Indycar – Roger Penske pronto ad accogliere Ron Dennis (eRace’s April Fool)

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Secondo una recente indiscrezione trapelata direttamente da una gola profonda interna a Woking, la crisi economica ed il recente patto di ferro stipulato dalle varie scuderie della Fota, coese ed unite nel fronteggiare le imposizioni costrittive di Bernie Ecclestone a livello regolamentare, potrebbero prospettare nuovi scenari inquietanti.

La spy-story di due anni fa, sembra aver avuto pesanti strascichi sul futuro di una scuderia in particolare, in quanto Ron Dennis per anni team manager della Mclaren, alla presentazione della Mclaren Mp4/24 avvenuta il 24 Gennaio scorso, ha reso nota una decisione che in molti si aspettavano arrivasse in un lasso di tempo più o meno breve. Il ritiro di Dennis, a capo della scuderia dopo il passaggio di consegne con Teddy Mayer ad inizio anni Ottanta, è stato forse anche caldeggiato dalle pressioni esercitate dalla Mercedes. La casa manifatturiera teutonica infatti detiene da qualche anno il quaranta per cento della proprietà della McLaren Ltd, mentre minori quote sono ripartite fra la “Bahrain Mumtalakat Holding”, Mansour Oijeh e lo stesso CEO del team.

A fronte della crisi finanziaria che ha colpito fortemente il settore sportivo automobilistico , dove in svariate categorie abbiamo assistito al mesto ritiro di marchi costruttori veri e propri colossi leaders del settore, il mondo delle competizioni a ruote scoperte e non, è stato fortemente menomato dalla perdita di finanziamenti adeguati a coprire i costi di una intera stagione agonistica.

Nella serie Indycar abbiamo assistito ad una forte riduzione del numero delle vetture partenti, una parabola discendente inquietante se solo si pensi a quelli che possono essere definiti oramai i “fasti” dello scorso anno. Allora, con quella che viene comunemente indicata come “l’unificazione” fra i due campionati (IRL e Cart), le iscrizioni avevano raggiunto un limite più che decente. Oggi si assiste a sacrifici indicibili per poter sperare di vedere un numero minimo di macchine al via.

D’altro canto in Formula Uno, la lotta intestina fra Ecclestone e le varie scuderie, unitesi nel rifiuto unanime delle proposte regolamentari intese a sradicare i canoni tradizionali del modo di concepire la competizione iridata, è stata alimentata in parte anch’essa dalle medesime difficoltà finanziarie a cui molti sponsors primari e secondari delle scuderie hanno dovuto far fronte.

Nell’occhio del ciclone anche lo stesso team Brawn GP, le cui prestazioni in pista sono additate dai più maligni, a torto o probabilmente a ragione, come falsate e frutto dei risvolti della stessa guerra di spionaggio. ‘Spy-story’ che ricordiamo, a differenza di quanto abbia fatto la stampa di allora e quella di oggi nel trattare il delicato argomento, vide implicato il team da cui quello di Ross Brawn è stato partorito con difficoltà più o meno apparenti, la Honda. Anzi, molti tasselli alla luce dei fatti di oggi sembrano quadrare al loro posto e lo stesso ex-direttore tecnico della Ferrari fu ingaggiato a fine 2007 dai nipponici a guidarli nella loro riscossa verso il successo .

Per chi l’occhio a questa tesi lo strizzerebbe volentieri, la forte competitività del team non sarebbe in forte contraddizione nè con una vaneggiata quanto ritrovata competitività delle scuderie secondarie, nè con l’idea di Ecclestone di valorizzare il suo prodotto con decisioni che possiamo definire senza remore discrezionali ed arbitrarie.

Questa serie di motivi, intricata somma confusionaria di cause e conseguenze legate indissolubilmente fra loro, è in forte connessione con altri fattori quali: l’apertura di un dipartimento elettronico della TAG; il fatto che la Honda sia almeno per altri due-tre anni l’unica fornitrice a livello monopolistico di propulsori in quello che Ecclestone considera oramai l’unico campionato rivale, la Indycar Series, hanno aperto ad una possibilità che fino a poco tempo fa sembrava remota.

Ron Dennis, infatti, si appresterebbe a lasciare definitivamente ogni incarico all’interno della Mclaren Ltd, e ad emigrare oltreoceano, dove sarebbe pronto ad intraprendere una collaborazione fruttuosa con Roger Penske. L’emigrazione del capo del “Mclaren Group” sarebbe inoltre  favorita indirettamente da un accordo fra Tony George e Bernie Ecclestone e dalla stessa presenza della Honda in qualità di motorista Indycar, quasi a ripagare l’ex-meccanico di Rindt e Jack Brabham delle conseguenze nefaste a livello di immagine subito con il processo che vide coinvolta la sua squadra nelle vesti di imputato.

Se cosi’ davvero fosse, lo stesso Dennis si dimostrebbe emulo di colui che lo ha preceduto nelle vesti di alto dirigente e team manager della scuderia che porta lo stesso nome di Bruce Mclaren, il compianto Teddy Mayer. Questi infatti,dopo il sodalizio nato con la “Project 4 Racing” di Ron Dennis, si dimise dal suo incarico di presidente del team lasciando pieni poteri proprio a Dennis. Nel 1982 diede vita ad un team Cart, il “Mayer Motor Racing” in comproprietà con Tyler Alexander, nel 1985 assieme a questi ed a Carl Haas (nome a cui è legata la storia della Newman-Haas) fece un nuovo debutto in Formula Uno con la Lola Beatrice a metà anni Ottanta. Nel 1988 tornò protagonista assoluto, nuovamente nelle vesti di comprimario ma stavolta di Roger Penske. Costui lo scelse in qualità di vice-presidente della “Penske Racing”, conosciuta già allora come la “Mclaren d’America” per via della colorazione bianco rossa dettata dagli sponsors Marlboro. Una posizione che ricopri’ per tutti gli anni Novanta. Negli anni duemila, dopo aver lasciato questo incarico onorario, era rimasto in seno al team nelle vesti di consulente.

Non sono ancora chiare le modalità dell’approccio di Dennis a questo nuovo, per lui, mondo delle competizioni. Non è stata fatta chiarezza ad esempio sull’aspetto più importante, la posizione che dovrà ricoprire: se potrà ambire a creare una scuderia satellite della Penske stessa sull’esempio della  “Luzco Dragon Racing”; oppure se effettivamente il suo ruolo sarà quello di presidente onorario; o addirittura di “uomo-chiave” con pieni poteri direttivi ed organizzativi del reparto corse Indycar. Se cosi’ fosse, prospettiamo addirittura un possibile disimpegno da parte dello stesso Roger Penske dal compiti “attivi” nella gestione del team (impegnato ricordiamo anche in altre categorie fra cui Nascar, Grand-Am e ALMS).

Addirittura si parla di un possibile disimpegno di ingegneri della McLaren che cosi’ facendo potrebbero seguire le sorti del team-manager carismatico e mettersi al suo servizio negli Stati Uniti.

Si attendono ulteriori sviluppi sulla vicenda.

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Autore

4 commenti

  1. Se ne parlava già da un po’ nell’ ambiente…
    Penske e Dennis si conobbero ai tempi del test di Senna in america con la Indycar (ricordate?), e da allora sono sempre rimasti in contatto.
    Un grande colpo per la IRL, che acquista un altro pezzo da 90 tra le sue file. Chissà come se la caverà Ron nella nuova esperienza Yankee…

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