Satyricon – Gp Turchia

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Acqua, panini al tonno, patatine, gomme da masticare, tuta arancione sbiadito fresca di bucato, scarpe antinfortunistiche e guanti in pelle nuovi per l’occasione, elmetto lucidato, targhetta identificativa, pass ” all entry” e un foglietto giallo scarabocchiato in fretta appoggiato in bilico sopra allo zainetto. Post It Giallo. Il giallo nell’ anonimo miniappartamento della periferia di Istambul è Ovunque.

Giallo Nicotina…

L’alba del Venerdi turco s’insinua tra le fessure della vecchia tapparella mai sistemata scoprendo cosi la barba ispida, icapelli arruffati,libri e appunti ovunque, pc in costante download, la camicia che da anni non vede l’ombra di un ferro da stiro e i pantaloni accartocciati di Youssuf, universitario fuori corso e commissario di pista del relativamente nuovo circuito disegnato da un Tilke pronto a lasciare il segno anche in America. Pochi gesti per Youssuf, automatici, metodici, sempre quelli, da anni.

Anche ai box i gesti sono i soliti.
Tendoni del circo HighTech modernamente chiamati Ospitality da posizionare, casse da svuotare, vetture da rimontare,Ospiti da Ospitare, servizi giornalistici da  confezionare, mani da stringere tra sorrisi misti a botulino e circostanza.
Un’ occhiata distratta fuori dalla finestra, una alle pareti imploranti a gran voce una mano di vernice,una al post it scarabocchiato la sera prima, una allo specchio. Meglio non guardarsi troppo. Quel poco che resta di autostima ne risentirebbe.
Sigaretta e GrattatinalFondoschiena e TelecomandoTvDocciaBarba.
Sigaretta e TreBiscotticolCaffè.
Sigaretta e CamiciaPantaloni.
Sigaretta e ProntiAPartire. Direzione Istambul Park, Curva 12.

Un’ occhiata puntigliosa alle simulazioni prodotte nella notte, una ai dati della downforce prodotta in rettilineo, una all’ ultimo ritrovato dell’aerodinamica tra muso, abitacolocofanomotore e alettoneposteriore. Alla Ferrari, anche quest’anno inevitabilmente costretta a rincorrere le novità degli avversarsi, è meglio non guardare li dietro …
OpenF-Duct CloseF-Duct.
OpenCloseOpenClose.
F-DuctSi F-Duct No F-Duct Forse.
Pronti a Partire ? No. Ma bisogna farsene una ragione. Fare quel che si può con quel che si ha.Colajanni Docet.

“Installation Lap. Green Flag!”
Il comando in cuffia è secco, perentorio. L’ esecuzione immediata.
Sigaretta celata all’ interno del palmo della mano sinistra, Youssuf aspetta l’arrivo del capofila Webber per fargli vedere la sua bandiera verde fresca di bucato. Anche oggi l’australiano parte davanti, anche oggi l’australiano vincerà. Partire davanti e vincere ultimamente pare gli riesca bene.

La sigaretta si consuma lentamente mentre tutti sfilano ordinati, sgasando e inchiodando. Gomme e freni vengono serviticaldi al punto giusto al  palato sopraffino del solito Charlie sul ponte di comando. Al Pronti-Via subito un’infuriato Vettel scavalca un Hamilton che non ci stà. Neanche Button ci stà ad essere passato da Schumi.

Nella sua postazione Youssuf è pronto, bandiera gialla in una mano e cartello “SC” nell’altra. La partenza è sempre stata una maledizione. Non ci sono abbastanza mani per fumare…

