MotoGP – Casey Stoner: “Rossi e Burgess dovrebbero tacere, non hanno capito come si guida la Ducati”

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Dopo una pausa di tre settimane dal concitato GP di Spagna, e alla vigilia del GP del Portogallo, i toni polemici di Casey Stoner non accennano a diminuire: l’australiano, infatti, approfitta del momento di forza e si leva più di qualche sassolino dalla scarpa. In una recente intervista agli spagnoli di Marca, l’australiano di Honda parla a tutto tondo di Pedrosa, Lorenzo, delle sue speranze per il mondiale e soprattutto di Valentino Rossi, ancora una volta senza peli sulla lingua. Di seguito la traduzione integrale dell’intervista.

D: Già prima del Qatar sembravi felice. Sembri più felice dell’anno scorso. E’ solo una impressione o è così anche nella realtà? R: Sicuramente. Sono molto più rilassato. L’anno scorso ho avuto molta pressione e alcuni problemi che non riuscimmo a capire. Quest’anno invece ho capito passo passo la moto, in ogni test, per ogni volta che c’era un problema sapevamo in che area era e lo potevamo risolvere rapidamente. Nel team tutti sono felici, la mia vita è abbastanza felice in questo momento. Non c’è ragione per essere stressati. Sappiamo che abbiamo una buona opportunità e una buona moto per affrontare il campionato. Devo solo divertirmi. Questo è l’obiettivo quest’anno: tornare a divertirmi e correre, non essere preoccupato per tutta la stagione.

D: E’ il momento più felice da quando sei stato campione del mondo? R: Non lo so. Non ho guidato la moto a sufficienza. In generale sì, sono contento. Ma non c’è nessun momento comparabile alla vittoria di un mondiale, solo quello ti dà fiducia.

D: Qualche anno fa Alberto Puig diceva che saresti capace di andare veloce anche con una Suzuki. Sei d’accordo? R: Non ne sono sicuro. Preferisco la Honda. Sono abbastanza soddisfatto della mia guida negli ultimi 4 anni, ogni anno sono andato più forte. Ho commesso molti errori, d’altronde stavo cercando di vincere gare o di raggiungere grandi risultati, e non ho ottenuto brutti risultati. Ho guidato due moto diverse, tutte e due ad un livello molto competitivo. Non sono sicuro di quello che sarei capace di fare con un’altra moto, però sono soddisfatto della velocità con cui faccio andare le mie moto.

D: Quando un pilota cambia moto deve adattarsi a lei, però tu riesce a fare adattare la moto a te. Come ci riesci? R: No. Io adatto a me stesso la moto, ma sono più propenso ad adattarmi io.

D: Però tu adatti la tua guida in modo minore che altri… R: L’esempio perfetto è la Honda di quest’anno. Fino al secondo test non ho toccato la messa a punto. Niente. Ho solo girato e ho acquistato sempre più confidenza. Questo per me è adattarsi alla moto. E’ più facile per me che per altri perchè io sono più aperto ad essere critico con me stesso. Capisco quello che faccio male e so come farlo meglio. Poi cambio la messa a punto e le cose vanno ancora meglio.

D: Piloti come Lawson o Rossi hanno vinto il titolo con due moto diverse e, grazie a questo, hanno acquisito maggior prestigio. E’ stata questa una delle ragioni del tuo passaggio in Honda? R: Per niente. Far parte del team Repsol Honda è sempre stato il sogno della mia carriera. Da giovane vedevo Gardner e Doohan con questa moto, ed era quello che volevo. Ducati mi ha dato una opportunità perché nessuno credeva nel mio potenziale. Loro stessi mi considerarono come un pilota secondario, non per vincere il titolo. Però in una squadra ufficiale ho potuto dimostrare il mio potenziale. Ho potuto portargli il primo mondiale ed essere il pilota più vittorioso nella loro era in MotoGP. Sono contento, però era il momento di cambiare. Da lì venne l’occasione, sentivo che con HRC avevo più opportunità di vincere il mondiale. Hanno più motivazione, più coinvolgimento nel mondo delle corse, e questo ti può aiutare in futuro.

D: Con problemi al braccio, Pedrosa è stato capace di fare secondo e terzo. Possiamo supporre che guarito farà ancora meglio. Potremo vedere Dani al meglio? R: Non sono sicuro. Prima non aveva avuto problemi ed era andato forte. Sicuramente è stato spiacevole per lui. Il suo problema al braccio è peggiore di quello di Rossi perché colpisce un nervo, ed è ancora peggio con massa muscolare. E’ chiaro che Pedrosa non è nella migliore delle situazioni, ma se trova una soluzione sarà competitivo. I suoi risultati allora saranno diversi.

