Satyricon- Gp d’Ungheria

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Sandali ergonomici plurivelcrati di ultima generazione che a fatica trattengono i piedi dai toni sempre meno vagamente bovini, costume Billabong acquistato alla bottega del falso d’autore per la modica cifra di 120 Kune, inseparabile polo XXXXL ( farci entrare la pancia stà diventando un problema, machissenefrega) loggata KoenigCompetition e altrettanto inseparabile lattina di Bitburger da mezzo litro a separarlo dal lcd che spunta dal finestrone laterale del suo camper pluriaccessoriato.

Le tre bandiere fresche di stampa che svettano dal suo tendone oversize, gli adesivi RedBullRacing e Ferrari, gli autografi dei meccanici sotto al cofano motore sapiente alzato per mettere in bella mostra la raccorderia in titanio, il go-kart RossoFerrari smarmittato dal posto di guida abilmente rialzato per scorrazzare in lungo e in largo, la cricca di amiciconoscentieperfettisconosciuti ( io tra questi ultimi ) che circondano la sua piazzola, il volume della tv a palla nelle ore per regolamento dedicate al riposo e al silenzio di questa assolata domenica. Tutto di Walter, meccanico tedesco dall’ officina chiusa per ferie momentaneamente trasferito nel campeggio più grande di tutta la Croazia, trasuda passione per la F1. Fino alle 13 e 59 Walter ha un sorriso, un parola e una lattina di birra per tutti. Anche per quelli come me che di tedesco sanno appena dire si/no, quattro cognomi e il nome della capitale. Il suo relè interno si commuta in “F1ModeOn” nel momento esatto in cui gli avviatori della starting grid fanno il loro sporco lavoro, passando dallo stato di “Comunemente Aperto” a “Per Settanta Giri Chiuso”.

Manona destra sulla prima lattina ormai alla fine, occhi fissi sui semafori in rapida fase di accensione, cuore a sedicimila giri. Oggi Walter e il connazionale Sebastian partono dal lato giusto, partono dal lato pulito, partono come lanciati da una fionda. Altrettanto non fa il suo collega australiano che dopo neanche una ventina di metri dal via si vede infilare da un Fernando in piena accelerazione e trazione. Meglio di loro fa Petrov che riesce a saltare davanti al PrincipeAzzurro di Shrek123 Niko Rosberg e alla opaca McLaren di Lewis, che nello spazio di due giri si riprende la sua posizione con un sorpasso magistrale. Meglio di tutti però fa Kobayashi, ovviamente non inquadrato dalle telecamere ( ma perfettamente seguito dal monitor del LiveTiming che sbuca dalla finestra laterale della cuccetta del camper ) che riesce nell’ impresa di trasformare il suo ventitreesimo posto di partenza in quindicesimo nello spazio di quattro giri.

Come ampiamente previsto dopo i primi tre giri la strategia di Walter, tutta improntata ad affrontare l’intero GP con il “PienoCostante”, lo costringe ad un rientro forzato alla toilette causa allarme di alto livello delle acque bianche. Viene battuto sul tempo da un “Giacomino” Alguersuari costretto al ritiro dall’esplosione del suo motore prima e al supplizio del microfono di Stella Bruno poi.

Un paio di scalini da scalare, una cerniera del costume taroccato che scende di pari passo al livello della sua vescica per il tedescone oversize in vacanza.

Gomme da sfruttare al massimo, cronometro da martellare, traiettorie da modellare per il tedeschino formato tascabile nel suo “ufficio a trecento all’ora”.

Quando Walter riprende possesso della sua sdraio pieghevole, riposizionando due lattine pressochè ghiacciate negli appositi buchi dei braccioli, il distacco tra il suo conterraneo e il nuovo acquisto della Ferrari è già salito a 8 secondi. Il disappunto sul faccione rotondo del Walter è notevole : la piccola folla radunatasi prima della partenza si è già diradata. Resto il solo a fargli compagnia mentre fuori dall’ombrosa piazzola l’estate impazza.

“Solito, gente gvarda solo partenza. Ya ?”.   “Ya!”

Effettivamente la gara sembra già decisa, lo strapotere dimostrato dalla Redbull è quasi imbarazzante. Improvvisamente però il ditone indice sinistro del Walter indica lo schermo (la mano destra è impegnata nelle operazioni di reintegro dei fluidi persi ), si volta, mi sorride. Capisci al volo che il Walter è uno che la sa lunga. Nella F1parlare la stessa lingua non serve poi a molto, il suono dei motori è Universale. Non necessita di traduzioni.