I semafori di Charlie si spengono, le macchine si muovono, gli spalti semivuoti fremono. Nello spazio di un giro le due McLaren prima vengono sorpassate e poi riparano al torto subito riprendendosi le proprie posizioni iniziali, mentre li dietro le due Ferrari in evidente crisi di velocità scattano senza colpo ferire. In neanche 5 giri le 2 Redbull seguite dalle due McLaren scavano un solco incolmabile, quasi imbarazzante, stampando tempi di un secondo più veloci rispetto alla concorrenza. Dal quinto classificato in poi si assiste al più classico dei trenini. La locomotiva Schumi, finalmente a suo agio con la vettura a passo lungo è seguita dal fido scudiero Nico. Alle sue spalle la giallonicotina Renault di Kubica, subito seguito da un Felipe Massa che pretende un “Sudoku difficile” sul display del volante e l’ultimo di Ligabue in cuffia. Mai titolo di album fu più indovinato : “Arrivederci Mostri”.Immediatamente a ruota del rassegnato brasiliano trova spazio la certezza Petrov. Per ritrovare l’asturiano, già a 20 secondi dal primo dopo neanche 8 giri,  bisogna scendere giù fino al dodicesimo posto.
Per rivedere un po’ d’azione bisogna aspettare i soliti pit stop.

La corsia, inaugurata al primo giro dal solito Hulkemberg  e dai cocci della sua Williams, si anima con gli ingressi del fin qui incredibilmente undicesimo Kobayaschi seguito a ruota dal Barrichello Pentito. Chiunque lo sarebbe dopo aver visto l’ammontare dell’addebito del volante gettato via a Montecarlo sulla sua Platinum Card.

Sigaretta, carta e penna.
In questa fase di gara a Youssuf non serve altro. Annotare al volo gli eventuali doppiati segnalati via radio dalla Direzione Gara, magari sgranocchiando di nascosto due patatine, è la sua priorità. Nel frattempo li fuori Lewis mette pressione ad un Webber mai cosi sicuro delle sue potenzialità.I due galletti entrano in pitlane in contemporanea, ma per Lewis le cose vanno per le lunghe. Rientra in pista dietro ad un Sebastian in evidente stato d’insofferenza nei confronti del compagno di squadra. Un Mark cosi non  se lo immaginava nessuno, figurarsi lui.

Neanche Youssuf se lo poteva immaginare. Ma laggiù in fondo, dopo tre giorni di sole cocente, sospinto da un vento sempre più teso è in arrivo un nuvolone. Non servono radar, nè tantomeno metereologi esperti per capire che stà per arrivare la pioggia. Difficile dire se sarà in grado di cambiare le carte in tavola, di costringere tutti ad un nuovo giro di valzer del pitstop. Di certo c’è che tocca mettere zaini e macchinette fotografiche al riparo sotto al gazebo della postazione.

Con Alonso in decima posizione grazie al più classico dei doppi sorpassi in pitlane si conclude il primo terzo di gara. Li davanti i soliti quattro fanno ormai gara a sè a suon di giri veloci e specchietti rimandanti immagini di vetture che ad ogni curva si ingrandiscono per rimpicciolirsi quasi immediatamente nella successiva accelerazione.

Poi all’improvviso arriva … non la pioggia. L’interferenza.
Nelle cuffie di Youssuf una voce strana, ansiosa, affannata, come un led di un hard disk in costante ricerca e scrittura di dati misteriosamente accatastati.  Qualche parola d’ Italiano Youssuf la capisce. La sconosciuta voce femminile narra delle due Lotus e delle due Virgin che
al trentaquattresimo giro si devono ancora fermare per il primo pit stop. Nemmeno trenta secondi dopo l’interferenza cosi com’era arrivata sparisce per lasciar spazio alla  solita voce monocorde del direttore di gara.

“Jarno Out Jarno Out Yellow Flag Yellow Flag”
Neanche un minuto dopo la stessa voce inespressiva ricompare:
“Kovalainen Retired Kovalainen Retired”

No, non può essere una coincidenza. Brivido freddo sulla schiena, sigaretta che cade a terra, sguardo atterrito. Youssuf e tutta quella parte d’Italia in fase postdigestiva che ancora non dorme davanti alla tv sono sbalorditi. Yarno e Heikki non lo sanno ancora, ma Stella “Strega” Bruno ha colpito ancora, ha colpito duro. Mano sinistra che scende istintivamente li dove non batte il sole alla ricerca dei gioielli di famiglia, cosi come faceva quando vedeva una Prinz del ’70.
Mano destra che afferra una delle poche certezze rimaste dopo l’interferenza nel suo mondo fatto di motori, libri e sigarette : Blue flag. Dopo quattro anni fuori corso la sua vita studentesca è costellata da bandiere blu. C’è sempre qualcuno dietro pronto a passarti davanti.

