Nick de Vries e il Briatore nero

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Sembra la storia si ripeta e nulla nasca per caso. Soprattutto in Formula Uno. La notizia della settimana, tra un record di Schumacher con una Gp2 (o una F1 ri-dipinta dal buon Bruno Michel con i colori della Series?), la conferma del triste Jaime Alguersuari alla Toro Rosso e i propositi di vittoria della Virgin Racing del biondissimo sir Richard Branson, mi ritrovo ad essere informato dal padre di Nick de Vries – suo manager fino a venerdi scorso – che il talentuosissimo olandesino, appena 14enne, è stato messo sotto contratto nientemeno che dalla McLaren da qui all’eternità! Un bel colpo per il kartista di Dino Chiesa, ma un colpo ancora più importante per il team di Ron Dennis che si assicura il miglio talento degli ultimi anni. Certo, investire in un ragazzino seppur dalle qualità cristalline come Nick e provare a ripetere l’esperienza di Hamilton non è cosa facile e il rischio che si perda per strada è possibile; ma questo fa onore alla McLaren che continua a credere nella formazione di giovani kartisti e in generale dei giovani talenti. Anche Ferrari sta iniziando a fare questo, con l’istituzione del Young Driver Program: è solo un bene per l’automobilismo. Ma dietro c’è sempre, solo e soltanto business: “il” business. E dunque chi troviamo in  posa attorno al nostro giovane olandese, emozionato nella fantastica sede del Team Vodafone McLaren? Antony Hamilton. Si, il padre di Lewis, anch’egli ex kartista nella squadra padovana di Dino Chiesa. E ti pareva? Antony ha dichiarato che da oggi, con il consenso della famiglia De Vries, sarà lui il suo manager e ne curerà carriera, allenamento, aspetto promozionale, attività… e guadagni. Farà quindi il Briatore anche lui e ripeterà la stessa operazione che ha portato Lewis sul tetto del mondo, senza incognite e incertezze. Ci rendiamo sempre più conto che il motorsport, la Formula Uno e tutta la sua filiera, a partire dal kart, è un affare colossale e che i ragazzini vengono allevati (si, come i polli) fin dalla tenera età con un intento più di sport-business che di divertimento-formazione e poi di un possibile ritorno anche economico. Il fatto che McLaren faccia seguire De Vries da Antony Hamilton non desta stupore, ma un po’ di perplessità è data dal fatto che un poco più che bambino, anche se bravo, deve essere seguito dal padre e magari affiancato da un bravo consulente che l’accompagna, niente di più. Il rischio di trasformare in baby-robot questi ragazzi, assetati di marketing e di sessioni autografi, esiste: se girate per un box di Formula Azzurra o Gloria che sia, vi renderete conto che già quindicenni, molti piloti (non tutti eh!) credono di trovarsi ad un Gp a Suzuka e l’atteggiamento è figlio di fin troppa sicurezza nelle proprie capacità: una volta in Gp2 riusciranno a camminare a meno di un metro da terra? Attendiamo chi sarà il prossimo kartista 13enne ingaggiato da Mercedes GP e chi ne gestirà l’immagine.

Marco Panizzon

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