Entrambi sappiamo cosa stà per succedere. E puntualmente succede.

A causa di un pezzo d’alettone anteriore lasciato in mezzo alla pista dal VitantonioNazionale, i commissari magiari tristemente espongono il cartello “B.M. “ . L’ultima decisione della Fia in termini di regolamento ( ormai in F1 quest’ultimo viene modificato quotidianamente ) impone di utilizzare le iniziali del pilota della Safety Car per annunciarne il suo trionfale ingresso.

Nell’ esatto momento in cui Bernd Mailander e la sua Amg accendono il motore, i timpani di Sebastian esplodono. Il richiamo ai box viene letteralmente urlato nelle cuffie del sin qui impeccabile Vettel. Per obbedire al comando si aggrappa ai freni con tutto sé stesso, sterza a destra buttando la macchina sopra al cordolo, entrando deciso in corsia box.

Alla Mariarosa, casalinga de Roma in piena fase de preparazione valiggie coa mente ggià a Freggene, la manovra risulta familiare. L’ultima volta che in centro ha visto un posto libero per la sua Smart ci è entrata più o meno cosi,fregando tutto e tutti…

Immediatamente in pit lane scatta l’ampiamente previsto caos.

Nello spazio di un minuto e mezzo sedici macchine tagliano la fotocellula d’ingresso box, mentre Webber e Barrichello, rispettivamente terzo e nono, decidono di tirare dritto. Alla Ferrari si esibiscono in un doppio pit da manuale, alla Mercedes di Nico si dimenticano di avvitare un bullone, alla Renault di Kubica alzano il lecca-lecca quando dovrebbero tenerlo giù.

Gomma che vola via e rimbalza, meccanico che viene colpito e mandato all’ ospedale, Sutil che colpisce Kubica ponendo fine alle loro gare ( il tentativo di Kubica di ripartire viene stoppato da penalità e noie meccaniche), bestemmie e adrenalina a fiumi.

Dopo due giri di B.M. ( leggi SC, ndr) al momento del restart Webber è solo al comando. Nel senso che dietro di lui Vettel scava un evidente, tanto tangibile quanto incomprensibile solco tra il suo compagno e tutto il resto del plotone.

Il testone di Walter ( non che sia scemo, ha una testa veramente enorme ) si scuote, ondeggia, disapprova la manovra del suo pupillo. Riesco a capire solamente i suoi ripetuti “NeinNeinNein….”, ben sapendo entrambi che in F1 manovre del genere non sono più permesse. Hamilton docet. Puntuale come l’annuncio del tiro con l’arco diffuso in cinque lingue ai quattro angoli dell’ enorme campeggio, ai quattro angoli del Pianeta viene data la notizia dell’ apertura di un fascicolo d’indagine ai danni della vettura n.5

Nello stranamente ridotto spazio di un paio di giri viene comunicato il “PassaAttraverso” ad un Vettel che gesticolando dimostra di non gradire la penalità e il cambio con la stella a tre punte del leader del campionato Lewis cede l’anima al Paradiso degli Ingranaggi.

Il tutto mentre l’australiano con ancora le supersoft ai piedi ( che lascia la barba incolta nel vano tentativo di non far vedere i segni della denutrizione al quale viene sottoposto da Newey ) comincia a disintegrare il cronometro nell’ evidente tentativo di porre più asfalto possibile tra sé e Alonso.

Il grafico del morale germanico di Walter è una linea in picchiata tendente all’ infinito.

Automaticamente il gomito destro, per pura legge di compensazione naturale, sale. Attorno a sé le lattine vuote abilmente disposte cominciano ad assumere i contorni di un castello medioevale.

Dopo 44 giri io, con grande stupore di Walter, ho ancora in mano la prima e ormai calda birra. Nessuna ombra di fortini o costruzioni varie attorno a me. Nessun dubbio sul fatto che non posso competere con tanto strapotere.

Dopo 44 giri Webber, con grande stupore di tutti, si ferma per il suo primo e unico pit stop uscendone primo con sei secondi da amministrare davanti alla rossa di Nando. Nessun dubbio sul fatto che stia portando a spasso un’ astronave contro la quale attualmente nessuno possa competere.

