F1: Gian Carlo Minardi “I team privati non sono mai stati ascoltati”, il punto della situazione sulla F1.

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martini88

La stagione di Formula 1 era iniziata con l’ennesimo campanello dall’allarme dovuto ai costi esorbitanti della massima serie automobilismo: la vittima, l’ultima arrivata nel grande circus, ovvero la scuderia giappone Super Aguri. Il 2008 si sta invece concludendo con l’uscita di scena di un importante costruttore come la Honda portando così a 9 il numero dei team.

“Più volte nelle riunioni avevo sottolineato che era molto pericoloso mettere il mano la Formula alle grandi case costruttrici, anche se certamente da un lato poteva essere molto bello e interessante” inizia a commentare Gian Carlo Minardi, fondatore dell’omonimo team di F1 che per oltre 20 anni ha calcato gli autodromi più importanti di tutto il mondo con il suo Minardi team “C’era il rischio di rivivere lo stesso scenario vissuto dai rally negli anni ’90, quando, venendo a mancare importanti case, si sono avuti pochi partecipanti e pochi piloti importanti. Speriamo che la decisione di un consiglio di amministrazione importate come quello della Honda non vada a minare quello di altre case automobilistiche che guardano con maggiore interesse ai bilanci rispetto alla parte sportiva. In un consiglio di amministrazione sono in tanti a prendere le decisioni e non è detto che tutti abbiano le stesse priorità e siano attratti dal mondo sportivo. La Honda comunque è pronta a fare importanti sacrifici se qualcuno si dovesse far avanti per salvare il team. Si è letto che il risparmio dall’uscita dal mondiale sarebbe pari a 420 milioni di dollari e, ad oggi, non si possono più spendere queste cifre per affrontare una stagione, soprattutto se poi si occupa il fondo dello schieramento. Proprio in questi giorni ci sarà il consiglio mondiale dove la FOTA presenterà una documentazione per cercare di abbassare i costi: sarà importante procedere per tappe, come avvenuto per la sicurezza dove, dopo esser partiti nel 1994, siamo riusciti a raggiungere un livello soddisfacente.

Devono lavorare per riportare i team sul “pianeta terra” in maniera tale che non siano composti da centinaia e centinaia di persone, cercando di arrivare a dei budgets che permettano la partecipazione sia delle case costruttrici che dei team privati.. Una decina di anni fa le scuderie erano anche diciotto, mentre in questo momento sono diventati solamente nove: tutti i team privati sono scoparsi uno dopo l’altro e quando questi chiedevano aiuto non sono mai stati ascoltati. In quel periodo il problema non sussisteva, o non veniva percepito, perchè contemporaneamente i costruttori stavano facendo il loro ingresso. Oggi però i team liberi (Williams, Toro Rosso, Red Bull, Force India..) sono meno a rischio perchè hanno alle loro spalle un proprietario, mentre quanto hai a che fare con una casa automobilistica entrano in gioco altri interessi e problemi: se si ascoltava chi soffriva e chi urlava dal dolore forse non saremmo arrivati a questo punto, nonostante questa importante crisi economica mondiale.

Un altro aspetto molto importante da tenere in considerazione nella gestione di un team è il personale e quindi il numero di stipendi da pagare: il team Minardi è riuscito ad andare avanti per oltre 20 anni perchè riusciva a costruire in proprio una vettura di Formula 1, a progettarla al 100% all’interno dell’azienda con 100-110 persone. In questo modo anche nei momenti difficili -e sono stati veramente tanti- si riusciva a gestire la situazione ed andare avanti, mentre quando gli stipendi da tirare fuori ogni mese sono tra i 500-700 la situazione cambia notevolmente; basta una crisi di tre mesi per farti affondare. Più volte i team privati avevano sottolineato questi aspetti, ma senza risultati e così siamo arrivati ad oggi, dove una casa automobilistica chiude i suoi battenti dalla mattina alla sera.

Con l’uscita di scena della scuderia Jenson Button è tornato sul mercato e, certamente, un pilota come l’inglese potrebbe interessare a qualche scuderia, anche se ora i sedili disponibili sono pochi, mentre per Rubens i giochi credo che siano finiti. Certamente non sarà  un fine 2008 e un inizio di nuovo anno facile per il mondo dell’automobilismo.

Ad oggi abbiamo 18 monoposto e nei contratti della FOA si parla di almeno 16 vetture: nel contratto che Gian Carlo Minardi aveva firmato -e credo che sarà ancora attivo – sotto questo numero i team rimanenti si impegnavano a mettere in pista una terza vettura. Ad oggi quindi questo rischio non si corre.

Per concludere speriamo che si prendano finalmente delle soluzioni che permettano di abbassare in modo netto i costi: si devono iniziare a vedere dei risultati. La cosa importante, anche se certamente non sarà  facile, cercare di trovare delle regole per diminuire il numero del personale”.

[fonte Minardi]
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