Amarcord – 19 luglio 2009, Henri Surtees: quel sorriso mai dimenticato

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a cura di Enrica Manes e Marco Borgo

Se c’è una cosa che sicuramente a tutti è rimasta impressa è il suo sorriso. Questo era Henry Surtees, il figlio del grande John campione di F1 nel 1964 su Ferrari e prima ancora con le moto, perito tragicamente due anni fa sulla pista maledetta di Brands Hatch. Non era forse uno che amava apparire, o lasciare il segno, ma come molti, in grado tuttavia di farsi riconoscere. Faceva tenerezza leggere nei lineamenti del suo volto quelli di suo padre, di cui voleva ricalcare le gesta. Henry amava correre. Quale pilota non ama il brivido/emozione scaturito dall’accelerazione della propria vettura?

Il 19 luglio di due anni fa scompariva in un incidente assurdo un pilota che era destinato a lasciare il segno. La ruota staccatasi da un altra vettura colpiva al casco il giovane Henry, fermando in quell’istante ogni speranza, ogni ambizione, ogni desiderio del giovane Henry. Ricordiamo ancora con sgomento la notte insonne trascorsa ad attendere notizie. Sperando che l’impossibile potesse accadere. Invece, a tarda notte, si fa pian piano strada dall’ospedale di Londra la notizia che Henry non c’è più. Il dovere di cronaca prende il sopravvento, e con un groppo alla gola scriviamo poche righe: Henry non ce l’ha fatta.

Henry Surtees muove i primi passi nel motorsport salendo su una Ginetta GT, ma a breve passerà alla Formula BMW e alla Formula Renault. Henry corre in team di primo piano: corre con Carlin e succesivamente nel team Manor di John Booth, quello che ora costituisce la base del Virgin Marussia F1 Team. Nel 2009 lo sbarco in F2 appena diciottenne. La stagione dell’esordio della serie, forse la più esaltante di tutte. Gli incidenti non mancano e fin da subito si evidenziano dei problemi. A Brands Hatch, Henry sale finalmente sul podio in gara 1, coronando un periodo di crescita. Il giorno dopo l’amara tragedia. Jack Clarke esce e sbatte contro le protezioni (a Brands Hatch molto vicine alla pista). Una ruota si stacca e rimbalza verso la pista. Il pilota sopraggiungendo vede la ruota, scarta verso destra ma questa finisce col colpire il casco di Henry Surtees con precisione millimetrica. Il pilota ormai privo di sensi è passeggero della vettura che si schianta nella curva successiva. Lo stesso Clarke, pur incolpevole, entrerà in crisi per il resto della stagione.

La gara, più volte interrotta, arriva finalmente ad un epilogo. La vittoria di Soucek, maldestramente dedicata dallo spagnolo ad Henry Surtees ai microfoni di Eurosport fa presagire il peggio. Nessuno ci vuole credere. Le notizie sono frammentarie. Qualcuno invece sapeva. Eccome!

L’evento scuote il mondo del motorsport. Nella stessa domenica muore Flavio Guglielmini, navigatore italiano di Rally. Nel mondo del traverso purtroppo la morte spesso funesta eventi sportivi di primo piano, ma nelle corse su pista questo non accadeva da tantissimo tempo. Moltissimi piloti, soprattutto i giovani formulisti, non mancano di scrivere un pensiero al giovane Henry. I gruppi che nascono su Facebook vedono subito piloti emergenti unirsi a professionisti di varie estrazioni e categorie unirsi nel ricordo del giovane pilota scomparso. Il week end successivo Jaime Alguersuari ormai pilota di F1 porterà nel suo casco la scritta “Ciao Henry“, ricordando così il suo ex compagno di team per tutto il GP di Ungheria. Gran Premio in cui durante le qualifiche Felipe Massa viene colpito al volto dalla molla persa dalla vettura di Barrichello. Ancora tensione in pista.

Domenica prossima (24 luglio) la F2 tornerà per l’ennesima volta sul tracciato di Brands Hatch, teatro a più riprese di terribili incidenti, ultimo quello terrificante di Van der Drift nell’agosto 2010. La pista, di proprietà di Johnathan Palmer patron della F2, è stata più volte presa di mira e da più parti se ne è chiesto l’abbandono. Che però non è ancora avvenuto e mai probabilmente avverrà…

 

(in foto, i piloti della F2 onorano Henry Surtees nel successivo round di Donington)

A volte, nel tumultuoso frastuono dei motori, nella agitata atmosfera delle corse, nella partecipazione concitata in tribuna come sul divano di casa, l’entusiasmo ci prende per mano e trasporta impeto e fantasia, esalta tutte le nostre energie, la nostra voglia di alimentare la passione, di partecipare attivamente allo spettacolo e ci lasciamo trasportare tanto forse da dimenticare le storie di uomini, di ragazzi e di vite che scorrono su quegli schermi o su quel nastro di pista mentre noi siamo lì, soltanto spettatori. E così anche quando si scrive, di corse, di piloti, è troppo facile dimenticare quante vite ci scorrono tra le dita, quanti nomi fatti di battute su di una tastiera, ragazzi che forse rivedremo per una stagione sola, che non arriveranno mai al traguardo più importante o che forse stupiranno gli increduli e arriveranno a coronare tutti i sogni possibili.

È così che ci piace ricordare Henry Surtees, come un ragazzo ed una storia che le nostre dita e la nostra immaginazione hanno avuto il privilegio di sentire ma che hanno potuto soltanto sfiorare la vita di un ragazzo che ha attirato la nostra attenzione per il suo stile, per le aspettative riposte e per la sua voglia di vincere, di arrivare fino in fondo e di divertire il suo pubblico vivendo come piaceva a lui, di corsa.
La storia di Henry è una di quelle che tocca, in pista come nel cuore, nel momento in cui la scomparsa di un giovane pilota supera ogni spettacolo, ogni entusiasmo, ogni passione perché si tratta di vita vissuta e di vita vera, una vita che a volte sfugge ad ogni controllo e passa oltre, in una dimensione di infinita delicatezza riservata solo al ricordo. Henry lo vogliamo ricordare sorridente sul podio, nelle immagini vittoriose sotto la bandiera a scacchi, bloccato in un fermo immagine mentre il nostro sguardo va su, rivolto oltre….

Goodbye, Henry.

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Autore

Nato nel 1987, a Treviso, percussionista e cornista, appassionato di automobilismo sportivo segue per eracemotorblog: World Series by Renault, F2, GP3, F3 Italia e A1GP.

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