Ducati, la regina dello “Stop & Go”: perché Motegi può esaltare la Desmosedici

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Il Motomondiale si appresta a sbarcare in Asia per l’attesissimo Gran Premio del Giappone, appuntamento cruciale della stagione MotoGP.

Il teatro della sfida sarà il celebre Mobility Resort Motegi, storicamente conosciuto come Twin Ring Motegi: un tracciato di proprietà Honda che rappresenta una delle sfide tecniche e fisiche più impegnative dell’intero calendario.

Con una lotta al titolo ancora estremamente aperta, comprendere le caratteristiche del circuito di Motegi e il modo in cui i diversi prototipi reagiscono alla sua particolare configurazione diventa fondamentale per immaginare i possibili scenari del weekend.

I dati tecnici del Mobility Resort Motegi

Prima di entrare nel vivo dell’analisi, vediamo i numeri principali che caratterizzano la pista giapponese:

  • Lunghezza del tracciato: 4,8 km
  • Numero di curve: 14, di cui 8 a destra e 6 a sinistra
  • Larghezza della pista: 15 metri
  • Rettilineo più lungo: 762 metri
  • Senso di marcia: orario

Numeri che, da soli, non raccontano però la vera particolarità di Motegi.

La filosofia “Stop & Go”: perché la tecnica della moto fa la differenza

A differenza di tracciati molto fluidi e basati sulla percorrenza, come Phillip Island o il Mugello, Motegi rappresenta quasi la quintessenza del layout “Stop & Go”.

La pista propone una continua alternanza tra forti accelerazioni dalle basse velocità, brevi rettilinei e frenate molto impegnative.

In questo scenario, la velocità di percorrenza a centro curva passa in secondo piano rispetto a due fattori cruciali.

Il primo è la stabilità in staccata. L’anteriore viene sottoposto a fortissime sollecitazioni e il pilota ha bisogno di fidarsi completamente della moto per entrare in curva mantenendo pressione sul freno senza perdere precisione.

Il secondo è la trazione in uscita. Bisogna riuscire a trasferire a terra tutta la potenza disponibile nel minor tempo possibile, limitando lo spinning della gomma posteriore e il wheelie nelle accelerazioni più violente.

Ed è proprio qui che alcune caratteristiche della Ducati possono diventare particolarmente interessanti.

Ducati, KTM, Aprilia, Yamaha e Honda: chi può adattarsi meglio a Motegi?

Le caratteristiche dei diversi prototipi possono creare differenze importanti su un circuito di questo tipo.

Ducati: il riferimento nello Stop & Go

La Desmosedici GP ha dimostrato negli ultimi anni di essere particolarmente efficace nei tracciati caratterizzati da forti frenate e successive accelerazioni.

Stabilità in ingresso, grande capacità di scaricare potenza a terra e un’elettronica estremamente raffinata rappresentano caratteristiche particolarmente adatte alle esigenze di Motegi.

Non significa automaticamente essere imbattibili, ma sulla carta il layout giapponese sembra sposarsi molto bene con i punti di forza della Ducati.

KTM: aggressiva nelle ripartenze

La RC16 ha spesso mostrato ottime qualità nei tornanti stretti e nelle situazioni in cui serve cambiare rapidamente direzione e accelerare con decisione.

La capacità di chiudere le linee e la buona trazione possono diventare armi importanti, anche se la gestione degli pneumatici sulla distanza resta una variabile fondamentale.

Aprilia: sempre più completa

La RS-GP ha compiuto importanti passi avanti anche nelle fasi a bassa velocità e nella ricerca del grip meccanico.

La moto di Noale continua però a mostrare caratteristiche particolarmente interessanti nei tratti più fluidi e nelle curve di percorrenza, mentre Motegi richiede soprattutto frenata, ripartenza e stabilità longitudinale.

Yamaha e Honda: il fattore casa

Per Yamaha e Honda il Gran Premio del Giappone ha inevitabilmente un significato particolare.

Su una pista che richiede accelerazione e grande efficacia nei rilanci, la sfida sarà riuscire a sfruttare al massimo trazione, elettronica e stabilità in frenata per contrastare i prototipi europei.

