La storia dei Gp Asiatici

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Con il Gp d’Italia la F1 dice ciao all’Europa e vola in Oriente, dopo uno scalo notturno sul nuovissimo circuito di Singapore, si atterra infatti in Giappone e Cina sui sacri pendii del monte Fuji e alle porte della vastissima Shanghai.

E’ qui nelle terre dei samurai che si disputano gli ultimi scampi della lotta iridata tra Lewis Hamilton e Felipe Massa, una lotta che forse proprio sugli asfalti orientali vedrà uscire il nome del vincitore o forse getterà le basi per un duello rusticano da disputarsi a San Paolo, Gran premio del Brasile e ultimo appuntamento 2008.

E’ storia relativamente recente quella dell’automobilismo in terra sino-nipponica, ma forse ricca di colpi di scena più di tutti gli altri circuiti del mondiale messi assieme.

Iniziamo Col Giappone, patria di Honda, Toyota e Bridgestone (nonché della Yamaha, autrice di una sfigatissima apparizione nella massima formula tra l’89 e il ’97) e primo sbarco “giallo” della F1, che vi posò le ruote nel lontano 1976.

Anche allora come oggi la sede del Gp fu il circuito del Fuji, che però nel ’76 contava una larghissima e velocissima parabolica al posto di quello che oggi è l’insieme di chicane che precede il rettilineo di partenza e fu un debutto di quelli che lasciano il segno, con “L’araba Fenice” Niki Lauda su Ferrari a giocarsi il titolo con il giovane James Hunt su McLaren.

In realtà l’iride sembra una formalità, a Lauda basta arrivare davanti al rivale per portare a casa il titolo, ma un violento acquazzone ci si mette di mezzo il giorno della gara.

Lì per lì i piloti pensano sia meglio non correre ma alla fine il via viene dato ugualmente, sotto l’uragano Niki si ritira al secondo giro e rientra ai box dicendo “è da pazzi correre in queste condizioni, io non ci sto” sembra tutto perduto, ma in realtà basterebbe gestire bene la gara dell’altra Ferrari in pista, quella di Regazzoni, per salvare il titolo dell’austriaco…purtroppo ciò non accade perché tutto il box va nel pallone e Rega si ritrova in balìa di se stesso consegnando quindi il campionato nella mani di Hunt.

Solo molti anni dopo lo stesso Lauda spiegherà le ragioni del suo gesto; esisteva un accordo non scritto tra lui, Fittipaldi, Andretti e Hunt che imponeva ,in caso di condizioni troppo estreme, che tutti si sarebbero fermati per protesta dopo pochi giri…peccato che l’unico che tenne fede all’impegno preso fu Niki.

L’anno dopo Il Campione austriaco si rifà dello smacco del ‘76, ma litiga con Ferrari e una volta avuta la certezza del titolo se ne va, lasciando la sua T2 al giovane e sconosciuto Canadese Gilles Villeneuve per le ultime 2 gare della stagione.

Il canadesino ha la fama di essere un duro in pista e non ci vuole molto che pure il mondo se ne accorga, in gara infatti è in lotta con un altro pilotino mica da ridere, tal Ronnie Peterson sulla fantascientifica Tyrrell P34, i due si toccano e la Ferrari inizia a piroettare travolgendo e uccidendo un fotografo e un commissario che si trovavano in una zona interdetta al pubblico, per Gilles è uno dei primi mattoni che costruiranno la sua leggenda di aviatore, per il Giappone una tragedia e una fregatura…la F1 in seguito a questo incidente abbandona il Fuji e il paese del sol levante, vi ritornerà dopo un decennio, cioè nel 1987.

Ed è un ritorno in grande stile quello del Gp del Giappone che però ha ora sede a Suzuka, circuito stupendo di proprietà della Honda e che guarda caso è terreno di scontro-iride per i 2 galletti della Williams Honda, cioè Mansell e Piquet.

La gara si prospetta infuocata, i 2 si odiano e per tutta la stagione si sono legnati di brutto, ma Nigel nelle prove esce violentemente di pista impattando col posteriore nelle gomme di protezione, la Williams piroetta in aria poi ricade pesantemente e le immagine di Nigel dolorante nell’abitacolo con le vertebre incrinate fa il giro del mondo….ovviamente il titolo finisce nelle tasche di Piquet

L’88 invece è la prima di una serie di 3 “belle” che vedono protagonisti Senna e Prost, i 2 leggendari nemici scriveranno nell’asfalto di Suzuka le pagine più “sanguinose” della loro rivalità.

