Satyricon – Gp Brasile

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Mai come quest’anno FernanEduardo ci ha messo impegno, mai come quest’anno è sicuro di vincere. Sfondare la vetrina in pieno centro per “prendere in prestito” le quattro ruote a razze in carbonio ha richiesto il giusto di mix di coraggio e pianificazione. Per “prendere in prestito “ il sedile lato passeggero e il volante rigorosamente Racing di una vecchia Ford Sierra Cosworth sono serviti dieci minuti, una chiave a cricco da tredici e una ricarica da cinquanta Real sul telefonino dell’ amico NestorVirgilio do Nascimiento , per gli amici semplicemene “IlPalo”. Lo chassis è costato molto meno. Un Real per un carrello della spesa. Semplicemente geniale, praticamente nato pronto. Due colpi di seghetto, un paio di punti di saldatura, due mani di vernice rossa e una di trasparente, quattro adesivi Marlboro a completare il tutto . Mai come quest’anno la sua vettura è il giusto mix di leggerezza, robustezza e praticità. Davanti ad un tale capolavoro di ingegneria uno come Forghieri lo promuoverebbe Dirigente sul campo, uno come Barnard gli regalerebbe una factory nelle MidLands, uno come Byrne lo porterebbe a fare scuba-diving alle Filippine.

Dopo tanto lavoro finalmente il giorno delle gare arriva. Quella del Campionato del Quartiere di Soap-Box e quella di contorno del Campionato del Mondo di F1 partono, grazie al collegamento via radio come si conviene nelle occasioni importanti, in contemporanea. La differenza tra le due partenze è minima: una sfrutta la discesa, l’altra aggredisce la salita. In entrambi i casi i piloti sono accomunati da un gesto comune : togliere il piede dal freno. Mai come quest’anno Eduardo conosce il circuito a memoria. L’ha percorso a piedi in lungo e in largo, studiando ogni buca, immaginando la traiettoria ideale, il punto esatto in cui poter tentare il sorpasso all’ eterno rivale Sebaltazar.

Cuore a 180 pulsazioni, mani protette da vecchi guanti da sci “Dolomite” recuperati nei cassonetti dei quartieri vip, pentola imbottita di stracci ben legata in testa FernandoEduardo vorrebbe scattare dal via come un felino. All’ abbassarsi del fazzoletto l’insieme vettura-pilota può fare solamente due cose : alzare le scarpe segretamente riveste con due strati di vecchi coppertoni per abbandonarsi alla Forza di Gravità e pregare che tutti i pezzi della sua soap restino uniti tra loro.

In pista invece i motori ruggiscono a diciottomila giri per poi calare d’intensità nell’ esatto momento in cui tutti i dischi frizione miniaturizzati trasferiscono al differenziale coppie e potenze mostruose.

Accelerazione che toglie il fiato per uno come Sebastian che già alla prima esse infila un sorprendente Hulkemberg alla sua prima pole position in carriera.

Lentezza asfissiante per FernandoEduardo. Lentezza che poco a poco, metro dopo metro si trasforma in velocità, fino a farlo lottare contro il tostissimo HamInacio e la sua lastra di alluminio modellata a mazzettate. La linea finale della sua soap box richiama neanche troppo vagamente l’aerodinamica della vecchia F300. Sicura, solida, rispondente a tutti i criteri di sicurezza, senza il minimo tentativo di interpretazione dei regolamenti. Praticamente un muro. Per passarlo deve attendere un paio di curve e il distacco delle quattro posteriori destre. Utilizzare dei vecchi RollerBlade al posto delle gomme verrà di sicuro annoverata tra le cinque idee più idiote del Campionato.

Poco lontano anche un’altra Rossa ( quella giusta, l’altra è in preda ad una crisi d’identità insita nelle trame del telaio in carbonio e nel dna di chi la guida ) duella, aggredisce le traiettorie alla ricerca di una miglior trazione in uscita nel tentativo di superare un’ altra Grigia. La Ferrari di Alonso ce la fa e dopo neanche cinque giri si trova a combattere e vincere contro il tedeschino in cerca di conferme dal nome costato la vita a centinaia di camicie. Le tribune esplodono di gioia, centinaia di fondoschiena femminili in perenne lotta contro la forza di gravità si agitano mentre uno spontaneo trenino di samba prende il via dalla centro della piazza. Quelli che se ne intendono però hanno già capito : la rincorsa al podio dell’ asturiano termina qua. Dopo soli sette giri, pochi kilometri in cui le due RedBull li davanti fanno capire al Mondo intero che oggi li davanti non ci sarà altra Storia che non la loro.