L’analisi delle curve: i punti chiave e i freni Brembo

Secondo i dati dei tecnici Brembo, i piloti utilizzano i freni in ben 10 delle 14 curve di Motegi. Cinque di queste frenate richiedono una pressione sulla leva superiore ai 4 secondi.

Questo continuo stress termico costringe i team ad adottare i dischi in carbonio ventilati da 355 mm ad alto spessore.

MotoGP in staccata  con le Ducati impegnate nella fase di frenata
Tratto del circuito Caratteristica tecnica Comportamento richiesto alla moto
Curve 1 – 4 Doppia piega a destra e inserimenti stretti Massima precisione dell’avantreno per non perdere la linea ideale.
Curva 5 (Discesa) Staccata secca con pendenza a favore Bilanciamento ottimale del telaio per evitare il sollevamento del retrotreno.
Curve 9 – 10 Angolo acuto (“V Corner”) e tornantino lento Erogazione fluida ed elettronica impeccabile per ripartire da marce bassissime.
Curva 11 (90° Corner) Frenata violenta al termine del rettilineo in discesa Massimo sforzo per l’impianto frenante; serve stabilità longitudinale assoluta.

Dal tornantino al “90-Degree Corner” (Curva 11)

Il punto più critico del weekend si sviluppa tra la Curva 10, il tornantino, e la Curva 11.

Usciti dal tornante in prima marcia – dove l’erogazione della Ducati può fare la differenza – i piloti spalancano il gas sul rettilineo posteriore in discesa di 762 metri.

Al termine del dritto si staglia il 90-Degree Corner, uno dei principali punti di sorpasso di Motegi.

Qui i freni raggiungono temperature molto elevate e i piloti subiscono una forte decelerazione. Chi dispone di una moto stabile nel beccheggio, come la Ducati, può ritardare la staccata fin dentro il cordolo, completando il sorpasso decisivo.

MotoGP in accelerazione dal tornantino del circuito di Motegi

Variabili meteo e pronostico

Oltre alla pura tecnica, le squadre dovranno fare i conti con il meteo autunnale giapponese. La collocazione geografica di Motegi, immersa in una zona montuosa della prefettura di Tochigi, espone il circuito a repentini cambi di temperatura e piogge torrenziali.

Se la pista rimarrà asciutta, la combinazione tra il layout e le doti della Ducati pone i piloti di Borgo Panigale come naturali favoriti. Tuttavia, le doti di staccatori di piloti KTM e la gestione di una potenziale gara Flag-to-Flag (con cambio moto sotto la pioggia) potrebbero rimescolare completamente le carte in tavola.

“Traiettorie Tecniche” a cura di Simone Pedatella

FAQ sul circuito di Motegi e la MotoGP

Perché Motegi viene definito un circuito Stop & Go?

Perché il tracciato alterna numerose frenate importanti, curve a bassa velocità e forti accelerazioni. La capacità di rallentare la moto rapidamente e ripartire con grande trazione è quindi più importante rispetto alla pura velocità di percorrenza.

Quanto è lungo il circuito di Motegi?

Il Mobility Resort Motegi misura circa 4,8 km, presenta 14 curve – 8 a destra e 6 a sinistra – e un rettilineo massimo di 762 metri.

Perché la Ducati può essere competitiva a Motegi?

Le caratteristiche della Desmosedici, in particolare la stabilità in frenata, la trazione e l’efficacia nelle accelerazioni dalle basse velocità, possono adattarsi bene alla configurazione Stop & Go di Motegi.

Perché i freni sono così importanti a Motegi?

Motegi è classificato tra i circuiti più impegnativi per gli impianti frenanti della MotoGP. Cinque frenate sono considerate particolarmente severe e sulla pista giapponese vengono utilizzati dischi anteriori maggiorati per gestire le elevate sollecitazioni.

Qual è uno dei principali punti di sorpasso a Motegi?

La frenata di curva 11, il cosiddetto 90-Degree Corner, al termine del rettilineo posteriore, rappresenta uno dei punti più favorevoli per tentare un sorpasso.

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