A dire il vero il 1988 è forse il più “pacifico” di questi episodi, con Senna che si incarta partendo dalla Pole e finisce nei bassifondi della classifica per poi rimontare e andare a vincere gara e titolo proprio davanti all’ancora non odiato Prost, il 1989 invece è una storia che sembra uscita da un film, sono ancora Senna e Prost a giocarsela in casa McLaren Honda e ancora loro monopolizzano la prima fila, stavolta il professore scatta meglio e i 2 scappano a un ritmo insostenibile per chiunque, a un certo punto però Ayrton inizia a recuperare, sa che per sperare di tenere vive le proprie ciance iridate deve arrivare davanti al francese e nella seconda metà della gara gli è quasi a tiro.

Nella prima parte del tracciato è però Prost ad essere più rapido, mentre Ayrton lo è nella seconda, decide quindi di tentare l’attacco in quel punto a lui decisamente più congeniale, precisamente alla chicane del triangolo.

Il paulista dopo qualche giro di “riscaldamento” sferra l’attacco e tira la staccata, forse parte da troppo lontano o forse il “nemico” non aspetta altro (cosa più probabile) fattostà che le due Mp4/5 si agganciano e si fermano a bordo pista incastrate tra di loro…

Alain scende dalla sua vettura e abbandona la gara dirigendosi verso la direzione corsa, Senna invece rimane nell’abitacolo e si sbraccia per farsi rimettere in pista dai commissari, cosa che avviene puntualmente ma il brasiliano ha il muso danneggiato e deve fermarsi ai box, il comando passa quindi a Nannini su Benetton Ford.

Senna rimonta come una furia, passa la Benetton e va a vincere, ma viene stoppato poco prima di salire sul podio…è squalificato per essere rientrato in pista tagliando la chicane!

Il titolo così finisce in Francia e l’ormai ex campione da questo momento la giura all’accoppiata Balestre-Prost e sceglie di nuovo Suzuka come terreno ideale per consumare la propria personalissima vendetta.

Questa volta però Alain veste la tuta della Ferrari, che grazie alle sue “cure” è tornata a cullare sogni iridati mentre Ayrton rimane fedele alla McLaren Honda, i due si spartiscono nuovamente la prima fila e Balestre architetta l’ennesimo “dispetto” all’insolente campione brasiliano spostando la pole dal lato sporco della pista.

Scatta il verde e come prevedibile la Ferrari numero 1 va in testa seguita dalla McLaren numero 27, ma Prost frena per impostare la prima curva Senna no, centrando in pieno il retrotreno della 641…i 2 finiscono nella sabbia il titolo in Brasile e la vendetta è consumata, con somma soddisfazione dei tifosi Ferrari che aspettavano un titolo dal 1979.

Nel ’91 la Ferrari di Alain proprio non va e Senna si trova contro Mansell e la sua Super-Williams, ma non deve faticare più di tanto dato che l’inglese si autoelimina finendo nella sabbia per conto suo.

Suzuka è anche il primo Gran premio nella storia della F1 ad avere una classifica decisa dalla somma dei tempi, accade nel 1994 quando un violento nubifragio investe il circuito e mette fuori un buon numero di vetture (Brundle addirittura travolge un commissario con la sua McLaren) la gara è sospesa con bandiera rossa poi si riprende e la vittoria finisce ad Hill che prolunga il duello mondiale con Schumacher e la sua Benetton fino all’Australia.

Nel 1996 il circuito giapponese vede riproporsi un altro duello casalingo, tra Damon Hill e il suo sorprendente compagno campione Indycar Jacques Villeneuve (figlio del grande Gilles) che guidano per la Williams Renault e tanto per cambiare si contendono il primato in classifica, la spunta l’inglese dato che Jacques finisce anzitempo causa perdita di una ruota.

Il ’98 è il secondo anno-beffa della Ferrari e di Michael Schumacher, dopo aver perso il titolo all’ultima gara contro la Williams di Villeneuve nel ’97 (si chiudeva a Jerez) qui Michael tenta l’impresa contro la McLaren Mercedes del finnico Mika Hakkinen, ma prima fa spegnere la vettura al via ed è costretto a partire dal fondo e poi buca una gomma ritirandosi quand’era risalito in terza posizione, le frecce d’argento ringraziano e Mika porta a casa un meritato alloro iridato.

