Euro Nascar – Brands Hatch review, Gabriele Volpato: “Un weekend in sordina fa parte del gioco”

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A cura di Ermanno Frassoni

Onestà e trasparenza. Sono doti che non fanno difetto a Gabriele Volpato, alfiere della Chevrolet Camaro #64 del team Gonneau/OverDrive e protetto della società Pistone Motorsport Management, che nel terzo appuntamento dell’Euro-Racecar Nascar Touring Series 2013 andato in scena a Brands Hatch, in Gran Bretagna, l’8/9 giugno scorsi, ha dovuto ingoiare il rospo di un ritiro per incidente in Gara 1 quando navigava poco oltre la top 5 e la parziale soddisfazione di un settimo posto nella frazione Open disputata la domenica dinanzi a un pubblico da grandi occasioni.

«Per Brands Hatch speravo in qualcosa di meglio – ammette Volpato, 17 anni compiuti l’1 giugno, che caratterialmente si posiziona agli antipodi rispetto alla figura del pilota pronto ad aprire con una facilità disarmante l’effimero libro delle scuse – è andata com’è andata e adesso preferisco concentrarmi sul prossimo round del campionato. Il 6/7 luglio sarò infatti in azione a Tours, in Francia, su un circuito ovale di 600 metri con un banking di nove gradi che promette scintille».  

Il bottino di punti raccolto nella manche della domenica consente al veloce pilota torinese di non perdere il contatto con i colleghi meglio piazzati nella classifica generale della divisione Open. Quella di Volpato, insomma, è una quinta posizione da tenere d’occhio, a 56 lunghezze di distanza dal leader Josh Burdon ma con all’attivo due arrivi nella top 5 (i terzi posti di Nogaro e Digione) e quattro nella top 10. Senza dimenticare che alla bandiera a scacchi della stagione, escludendo la prova extra classifica in Spagna, mancano sei gare (tre eventi).

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Gabriele Volpato (Driver, Team Gonneau/OverDrive): «Non nego che lì per lì, mentre macinavo i primi chilometri in pista, i numerosi saliscendi e i cambi di pendenza tipici del circuito Indy di Brands Hatch mi hanno fatto ricordare quali siano le differenze tra un test svolto al simulatore di guida virtuale e una prova effettuata in vettura per conoscere direttamente le varie sezioni di un tracciato. Le sensazioni che ho sperimentato affrontando la discesa della Paddock Hill Bend non le avevo mai provate prima su nessun altro circuito! Sono arrivato a Brands Hatch pensando di imparare in fretta i segreti della pista, invece c’è voluto del tempo per raggiungere un buon livello di feeling e tuttora credo di avere ancora parecchio da lavorare. È un tracciato molto tecnico e impegnativo ma nel complesso è stato persino divertente».

«Di concerto con il team abbiamo deciso di impostare un set-up quasi da ovale, quindi asimmetrico, purtroppo però dopo un primo momento in cui le cose sembravano essersi messe bene io e Yann Zimmer, che utilizza la Chevrolet Camaro #64 nella divisione Elite, ci siamo resi conto di quanto fosse difficile tirare fuori la performance dall’intero pacchetto. Qualcosa è andato storto già nelle prove libere, quando ho accusato un problema all’acceleratore e ho potuto percorrere soltanto poche tornate. Dopo il patatrac di Gara 1 ho cercato di limitare i danni, anche perché la doppia foratura rimediata il sabato ha costretto i meccanici a montare due gomme usate che mi permettessero di prendere parte a Gara 2. Il settimo posto non mi entusiasma, ciononostante so bene che un weekend in sordina fa parte del gioco».

«Per il resto, in un campionato come l’Euro-Racecar i contatti e le sportellate sono all’ordine del giorno, è giusto che sia così, anche se personalmente in Gara 1 ho avuto la peggio in un confronto abbastanza duro con Joaquin Gabarron. Vedo meno favorevolmente la gestione dei doppiati: il regolamento dice che chi non è nel giro del leader della corsa ha comunque facoltà di mantenere la sua traiettoria indipendentemente dalla vettura che sta sopraggiungendo alle spalle. Il guaio è che spesso ci si trova davanti un muro e, quando si battaglia per posizioni importanti, diventa seccante rischiare un contatto perché il doppiato davanti non ne vuole sapere di dare strada. Se poi il circuito è corto e stretto, vedi il caso di Brands Hatch, tali problemi diventano ancora più tangibili. Conto di rifarmi sull’ovale di Tours!».

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