Satyricon- Gp d’Inghilterra

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L’etichetta XXL sul colletto della tuta ignifuga omologata è di quelle sbiadite da troppo sole e troppi lavaggi. Achille, pilota di offshore nel Campionato Italiano per passione e Capitano d’impresa dal fatturato a sei zeri per professione, non la cambia da anni. Ad una prima occhiata capisci subito che una terza X farebbe la felicità di tuta e pilota, ma capisci anche che ormai non è più semplicemente una tuta qualsiasi. E’ LA tuta. Quando manca mezz’ora alla partenza Achille è seduto all’ interno del suo monocarena, manico dell’ombrello multicolore tenuto tra le cosce e bottiglia d’acqua gasata fresca appoggiata sul fondo della barca, intento a strappare piccoli pezzi di nastro isolante che attacca in rapida successione sul cruscotto quasi completamente analogico. Solo contro tutti, un modernissimo GPS fa a cazzotti con gli immediatamente vicini strumenti della pressione dell’ olio, del termometro dell’ acqua di raffreddamento e del contagiri.

Otto semplici pezzi di nastro da staccare al volo, uno per ogni giro del campo di regata, riescono da soli a dare l’idea di quanta passione ci sia dentro a quel posto di pilotaggio consumato da tempo , sole e salsedine.

M come Medium, M come Mark. Una M con le gambe stramaledettamente lunghe, stando alle idee progettuali di Newey. Tuta nuova ad ogni gara ( quelle vecchie vanno alle aste benefiche ), seduto all’interno del suo angusto cockpit non degna di uno sguardo la ragazza che davanti a sé sorregge il suo numero di gara. A piccoli sorsi si sforza di mandare giù un litro di sali minerali. Un’ occhio all’ orizzonte, un’altro al suo compagno di squadra qualche metro più avanti. Attorno a lui il nonplusultra della tecnologia. Manettini e pulsanti colorati dalle scritte talmente abbreviate da risultare indecifrabili ai più (Piola, dove sei ?), display multifunzioni, led multicolori, radio multifrequenza, software multitasking. “Multi” ovunque nella F1 odierna.

La Bandiera del direttore di gara si abbassa sulle 15 imbarcazioni. Il ruggito degli otto cilindri per seimila e rotti di cilindrata è notevole, tanto quanto la colonna d’acqua sparata fuori dalle eliche di superficie in acciaio temprato. Sul volante di Achille c’è spazio solo per due interruttori. Flap e Trim. Il mare oggi è relativamente calmo, il vento è scarso. Un paio di colpetti ai due comandi e l’assetto di navigazione viene immediatamente impostato. Dopo neanche un miglio è già in testa, pronto ad impostare la prima boa. Unovirgolaotto miglia marine, sole in faccia, nessuno spruzzo dai concorrenti.

Alla via cosi”.

Le luci del semaforo si spengono sui 24 partenti. Impossibile non notare la zampa di lepre che sporge dal taschino dei pantaloni di Charlie Witing. Tecnologia contro Scaramanzia, nella speranza che oggi tutto fili liscio. Laggiù in pista a Sebastian, Felipe e Fernando invece và tutto storto.

Il primo viene attaccato, sorpassato, sbeffeggiato, urtato, forato e ricacciato ai box nello spazio di neanche mezzo giro. Stessa sorte viene subita dal Brasiliano che ha la peggio in un contatto con il compagno Spagnolo. Entrambi escono dalla pit lane in ultima e penultima posizione dicendo chiaramente addio a tutti i sogni di gloria. Ancora frastornato dal colpo di frusta subito allo stacco della frizione, al ProntiVia Alonso si fa passare da Lewis, Rosberg e Kubica. Mentre lo spagnolo in rosso entra in modalità “SerchingForBalls&Otturations”, MediumMark dà una tanto veloce quanto ammiccante occhiata agli specchietti. Con gesti ormai automatici in poche centinaia di metri imposta il ripartitore di frenata per la prima curva, l’incidenza del flap anteriore, seleziona la mappatura motore più magra possibile e per i primi dieci giri aggredisce ogni singola curva della vecchia Silverstone come se fosse l’ultima cosa che dovesse fare in vita sua.

It’s AllRight Dude !!!”

Il monocarena rivestito di vetroresina di Achille non ha molta elettronica a bordo. La manetta sul lato destro è direttamente collegata a due carburatori doppio corpo. Due bestie grosse come due scatole da scarpe costantemente assetate di benzina. Due pezzetti di nastro isolante sulla coscia sinistra, un’occhiata agli avversari attraverso gli specchietti bagnati da poche gocce d’ acqua salata, un colpetto al trim per dare un po’ di prua alla barca, mezza tacca indietro alla manetta. Per Achille è già arrivata l’ora di gestire quel che resta della gara.

Dopo tredici giri a tutta manetta anche per Mark è arrivata l’ora di gestire.

Li dietro solamente Lewis è riuscito a tenere il suo passo, mantenendo il distacco entro i tre secondi e mezzo. Il TappoKubica invece rientra ai box quando il cronometro segna un “Più Venti” ormai chiaramente incolmabile. Al suo rientro in pista si ripresenta di un solo secondo davanti allo spagnolo con gomme dure già calde. Il NandoFurioso ci impiega solamente un paio di giri per mettere il Polacco nel mirino e affiancarlo all’interno chicane alla prima opportunità. Da gran giocatore di poker a carte scoperte il buon Kubica vede e rilancia, accompagnando con fare gentile il concorrente alla porta. Il risultato è scontato : Alonso taglia la chicane e mette le sue ruote della sua Ferrari davanti a quelle della Renault. Chi si aspetta di vedere la restituzione della posizione , Robert compreso, resta deluso. La citofonata a Charlie parte nel momento in cui una zampa di lepre viene afferrata e stretta con violenza. Neanche due giri più tardi Robert e il suo differenziale tritato riprendono la strada della pitlane.