E giungiamo così al ’99, ancora un duello Ferrari McLaren, ancora Hakkinen ma questa volta contro Irvine dato che re Schumi si è rotto una gamba a Silverstone ed è rientrato alle gare solo in Malesia…

Ma Eddie appare spento, demolisce la sua macchina in prova, in gara corre col muletto e arriva terzo staccato di un minuto da Hakkinen che si conferma Campione.

Ed entriamo così nel ventunesimo secolo in maniera roboante con Schumacher che finalmente dopo 21 anni di tentativi riporta il mondiale a Maranello, è anche la prima di una lunga serie di successi rossi in Giappone che terminerà nel 2004, a dire il vero stava per scapparci anche l’edizione 2006 che, tanto per cambiare, era decisiva nel duello tra il vecchio Campione alla sua ultima stagione (e che stagione!) e il fresco Campione in carica Fernando Alonso, ma una biella della 248 F1 di Michael decide di cedere mentre la Ferrari numero 5 era in testa e Alonso fa bis.

Questa è, per ora, anche l’ultima edizione del Gp del Giappone nell’autodromo di proprietà della Honda che dal 2007 passa la palla alla Toyota che ripresenta il rimodernato Fuji, l’edizione dell’anno scorso ha visto Lewis Hamilton vincere una gara abbastanza controversa iniziata sotto la Safety car causa pioggia e proseguita così per ben 19 giri!…speriamo la cosa non si ripeta.

Ma l’Oriente in questi 20 anni non ha avuto solo Suzuka e Fuji, nel 1994 e ’95 infatti il Gp del Giappone è affiancato dal “Gp del pacifico” ad Aida e poi, a partire dal 2004, pure la Cina entra nella partita in pompa magna con il faraonico autodromo di Shangai, progettato come ormai consuetudine dall’architetto della F1 Tilke.

Il circuito riprende suggestivamente l’ideogramma cinese che sta a significare la parola “Shangai” ed è veramente un capolavoro d’architettura, con un’enorme struttura che sovrasta il rettilineo d’arrivo e ospita uffici stampa e hospitality, l’edizione inaugurale vede vincere Rubens Barrichello sulla fenomenale Ferrari F2004, mentre l’anno dopo lo spagnolo Alonso ipoteca il Gp al volante della sua Renault.

Lo spagnolo e la sua squadra hanno il match point iridato su questo circuito pure nel 2006, ma lo sprecano con un’indecisione ai box consegnando la vittoria a un indiavolato Schumacher che così non molla la presa in chiave iride.

L’edizione 2007 ha dell’incredibile ed è il culmine della lotta a 3 tra il pluri-iridato Alonso, l’esordiente-fenomeno Lewis Hamilton (McLaren Mercedes) e il nuovo acquisto ferrari kimi Raikkonen.

Il finnico della Ferrari da metà stagione in poi ha iniziato una rimonta inarrestabile che l’ha portato a rimontare valanghe di punti al duo di testa, mentre la McLaren è corrosa dall’interno da una feroce lotta tra i suoi 2 piloti, l’esordiente Hamilton è in testa al campionato e gli basta giungere davanti ai suoi avversari per laurearsi campione (Alonso ha sbattuto al Fuji e Raikkonen è ancora troppo staccato) ma la pressione è troppa per il giovane Lewis che si ritrova con le gomme sulle tele mentre è in testa e non ne vuole sapere di fermarsi al box…

Quando finalmente lo fa accade l’incredibile, con la McLaren numero 2 che scivola all’ingresso box e si arena nella sabbia al suo esterno (l’unico punto con via di fuga in sabbia di tutto il circuito!) gara finita per lui e vittoria al terzo incomodo Raikkonen, il resto lo sappiamo già.

Mirko Gibbi

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4 commenti

  1. Bellissimo articolo, d’altronde la F1 in oriente è sempre stata affascinante.
    Marco grazie per le foto della sopraelevata, sinceramente è una goduria vedere certe cose, peccato che la F1 adesso non corre più su strade del genere. Sembra di origine naturale la sopraelevata dalla foto vero?

  2. Grazie dei complimenti, cmq la parabolica postata da Elio11 è quella dopo il primo “rampino” che negli anni ’70 c’era già, io intendevo quel lunghissimo curvone che c’era al posto di quel complesso di corti rettilinei e chicane che c’è oggi

  3. Si Jackie ora ho capito che parte intendevi, non avevo letto bene quella frase..
    All’inizio quel circuito fu progettato per essere un ovale con due sopraelevate di 30 gradi, soltanto che finirono i fondi e ripiegarono sul costruire uno stradale.

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