On The Road:”La storia di Chicagoland”

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CHICAGOLAND SPEEDWAY:

Nato a : Joliet, nella periferia a Sud Ovest di Chicago
nel: settembre 1999 (sbancamento del terreno)
luglio 2001 (apertura ufficiale)
Lunghezza: 1,5 miglia – curve:6 (turns 1-2, backstraight, turns 3-4, frontstraight)

Chicagoland: la terra dell’IRL, l’ovale americano per eccellenza. Un miglio e mezzo di pura passione. Chicagoland è la storia di come se si vuole, e si hanno soldi e potere, si può passare in meno di 4 anni da un sogno a vedere che sul tuo circuito ci corre la IRL e la NASCAR.
Certo, vi direte, ha aiutato il fatto che ad avere l’idea non è stato uno qualunque, ma una Joint-Venture con a capo l’ISC della famiglia France e Tony George. E in effetti avere un potere del genere aiuta.
Iniziato a ideare nel 1997, doveva sorgere molto più lontano da Chicago, in una cittadina di nome Plano. Ma le strette leggi dell’Illinois hanno bloccato tutto. A quel punto, nella favola, appare un altro principe azzurro molto famoso. E’ Dale Coyne che propone Joliet, appena fuori la Windy City, e precisamente accanto al Route 66 raceway, di cui è a capo. E’ la fine del 1999, in pochissimo tempo iniziano i lavori di sbancamento, che porteranno lavoro ad oltre 3400 persone
che per 3 anni lavoreranno alacremente per costruire questo immenso tempio della velocità:
370 ettari di terra, che potrebbe contenere benissimo 42 United Centers, l’impianto dove giocano i Chicago Bulls, e altri 200 ettari di solo parcheggio per contere gli ogli 75.000 spettatori sulle tribune e 40 suites… il tutto, mentre all’interno c’è un Media Center di quasi 1250 metri quadri, un centro medico di quasi 1400.
Con queste premesse anche il circuito non poteva che essere speciale: è l’unico di tutta la Indycar a non avere rettilinei:
è’ un classico D-Shaped, ma il backstraight, che normalmente è un dritto, in questo caso è una leggera curva, con banking di 5°. Anche le altre curve più importanti (la 1-2 e la 3-4) hanno un banking elevato, 18 gradi, per permettere di lanciarsi sull’ apex di partenza che invece “pende” di circa 11 gradi…
Chicagoland ha l’onore di chiudere il campionato, sarà l’ultima volta, visto che la Indy ha intenzione di rilanciare Homestead-Miami posticipandolo proprio come Season finale, ma difficilmente saprà regalare finali emozionanti come l’anello di Chicago: lo scorso anno qui si scannarono in una gara da film, con finale
da premio oscar Darione “Fortunello” Franchitti e Scott Dixon. Quest’anno ancora il Kiwi, alle prese con quel mattacchione ballerino di Helio Castroneves. E non dimentichiamoci la Indy Light, dove in 3 punti si giocano il titolo Rafa Matos, colui che l’anno scorso ha ucciso la Atlantic, e, in altro modo, la Champ Car
rinunciando (forse) a 2 milioni di dollari per andare a correre nella serie concorrente, e il “nostro” Richard Antinucci, forse alla svolta della sua carriera, e finalmente potremo rivedere uno nostro (quasi) compaesano andare a vincere una serie a Stelle e Strisce.

Lorenzo Tommasi

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