Zampe di Lepre con contorno di patate bollenti. Anche per oggi il menù di Charlie è di quelli destinati a lasciare un senso di pesantezza settimanale.

Davanti a migliaia di persone sdraiate sotto all’ ombrellone, tutte intente a chiedersi quale sia il motivo di tutto questo casino e il perche dei folli in mezzo al mare si rincorrano seguiti da un paio d’elicotteri, Achille fa gara a sé. Quattro giri, quattro pezzi di nastro sul cruscotto e quattro sulla coscia sinistra. Uno sguardo allo specchietto che ormai non rimanda più nessuna immagine, un’ altro alle temperature e alle pressioni d’esercizio, un’altro ancora al Gps. Tutto sotto controllo, proprio come piace a Lui.

Davanti a milioni di spettatori in tutto il Mondo intente a discutere sulla presunta smisurata intelligenza dei Cefalopodi, si consuma la rimonta di Jenson, campione inglese dalla guida vellutata in grado di guadagnare undici posizioni in ventuno giri montando gomme morbide. Sin dal primo giro si è bevuto avversari come aperitivi, sputando ossi d’oliva a trecento kilometri all’ora, fino al momento del suo primo e unico pit . Entra quarto ed esce sesto in modalità “ No Problem”, proprio come piace a Lui.

Dieci pezzettini di nastro, dieci giri. Tanti ne attacca il buon vecchio Whiting sui braccioli della sua poltrona Imperial prima di prendere una decisione in merito al sorpasso di Fernando. Neanche a farlo apposta il solito drive trough della domenica viene comminato nel momento in cui DeLaRosa semina pezzi di alettone per tutta Silverstone.

In tre giri si consuma l’incubo Ferrari. Complice il Muretto Rosso e le bottigliate sulle palle degne del miglior Tafazi, lo spagnolo non rientra subito a scontare la sua penalità. Lo fa solamente in regime di Bern Maylander ( ormai sinonimo di Safety Car ), riuscendo cosi nell’ impresa di perdere dodici posizioni. Ultimo di tutti quelli ancora a pieni giri.

Colajanni si scopre balbuziente, Twitter scopre parole come “ Penalità Afflittiva”, Alonso si scopre sedicesimo, L.C.d.M. Scopre di avere troppi Zeri sul libro paga.

In mezzo all’ Adriatico ad Achille non serve la bussola per destreggiarsi tra le boe. Gli basta una piccola cartina plastificata attaccata in mezzo al volante con il solito nastro. Artigianale, come al solito. Ma efficace.

Felipe Massa la sua bussola l’ha persa. O forse l’ha barattata con una molla in titanio. Non c’è nemmeno nessuna cartina in grado di fargli ritrovare la strada.

Mentre il suo compagno di sventura Vettel si lancia in una serie di sorpassi da urlo ,in grado di riportarlo al settimo posto, lui riesce a perdere il controllo della sua Ferrari in prossimità della corsia box. Evita il muro per miracolo aggrappandosi ai freni con tutto sé stesso, spiattellando le gomme e presentandosi in una corsia box più deserta di Milano a Ferragosto. Anche per lui bottigliate sulle palle e ultimo di quelli ancora a pieni giri.

Ulteriori bottigliate anche per lo Spagnolo, che dopo aver cambiato gomme a tre giri dalla fine ( tanto non aveva più niente da perdere ) si toglie l’inutile soddisfazione di guardare tutti dall’ alto in basso grazie al suo giro record.

L’ottavo pezzettino di nastro viene staccato e lanciato a mare da Achille. Cruscotto finalmente pulito,gara pulita, bandiera a scacchi, vittoria pulita. Via il casco, flap giù, trim su di un click, una sorsata d’acqua ormai calda, una sciacquata alla faccia, saluti al pubblico in piedi sulla riva, saluti al cellulare alla moglie che lo aspetta in darsena, cena con il team da organizzare.

Il cinquantaduesimo pezzettino di nastro viene nervosamente attaccato sui braccioli Imperial.

Una zampa di lepre viene lanciata nel cestino della spazzatura nell’esatto momento in cui Mark taglia per primo il traguardo di Silverstone.

Tasto radio da schiacciare per comunicare al mondo che lui non è il secondo di nessuno, manettino mappatura motore per risparmiare il massimo di benzina, trucioli di gomma da raccogliere, spumante da bere, intervista da fare, aereo da prendere.

Dietro di lui il solito Lewis, l’insolito Rosberg, la strepitosa Williams di Nonno Barrico e la PiccolaPesteKobayashi.

A migliaia di Kilometri, nel piccolo ristorante affacciato sull’ Adriatico, Achille e il suo piccolo team festeggiano la vittoria odierna mentre il solito onnipresente tv al plasma rimanda le immagini del TicTocTicToc spagnolo.

Il ticket dei mille euro puntati due mesi fa sulla Spagna vincente riposa tranquillo nel portafogli, tra la fattura del distributore e un paio di biglietti da visita dei soliti procacciatori d’affari. Una decina di calici di prosecco vengono alzati al cielo proprio nel momento in cui la cameriera porta i primi antipasti.

Bollito ma servito freddo, con il sedano, surimi, peperoni e qualche patata lessa. Un filo d’olio, pepe qb.

Un sorriso ironico appena abbozzato, uno sguardo alle vecchie reti da pesca appese al soffitto, un’ unica sorsata, un’ unico pensiero :

Vamos a Ganar, Paul”

by http://www.pierpaologelussiphotographer.com/

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