto la gara per dieci giri, contando anche il regime di bandiere gialle dopo l’incidente fra la HVM e la Panther Delphi. Per il pilota inglese, il secondo posto finale è stato il miglior risultato in carriera dopo quattro quarti posti. Un risultato storico anche per la scuderia che non otteneva un piazzamento cosi’ prestigioso dalla vittoria, sei anni fa, a Kansas con Airton Dare. Questo  il suo commento sul sorpasso subito da Hunter Reay- ” Sono ancora contrariato per le mie ripartenze. Poi lui mi ha insidiato due volte, alla seconda l’ho fatto passare perchè non ce l’ho fatta a tenerlo dietro. Da quel momento mi sono difeso dagli attacchi di Tony e ho pensato di evitare di spingere troppo per conservare carburante. Il trucco è stato rimanere fuori in pista mentre gli altri rifornivano. Poi le tante bandiere gialle ci hanno aiutato nella nostra tattica ed abbiamo conservato molto etanolo. Siamo risaliti e siamo riusciti quasi a conservare la prima posizione”.

Kanaan, giunto al traguardo in terza posizione, nonostante una gara corsa con il polso fratturato, commenta l’evento della giornata più importante che di colpo ha messo in ombra gli altri due su cui ci sarebbe da parlare molto. Il pilota AGR si dice molto sorpreso che un errore cosi’ sia capitato proprio a Dixon e soprattutto nell’anno che sembra essere quello suo di grazia. “Penso sia umano sbagliare no? Pensate che i migliori piloti siano imbattibili, ma non sono robot. Noi piloti ce lo chiediamo spesso quando possiamo commettere errori, e alla fine arrivano quando meno ce lo aspettiamo. D’altronde per Scott è il primo, perchè io suoi in altre occasioni non ne ho visti.”  Sulla gara- “E’ stata una gara pazza. Ogni tanto è bello vedere qualche viso nuovo felice nella victory lane. Sono contento per la vittoria di Hunter Reay, perchè non aveva mai provato questa gioia prima d’ora. Noi da parte nostra abbiamo fatto quello che ci si  poteva aspettare da noi. Devo ringraziare la squadra che mi ha permesso di prendere parte alla gara dopo che domenica mattina avevo rotto la sospensione nel warm-up. Il mio polso sta bene tuttosommato. Di certo non potevo essere dello stesso avviso quando ero fino a poco fa in gara. Avevo paura perchè mi dava fastidio il sopportare il dolore che andava e veniva. Quando si dice che è bello essere sul podio dopo aver sofferto.. Siamo riuscito a capitalizzare l’ottimo risultato che serve anche ai fini della classifica, ed ora anche grazie ai pochi punti conquistati da Scott, Helio e Dan sono più vicino alla vetta.”

Con il terzo posto finale, il pilota AGR guadagna una manciata di punti, ma nonostante la defaillance di Dixon, Castroneves e Wheldon rimane ancora quarto ma stavolta non a ottantadue punti, bensi’ sessantasei. A sole sette gare dal termine. Castroneves come ricordato, ha avuto problemi alla trasmissione che lo hanno relegato alla sedicesima posizione a due giri di distacco, mentre anche Wheldon è stato uno dei primi eliminati dai giochi, tra i pezzi pregiati che poteva offrire la gara di domenica scorsa.

Dietro Manning e Kanaan, proprio Buddy Rice che ha beneficiato di una strategia oculata da parte del suo team per ottenere il suo miglior risultato della stagione fino ad ora. ” Nelle ultime due gare c’eravamo andati vicino a fare bottino di punti, ma in entrambe le occasioni qualcosa non ha funzionato, ora siamo contenti, abbiamo portato a casa un risultato davvero buono e guardiamo con fiducia alla fine della stagione.”

In gara si sono registrate quattro occasioni per far sventolare le bandiere gialle. La prima con Castroneves all’inizio, poi quaranta giri di gara senza nessun incidente. Nelle restanti venti tornate invece si menzionano tra il quarantesimo ed il cinquatreesimo giro questi eventi: l’incidente che mette fuori gioco Meira con conseguente penalità per Viso, nella ripartenza l’uscita di pista di Bernoldi, ed in regime di pace-car il doppio contatto fra la Vision di Foyt IV e la Dreyer di Milka Duno, accaduto poco prima del restart. Subito dopo l’evento che coinvolge Dixon e Briscoe, e una quarta bandiera gialla per il ritiro della Conquest di Perera. Il contatto dell’ex-pilota di F1 Bernoldi, accaduto in curva 1 è stato duro ed ha causato i timori degli spettatori. Gli accertamenti medici hanno escluso ferite e fratture, tuttavia si attendono altri tests medici nei giorni futuri.