D: E tu? Quando credi di potere arrivare al massimo livello con la Honda? R: Non lo so proprio. Ogni fine settimana dipende da molte cose: dalla messa a punto, da come vanno gli altri. E’ sempre molto variabile, non si può controllare. Devi solo fare il meglio possibile.

D: In Spagna ci ricordiamo sempre dei duelli tra Doohan e Crivillé negli anni 90. La situazione attuale sembra un po’ così, no? R: Secondo me è molto diversa. Doohan stava già dominando e Crivillé cercava di lottare contro di lui, però ogni volta gli stava in scia e cercava di superarlo nei giri finali. Per me, Dani è molto più veloce. E’ molto più pericoloso, può vincere gare da solo. E’ anche capace di vincere nel finale, ma può farlo anche in solitaria, questo è il suo punto forte. Per questo è diverso: io non sto dominando e Dani non sta dietro di me, stiamo lottando.

D: In Spagna, Doohan era considerato “il cattivo”. Ti importerebbe interpretare questo ruolo? R: E’ logico che lo fosse, batteva uno spagnolo. Non mi importerebbe esserlo: vorrei solo vincere il Mondiale.

D: Saresti il buono in Australia. R: Esattamente. Quindi non sarebbe un problema mio.

D: Se dovessi scegliere un pilota con il quale giocarti il titolo nelle battute finali della stagione, quale sceglieresti? R: Fa lo stesso. Tutti hanno virtù temibili e tutti abbiamo punti deboli. Non importa contro chi lotti, sarà difficile ad ogni modo. Non c’è uno più pericoloso di un altro: solo spero di essere il più pericoloso per loro.

D: L’anno scorso abbiamo visto un grande Lorenzo campione del mondo. Sta migliorando in molti aspetti, in quale credi dovrebbe migliorare di più? R: Non voglio dirlo (ride). Sicuramente lui direbbe lo stesso su di me. Io so che devo migliorare in molti punti, e allo stesso tempo conosco i punti deboli degli altri piloti. E ovviamente tutto questo cambia per 18 tracciati distinti, tutto è diverso.

D: Quest’inverno, ma anche in generale, non ti sei fatto problemi a parlare di Valentino dicendo che aveva commesso errori. Ultimamente parlando di Ducati gli hai mosso qualche critica… R: Non l’ho criticato. L’unica cosa che non mi è piaciuta è che Burgess e Valentino avessero parlato male di me nella parte finale dell’anno scorso. Dicevano che non sapevano il vero potenziale della moto perché non ero andato abbastanza forte, e cose del genere. O Jeremy che diceva che c’erano bisogno di soli 18 secondi per aggiustare la moto perché ha una messa a punto molto facile. Loro hanno passato mesi e mesi con la moto e non sono migliorati. Per me devono tenere la bocca chiusa perché non si sono ancora resi conto di come guidare la moto. Ora hanno più rispetto per me e per la mia squadra per quello che ho fatto. Ma io non li ho criticati, può essere che abbiano male interpretato le mie parole.

D: La decisione di Valentino è stata una pazzia o fu l’unica strada dato che Yamaha decise di restare con Lorenzo? R: Valentino ha bisogno di sentirsi il più importante del team. Ovviamente non sarebbe andato in Honda a causa di tutto quello che è successo in passato, non sarebbe stato giusto. Con Yamaha non poteva rimanere perché non aveva vinto il Mondiale e non poteva pretendere tutto quel denaro. Così doveva andare dove lo pagassero di più e dove lo desiderassero di più. Parlò con Burgess e dissero: “Si possiamo mettere a posto questa moto facilmente”, e videro che il potenziale di Ducati era alto. Voleva anche nuove avventure e sfide, come quelle di Yamaha, ma questa volta non sarà così facile.

D: So che non ti piace parlare di cadute, ma quando si parla con molta gente di moto si dice: “Non ti preoccupare per Casey. E’ capace di vincere tre gare e di cadere in due. Lorenzo e Pedrosa sono più regolari”. Ti sembra possibile come punto di vista? R: Se guardiamo le statistiche degli ultimi anni, sono caduto meno volte che Pedrosa o Lorenzo in gara. Molta gente guarda solo all’ultimo anno, perché ho spinto molto di più che in passato. Io non voglio finire quinto o sesto: voglio finire sul podio o vincendo. Non mi interessa quello che dicono: non è la gente ad andare in moto e a spingere. La gente si dimentica che sono uno di quelli che cade meno. Come Valentino, o addirittura meno. Che lo guardino.

 

Alla pista l’ardua sentenza!

 

Beatrice Moretto

(traduzione propria da Marca.com, foto)

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Autore

reporter Moto Gp-Superbike

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