Un missile anche con le dure , o presunte tali, che continua a stampare giri veloci con una semplicità imbarazzante, che dopo una decina di giri fa sparire l’ombra del coriaceo Alonso dagli specchietti con i tori rossi. Negli specchietti con il Cavallino Rampante invece la sagoma dell’ infuriato Sebastian è fin troppo delineata. Alonso e la sua F10 danno prova di grande tenacia e resistenza, riuscendo a mantenersi alle spalle il caldissimo Seb. A parte il duello Vettel – Alonso, questa fase di gara risulta essere particolarmente statica, spenta.

Non esiste momento migliore per Walter per accenderla, per accendere la bistecchiera a gas e metterci sopra un paio di wurstel. Pane, senape e un’altra birra per me saltano fuori quasi da soli. Il fumo e l’odore richiamano l’attenzione dei pochi che ancora non sguazzano in piscina. Quelli rimasti davanti alla tv dormono. Una girata ai wurstel, un’ altro giro alla toilette, un’ altro led nel pannello di controllo delle acque bianche che si accende. Walter e la bella vita. Walter E’ la bella vita.

Quando mancano quindici giri alla fine l’unica cosa degna di nota è il primo e unico pit stop del Barrico che rientra in pista seguendo uno Schumacher in crisi d’ identità. O meglio, con la data impressa nella sua carta d’identità.

Con gomme fresche e serbatoio scarico o’CalimeroBrasiliano ci impiega un paio di curve per mettere nel mirino il vecchio crucco. Ovviamente Michael non ne vuole sapere di cedere un singolo metro a quel FidoSancioPanza che fino ad un paio d’anni prima gli aveva sempre, o quasi, protetto le spalle.Adesso Micheal protegge le traiettorie, tenta di resistere con le poche armi che la sua Mercedes gli mette a sua disposizione.

Con un occhio alla tv e uno alla griglia Walter si appresta ad infilare nel panino il primo wurstel.

Con un occhio allo specchietto e uno alla pista Michael comincia a chiudere lo spazio tra sé e il muro dei box.

Occhi sbarrati sul monitor, wurstel che stà per finire nel panino appenappena scottato sulla griglia, baffi che assaggiano la birra per il sussulto provocato dalle immagini in diretta, preallarme di alto livello serbatoio acque bianche che lampeggia stancamente nel pannello del camper.

“Senape ?”

Non rispondo immediatamente. Mi scopro ad aspettare le scintille dal portamozzo destro della Williams.

“ Eh ? Ya!!”

Occhi sbarrati su un’ orizzonte sempre più ristretto, muretto dei box che a causa della cattivissima manovra difensiva del crucco continua ad avvicinarsi, capelli di plastica che diventano inspiegabilmente bianchi, allarmi ottici e acustici di sfondamento del pozzetto delle acque nere che invadono il reparto telemetria nei retrobox della Williams.

Wurstel che stà a Rubens come Muretto e Schumacher stanno a panino. Piacere e terrore che si fondono nello spazio di un morso, di un’ ennesimo sorso di birra.

Mentre Webber taglia il traguardo seguito da Alonso, Sebastian stampa un giro record che non dà punti ma fa morale. Dietro di lui il solito impalpabile Felipe, seguito da un Petrov in cerca di conferma e dall ultimo a pieni giri Hulkemberg. L’incredile Kobayaschi porta la sua Sauber dal penultimo al nono posto, subito seguito da Barrichello che agguanta con i denti l’ultimo punto disponibile.

Saluto Walter stringendogli la manona e ringraziandolo per il bellissimo pomeriggio. La stessa manona mi fa segno di aspettarlo li per un secondo. Esce dal camper con un sorriso a tutto tondo ( con quel faccione non poteva essere altrimenti ) e un biglietto con su scritto “F1 SPA 2010”. Mi invita a seguirlo nella lunga trasferta, promettendomi birra e wurstel a fiumi.

Rifiuto amaramente, risaluto e imbocco la strada che discende alla spiaggia seguito da una piccola folla ignara di quanto accaduto nel caldo pomeriggio croato/ungherese che evidentemente ha puntato la sveglia cinque minuti prima della fine del gp.

“Sportifi dela Domenica ya ?” “Ya!”

Nessuno segue NonnoRubens, ne in pista ne tanto meno al parco chiuso. Il fetore proveniente dal pozzetto della sua Williams e le note di “Non ho l’eta..” di Gigliola Cinquetti saturano l’aria ungherese.

PS

Walter, il suo camper hightech, il suo gokart modificato e il suo castello di lattine esistono davvero.

Non dite a mia moglie che alla fine un piccolo fortino l’avevo costruito anch’io …

by http://www.pierpaologelussiphotographer.com/

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