Danica Patrick invece è stata protagonista di un singolare episodio che le ha causato la fine anticipata della gara ai box. “E’ stato frustrante perchè avevo anche una vettura molto veloce. Fortunatamente nessuno si è fatto male.”- il suo commento a caldo. Uscendo dalla sua piazzola box, ha colpito erroneamente un pneumatico usurato (quello della vettura di Dixon) perdendo il controllo con conseguente panico arrecato ai meccanici del team Ganassi e musetto dilaniato per il contatto contro il muretto del box del pilota neozelandese. Questo le è costato una penalità, anche perchè è ripartita senza alettone anteriore percorrendo un intero giro alla Gilles Villeneuve, per quanto il paragone possa essere dissacrante.

Ej Viso non ha fatto molto per allontanare da sè la reputazione di pilota irruento e pericoloso per l’incolumità degli altri drivers. La sua HVM è stata protagonista in negativo di un contatto con Vitor Meira, spinto quasi a forza fuori dal tracciato con conseguente crash sulla fila di pneumatici a bordo pista. L’incidente ha costretto il pilota brasiliano al ventiduesimo posto finale, dopo una gara regolare in cui poteva guadagnare molti più punti: era stato anche in testa (dal ventunesimo al venticinquesimo giro) in quanto in occasione del  primo pit aveva incamerato una ingente quantità di carburante rispetto ai suoi avversari . Meira si era ritirato anche a Richmond. Viso invece è stato penalizzato e ha terminato la gara in decima posizione. Dopo il secondo pitstop guadagna la sesta posizione che conserva fino al contatto del trentottesimo giro alla curva 8. Il pilota della Panther, resosi conto dell’impossibilità di tenere testa all’attacco di Viso aveva lasciato un pertugio a destra libero per far passare il venezuelano, ma il pilota della HVM ha continuato a spintonare, poco sportivamente, l’avversario sull’erba fino a fargli perdere il controllo del mezzo. “Viso avete visto tutti mi ha buttato fuori. Semplice, ecco la causa del mio ritiro.E’ un pilota che guardacaso ha avuto problemi con tutti, e molti altri si sono lamentati del suo comportamento, è tempo che la direzione del campionato faccia qualcosa. E’ pericoloso, ha causato tanti incidenti negli ovali, ed ora anche sugli stradali. Sono dispiaciuto per la Delphi, perchè la mia vettura era ottima, ed è colpa sua soltanto se oggi non abbiamo festeggiato un buon risultato. Mi spiace essere duro con i miei colleghi, ma stavolta si è forzato il limite permesso”.

Ej Viso, con la sua HVM n.33 è partito domenica dalla quindicesima posizione e dopo la prima caution ne ha approfittato per sostare per un rifornimento e fare delle modifiche aerodinamiche. La vettura, a detta del pilota, dal quel momento in poi si sarebbe rivelata  ben bilanciata ed addirittura c’era stata una rimonta fino al terzo posto aiutato anche dalle soste di Kanaan e Hunter-Reay. Dal secondo pit stop in poi il pilota venezuelano ha combattuto per difendere la sua posizione, la decima, e se non fosse stato per quell’errore tremendo avrebbe guadagnato ancora di più in termini di punti. Dopo la penalizzazione, Viso si era ritrovato a fondo gruppo, quattordicesimo, e negli ultimi venti giri le quattro bandiere gialle e relativi incidenti lo hanno aiutato a raggiungere la decima piazza finale. Queste le parole del team manager della scuderia HVM- “La penalità è stata per noi disarmante, ma siamo stati bravi comunque a risalire. Questo dimostra che alla fin fine siamo stati pronti a superare i vari ostacoli che si possono frappore durante le gare. Avevamo avuto delle soddisfazioni prima di quel contatto, ed oggi siamo comunque decimi come a Richmond. Speriamo di progredire ancora a Nashville. Oggi era una giornata in cui eravamo davvero in forma,siamo stati in grado di lottare per buona parte di gara nelle posizioni che contavano, e sono soddisfatto della gestione della strategia. Tutto si è poi vanificato per colpa di quella penalità, ma i ragazzi non hanno mollato: si sono concentrati nel momento più difficile ed abbiamo superato la prova”.