Sarà il sesto senso sviluppato nei confronti di chi si stà preparando al sorpasso, sarà l’urlo dei due motori Renault praticamente sovrapposti in rapido avvicinamento, sarà il rumore dello spostamento d’aria quasi duplicato. Sarà quel che sarà, ma la Bandiera Blu lascia spazio alla Gialla nell’ esatto momento in cui Sebastian affianca Mark all’interno 150 metri prima della staccatona della “sua” curva 12. Un secondo e mezzo sono sufficienti per riempirla di souvenir in carbonio. I pezzi di alettone del capofila Mark volano ovunque, mentre il distrutto nella vettura e nel morale Sebastian parcheggia poco lontano mulinando indici all’ altezza delle tempie. Alettone nuovo e terza posizione per Mark, assedio di microfoni e telecamere per Sebastian & C.

Su ordine del capoposto il cartello “SC” e tutti gli scopettoni restano parcheggiati dietro il rail, con grande delusione di tutte le mogli,fidanzate e dello “spento” Maylander sintonizzati sul gp.

In questa fase di gara le uniche cose degne di nota che rimandano i monitor sono le poche goccie che cadono senza sortire effetto alcuno, proprio come il coraggioso tentativo di sorpasso del consistente Bottone Campione ai danni dell’ improvvisamente capofila Lewis. Nello spazio di un rettilineo e una curva sortisce il triplice effetto di riprendersi la posizione, far perdere 4 anni di vita al povero Whitmarsh  e 5 chili alla ri-fidanzata onnipresente della quale Nessuno, neanche quello di Polifemo, sentiva la mancanza.

L’ultimo sussulto della gara arriva a quattro giri dalla fine dal solito AsturianoInferocito che non ci stà ad arrivare nono dietro al sin qui buonissimo Petrov.Quasi a sottilineare una volta di piu’ come il suo arrivo in Ferrari se lo immaginasse diverso, lo attacca e gli buca l’anteriore destra costringendolo ai box. Il mix di gomme morbide e rabbia del povero Russo fanno fermare il cronometro li dove non si era mai fermato fino ad ora, regalandogli cosi la misera soddisfazione del giro piu’ veloce di tutta la gara. Nulla in confronto al quindicesimo posto artigliato a causa di tutto un giro di pista a gomma floscia.

Anche per quest’anno arriva la fine. Youssuf e tutti i suoi colleghi saltano fuori dal rail.
La bandiera piu importante di tuutte sventola su Lewis, Jenson e Mark nello stesso momento in cui le multicololi bandiere a bordo pista salutano indistintamente tutti i piloti, doppiati o ridoppiati che siano. Li dietro un’ annoiato Felipe cerca inutilmente una gomma da cancellare. Qualcosa nel suo Sudoku non gira a dovere, proprio come la sua Ferrari. L’unica certezza è rappresentata dal Liga. In Romagna di musica ne capiscono tanto quanto di motori.

Per Youssuf e per il suo zainetto cotto dal sole pieno di pezzi in carbonio da rivendere agli amici, la bandiera a scacchi è ancora lontana.
Ancora un’altr’anno di bandiere blu, di telefonate rassicuranti nei confronti di mamma e papà, di lavoretti quà e là, di birre con gli amici, di qualche libro sfogliato distrattamente fino a sera tardi, di tesi da preparare.

Mentre raccoglie le sue poche cose una mano scivola nella tasca destra della tuta, ritrovando un foglietto giallo appallotolato frettolosamente la mattina di un paio di giorni fà. Un sorriso s’insinua tra la barba incolta alla vista dello scarno messaggio scritto frettolosamente un paio di sere prima. Potrebbe dimenticare a casa qualsiasi cosa.

Le sigarette ? Mai.

by http://www.pierpaologelussiphotographer.com/

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