Le notizie che giungono nell’ interfono di FernandoEduardo innescano un mix di emozioni. Felicità per lo Spagnolo, tristezza per il CalimeroConnazionale che anche questa volta si ritrova a lottare contro la sfiga di un doppio pit stop, contro un bullone avvitato male che lo costringe all’ ultimo posto nel GP di Casa. Casa …Nel senso che al Box Ferrari stavolta hanno dovuto allacciare tvluceacquagastelefono appiccicando con due punti di silicone il numero civico. La ressa di parenti, amici e il casino dei loro rosari Made in China da sgranare con perizia si può solo sopportare. Mentre scende a 120 Km/h dalla collina del quartiere tra facce di pedoni in cui stupore e terrore si mescolano come nitro e glicerina , le sue reni pompano come due pistoni di locomotiva a vapore alla continua ricerca della soluzione al suo problema vitale : Spazio fratto Tempo. Contro SeBaltazar e il suo dannato bidone di benzina da duecento litri argento e blu, le sue dannatissime quattro gomme slick da gokart e la sua finta apertura a strappo sul davanti non c’è nulla da fare, sono impossibili da raggiungere per chiunque. Potesse farlo pagherebbe qualsiasi cifra pur di dare un’ occhiata all’ interno di quella stramaledetta finta lattina. “Aqui a progetao quel missilao dovarà estar un genio….”

Incurante del Vecchio Barrichello, Bisnonno schizzato del quartiere che in vita sua non si è mai arreso a niente ( nemmeno alla data impressa sulla carta d’identità ) e della sua vasca da bagno a rotelle impreziosita di asta e cabina doccia per mantere sempre le condizioni di pista bagnata ed avere cosi qualche speranza di poter mischiare le carte in tavola, FernandoEduardo scende come un missile.

Forse anche il pronipote famoso in pista vorrebbe la pioggia, o perlomeno le ruote antitutto del suo caro Bisnonno. Stà di fatto che proprio a metà gara l’anteriore sinistra del fin qui opacissimo Rubens viene a contatto con il coltello in versione alettone di Alguersuari. La sua gara, iniziata relativamente bene, finisce qui.

In pista il distacco tra Sebastian e Mark (entrambi in modalità “DoppioTuttoQuelloCheVedo”) comincia ad assottigliarsi.

In collina i pochi amici con il coltello tra i denti ( e la Calibro 9 in tasca ) si apprestano ad affrontare la temutissima “Esse”.

I più scaltri conoscono a memoria il tombino interno, il punto di corda della prima a sinistra, e impostano l’uscita con già nel mirino la seconda a destra. Le schegge di europallet riciclato migliaia di volte abbinate alle sfere dei cuscinetti usati come ruote che volano impazzite dalla soap box dell’italobrasiliano VincenteAntonioLucioLiuzzi de Noartri hanno l’effetto di uno shrapnel tedesco. Schiantarsi sul muretto della signora MariaLuisa e rotolarsi nel suo giardino per decine di metri ormai è un appuntamento annuale irrinunciabile per uno sfigato come Vincente. Certo che usare una tavoletta del cesso come sedile da pilota può dare addito a più di qualche supposizione…

Mentre in collina la signora MariaLuisa raccoglie quel che resta del rintronato VincenteAntonio, in pista torme di piranha inferociti travestiti da commissari si apprestano a spolpare il cadavere dell’unica macchina abbandonata in pista quest’oggi. La povera ForceIndia stampata a muro ( proprio alla “EsseSenna” ) è quella dell’ altrettanto povero Vitantonio, unico pilota oggi a ricevere in cuffia l’ordine laconico e tassativo di non abbandonare l’auto pena l’accredito sulla sua Platinum Card di ogni singolo pezzo mancante. Il motivo di due soli ritiri in tutto il Gran Premio è da ricercarsi in quest’unico aspetto, contrattualmente non preso in considerazione da nessun commentatore. Contrariamente all’ Italia, in Brasile divulgare notizie su furti in grande stile non contribuisce a dare una bella immagine del paese.