Le parole di Viso non lasciano trapelare nulla a riguardo del contatto con Meira: “Penso che ognuno di noi possa recriminare per il mancato risultato. Avevamo la vettura e la strategia giusta, e saremmo arrivati nella Top Five. Siamo stati mandati indietro e non ho avuto tanto tempo per rimediare e risalire. Sono soddisfatto comunque della decima posizione ma potevamo fare molto meglio”.


1. 17 Ryan Hunter-Reay Rahal Letterman Racing 60 1:31.672
2. 14 Darren Manning AJ Foyt Enterprises 60 2.4009 1:31.946
3. 11 Tony Kanaan Andretti Green Racing 60 4.1054 1:31.782
4. 15 Buddy Rice Dreyer & Reinbold Racing 60 4.8111 1:32.120
5. 26 Marco Andretti Andretti Green Racing 60 5.3132 1:31.935
6. 18 Bruno Junqueira Dale Coyne Racing 60 5.8084 1:32.145
7. 19 Mario Moraes Dale Coyne Racing 60 8.6248 1:32.904
8. 06 Graham Rahal Newman/Haas/Lanigan Racing 60 9.4563 1:32.637
9. 27 Hideki Mutoh Andretti Green Racing 60 10.1785 1:32.514
10. 33 EJ Viso HVM Racing 60 10.8602 1:32.445
11. 9 Scott Dixon Chip Ganassi Racing 60 11.0455 1:31.263
12. 6 Ryan Briscoe Team Penske 60 11.5953 1:31.258
13. 96 Mario Dominguez Pacific Coast Motorsports 60 12.7773 1:33.137
14. 7 Danica Patrick Andretti Green Racing 60 26.6599 1:32.490
15. 8 Will Power KV Racing Technology 60 38.1033 1:31.808
16. 3 Helio Castroneves Team Penske 59 1 lap 1:31.642
17. 20 Ed Carpenter Vision Racing 59 10.4553 1:34.195
18. 34 Jaime Camara Conquest Racing 51 9 laps 1:34.669
19. 2 A.J. Foyt IV Vision Racing 47 13 laps 1:33.113
20. 23 Milka Duno Dreyer & Reinbold Racing 45 15 laps 1:37.859
21. 36 Enrique Bernoldi Conquest Racing 44 16 laps 1:34.014
22. 4 Vitor Meira Panther Racing 38 22 laps 1:32.540
23. 5 Oriol Servia KV Racing Technology 38 24.7973 1:32.031
24. 10 Dan Wheldon Chip Ganassi Racing 19 41 laps 1:31.525
25. 02 Justin Wilson Newman/Haas/Lanigan Racing 16 44 laps 1:32.077
26. 24 Jay Howard Roth Racing 15 45 laps 1:37.587
1. Scott Dixon 370
2. Helio Castroneves 322
3. Dan Wheldon 311
4. Tony Kanaan 304
5. Marco Andretti 241
6. Hideki Mutoh 238
7. Danica Patrick 236
8. Ryan Briscoe 231
9. Ryan Hunter-Reay 220
10. Oriol Servia 206
11. Ed Carpenter 198
12. Will Power 194
13. E.J. Viso 190
14. Darren Manning 189
15. Buddy Rice 188
16. Graham Rahal 183
17. A.J. Foyt IV 177
18. Vitor Meira 175
19. Justin Wilson 171
20. Enrique Bernoldi 160
21. Bruno Junqueira 141
22. Mario Moraes 140
23. Townsend Bell 95
24. Jaime Camara 86
25. Marty Roth 84
26. Milka Duno 75
27. Mario Dominguez 74
28. Jay Howard 72
29. John Andretti 71
30. Franck Perera 56
31. Tomas Scheckter 34
32. Roger Yasukawa 16
33. Davey Hamilton 16
34. Buddy Lazier 13
35. Alex Lloyd 10
36. Jeff Simmons 10
37. Sarah Fisher 10

MN

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