Erace incontra Bridgestone e Stefano Modena

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Nella splendida cornice del 39° piano del Palazzo della Regione Lombardia a Milano, eracemotorblog.it ha assistito alla presentazione della gamma degli pneumatici invernali del marchio Bridgestone. A rappresentare il brand giapponese figurava anche Stefano Modena, ex pilota di Formula 1 e adesso impegnato con l’azienda del sol levante al fine di testare nuove soluzioni riguardanti gli pneumatici da strada. Modena, classe 1963, ha disputato 81 gran premi nella massima serie automobilista nel quinquennio ’87-’92 raccogliendo due podi. Con l’occasione abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui.

Stefano, quando è entrato a far parte del progetto Bridgestone? Qual è l’apporto che un pilota esperto può apportare al miglioramento degli pneumatici e della sicurezza stradale?

Quando ho terminato la carriera automobilistica nel 2003 sono entrato a far parte del centro tecnico Bridegestone a Roma. In realtà il rapporto con l’azienda giapponese è cominciato nel 1978, all’epoca sviluppavo gli pneumatici per Kart e per F3. Adesso mi occupo della parte tecnica: valuto caratteristiche e performance degli pneumatici e sono presente agli eventi Bridgestone in qualità di esperto tecnico. Dal punto di vista della sicurezza stradale, montare un ottimo pneumatico è fondamentale, soprattutto d’inverno quando ghiaccio e neve sono le insidie fondamentali. A tal motivo portiamo diverse soluzioni in fase di test e le valutiamo singolarmente.

Entrando più del dettaglio, come si interfaccia un pilota professionista con ingegneri e tecnici del settore? Quali sono i parametri con cui giudica un “buon” pneumatico adatto a vetture da strada da uno “cattivo”?

Non è facile. Per questo noi piloti utilizziamo dei numeri al fine di far capire a tecnici ed ingegneri le qualità di uno pneumatico. E’ molto importante avere un rapporto diretto con un ingegnere, quindi lavorare in team. Io guido lui è di fianco a me e si discute del comportamento degli pneumatici praticamente live, mentre si prova.

Dove effettuate i test per le condizioni estreme come pioggia, ghiaccio e neve?

Abbiamo un apposito centro in Svezia dove le temperature comprese tra i -10°C ed i -40°C si rivelano ideali al nostro scopo.

Oltre all’impegno con Bridgestone, cosa la tiene vicino al mondo dei motori oggi?

Ad oggi è il mio unico impegno dal punto di vista motoristico. Il lavoro che faccio è molto diverso dal mondo delle corse e delle competizioni. L’impegno con Bridgestone è sì un lavoro, ma è anche una sfida interessante perchè il mio impegno viene tradotto in prodotti venduti sul mercato.

Tornando indietro di 25 anni, il 1987 è l’anno in cui Bernie Ecclestone decide di chiamarla in Brabham per sostituire Riccardo Patrese. Seppur quella sia stata l’ultima stagione da patron di Ecclestone, come ricorda l’attuale boss della F1? Avrebbe mai immaginato che un giorno Ecclestone sarebbe diventato l’indiscusso leader della massima serie automobilistica?

Ecclestone è un ottimo manager e già in passato era praticamente il boss della F1. Non mi stupisce che oggi sia diventato il patron del circus, ma certamente è uno che ha davveto tanta, tanta passione per le corse.

Della sua carriera in F1 qual è il momento più bello che ricorda? Ed il più brutto?

Certamente la prima vera stagione in Brabham nel 1989, così come quella del ’91. Quelli sono i periodi più belli della mia carriera in F1. Il periodo peggiore è stato il ’92, dove non ho trovato il giusto feeling con il team capeggiato da Jordan.

Un commento, infine, sull’attuale assenza di piloti italiani in F1. Certamente i talenti nella nostra penisola non mancano, ma non riescono a giungere nella massima serie. A suo dire, c’è qualcosa di errato nella politica motoristica nostrana, in quella internazionale o cos’altro?

Prima o poi doveva accadere, anche se realmente manca una vera e propria scuola che formi i piloti. I tempi sono cambiati, molti giovani hanno praticamente una vita programmata dai padri o dai manager e non sono affamati come dovrebbero essere.

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