Una Safety Car in versione Congelatore fa il suo ingresso anche in terra brasiliana. Oggi Bernd è più ecologico che mai. La sua Amg non emette gas di scarico, emette Cristalli di Ghiaccio in grado di spegnere sul nascere quella scintilla di speranza in un plausibile sorpasso che ancora animava Webber. Dopo un paio di giri in cui la regia evita di inquadrare le ossa splendenti del povero pilota abbandonate al loro destino, preferendo di gran lunga le immagini provenienti da una pit lane intasata di vetture, la gara riprende tra l’apatia più totale. I Cristalli di Bernd applicati sulle speranze di Mark sembrano fare effetto fin da subito. Gli stessi cristalli applicati su Sebastian hanno l’ effetto contrario, accendendo entusiasmo e autostima.

Scintilla, scintille, fumo rosso, un fischio assordante. In collina , nelle posizioni di rincalzo, anche NicoWileE.Coyote Rosberg si accende. Con i fiammiferi antivento della mamma ha attivato il BoosterBengala. Il suo “Rocket” loggato A.C.M.E., costituito da due fusti di latta dell’olio dipinti di rosso, con le gomme “prese in prestito” da quattro carriole del vicino cantiere edile e tenuto assieme da spago e preghiere, affronta la discesa della collina con risultati sempre più incoraggianti riuscendo inoltre nell’ intento di incutere autentico terrore a tutto il quartiere. Due piccioni con una fava. Anche oggi, come al solito, ha messo nel mirino il solito BeePBeeP Marcelino MichaelSieteVoltaCampaeoduMundo doCrucconia.

Non sono bastati tre inconvenienti a rallentarlo. Per lui oggi nessun burrone sul quale schiantarsi dopo l’interminabile caduta, nessun camion a stirarlo come un tappeto. In un sol boccone raggiunge mangia e digerisce alla velocità del fulmine ( anche se nei cartoni animati non si vedrà mai la scena per ovvi motivi ) l’incredulo RoadRunnerMichael. A.C.M.E : “A Company that Makes Everyting”.

Anche in pista le cose vanno più o meno come in collina. Qui però, complice la magia dei cervelloni elettronici governati da menti brillanti, c’è più spazio per i colpi di genio. Precipitato al diciottesimo posto dopo i primi dieci giri il BottoneCampione, grazie ad un’ indovinata strategia e una discreta destrezza, riesce a risalire fino al quinto posto, contribuendo cosi a riempire di ridicolo la quindicesima posizione finale di uno come Felipe.

L’aria della zona d’arrivo, altrimenti detta Piazza del Paese è satura dalla puzza di gomma bruciata. Fermare un proiettile lanciato a centoventi kilometri all’ ora con il solo ausilio dei tacchi delle scarpe sortisce da sempre il duplice effetto di essere sia lassativo che aggressivo come un lacrimogeno modificato ad arte.

A pochi kilometri da li l’odore proveniente da freni a seicento gradi e dai motori in fase di raffreddamento lasciano il giusto spazio alla festa a base di spumante e coriandoli che coinvolge la doppietta di piloti del nuovo Campione del Mondo Costruttori RedBull e la terza posizione dell’ancora in testa al Campionato Piloti Alonso.

Sebaltazar alza al cielo il suo trofeo innaffiando tutti i presenti con il giusto mix di PepsiCola e Mentos. Il primo premio di quest’anno è il musetto di una Sauber raccolto un paio d’anni fa e rattoppato ad arte dalle sapienti mani del padre/commissario di pista di HamInacio.

FernandoEduardo deve accontentarsi di un pezzo da museo : un deflettore laterale spezzato a metà di una BAR. Non male come regalo per i suoi primi nove anni.

Pazienza. L’anno prossimo andrà meglio. Anzi, l’anno prossimo farà il grande salto. Si costruirà un GoKart a motore e scenderà giù fino ad Interlagos a provarlo. Proprio come il pronipote del BisnonnoSchizzato.

E chissenefrega se il vicino denuncerà il furto del nuovo tagliaerba…

http://www.pierpaologelussiphotographer.com/

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