Ermanno Frassoni

Gabriele Volpato entusiasta del test Formula Abarth: “Le monoposto non sono un capitolo chiuso”

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A cura di Ermanno Frassoni

Fornitegli un mezzo provvisto di motore e lui di certo non si farà pregare. Gabriele Volpato, 17enne pilota italiano impegnato a tempo pieno nella divisione Open del campionato Euro-Racecar Nascar Touring Series 2013 nelle file del team Gonneau/OverDrive sotto la meticolosa supervisione della società di management Pistone Motorsport, che ne gestisce gli aspetti cruciali della carriera, è stato infatti selezionato dai vertici della Scuola Federale ACI CSAI e di Ferrari Driver Academy, ovverosia il prestigioso programma giovani del Cavallino Rampante, per una full immersion di due giorni sul circuito di Vallelunga, vicino Roma, da sublimare al volante di accattivanti monoposto di Formula Abarth messe a disposizione dagli istruttori.

L’iniziativa, inserita nell’ambito del Progetto Giovani sostenuto da ACI CSAI in collaborazione con Ferrari Driver Academy per la valorizzazione dei talenti del motorsport nostrano, ha permesso a Volpato, kartista e poi formulista per quanto attiene alla propria formazione agonistica, di trascorrere una prima giornata di acclimatamento tra sessioni virtuali al simulatore, prove psico-attitudinali, attività in palestra e predisposizione ottimale del posto guida in attesa di scendere finalmente in pista venerdì 14 giugno insieme agli altri tre giovani piloti selezionati, in rigoroso ordine alfabetico Francesco Iacovacci, Alessio Piccini e Cristopher Zani.

Il ruolo di sapienti angeli custodi intervenuti nella due giorni di Vallelunga è spettato a personaggi di spicco quali Gian Carlo Minardi, Raffaele Giammaria, Andrea Piccini ed Enrico Toccacelo, un eterogeneo parterre pronto a dispensare piccole astuzie e suggerimenti all’indirizzo degli scalpitanti virgulti scelti in virtù di un promettente pedigree da corsa.

«La convocazione per lo stage in Formula Abarth è arrivata un po’ a sorpresa – spiega Gabriele Volpato – sapevo che l’ACI CSAI stava seguendo gli sviluppi della mia carriera anche perché c’era stato un interessamento già l’anno scorso quando correvo nella Kia Green Scout Cup, ciononostante devo ammettere che la chiamata l’ho ricevuta soltanto due settimane fa. Sì, è stata una bella sorpresa!».

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«Questo è il secondo anno consecutivo in cui mi dedico anima e corpo alle ruote coperte – ricorda il pilota torinese – obiettivamente non è stato semplice ritrovare subito il feeling visto che la Chevrolet Camaro dell’Euro-Racecar è tutt’altra cosa rispetto a una monoposto di Formula Abarth. Credo comunque di essermela cavata bene e sono soddisfatto dell’opportunità di effettuare un test valutativo patrocinato da ACI CSAI e Ferrari Driver Academy. È un fatto positivo non soltanto per il sottoscritto ma anche per il motorsport italiano in generale».

In predicato di tornare al volante della propria Stock Car nel quarto appuntamento dell’Euro-Racecar in programma sull’ovale di Tours, in Francia, il 6/7 luglio, Volpato non ha dubbi quando si parla di differenze di guida tra una Chevrolet da 400 cavalli e una monoposto di Formula Abarth: «Riadattarsi alla frenata rappresenta sempre la sfida maggiore. Con le formule si frena molto più tardi di quanto non avvenga nell’abitacolo della mia Camaro. Il carico aerodinamico, unito alla risposta delle mescole degli pneumatici, consente al pilota di impostare una staccata brutale, niente a che vedere insomma con le reazioni di una macchina dell’Euro-Racecar».

«Con i colleghi Iacovacci, Piccini e Zani il confronto è stato completo – prosegue Gabriele – abbiamo cominciato il giovedì con una serie di test preparatori, dopodiché pur partendo da basi diverse i riscontri cronometrici del giorno successivo ci hanno visti tutti abbastanza vicini. Conosco bene il circuito di Vallelunga, dove in passato ho girato con un Prototipo, una monoposto e un paio di vetture Turismo. Il tracciato è veloce e al tempo stesso probante sotto il profilo della guida, senza contare le infrastrutture all’avanguardia. È stata, ancora una volta, un’esperienza bellissima: mi auguro di poter cogliere presto un’altra occasione del genere».

«Le monoposto non sono un capitolo chiuso, qualunque categoria si scelga l’ambiente è molto formativo e spero un domani di poter pianificare almeno un paio di stagioni nel mondo delle ruote scoperte. Purtroppo il budget riveste un ruolo determinante e al momento costituisce un ostacolo non da poco. Se devo essere sincero, mi sarebbe piaciuto maturare da subito qualche esperienza in più sulle monoposto e passare in seguito alle ruote coperte. Ora, però, intendo mettere a frutto il «tirocinio» in una serie altamente competitiva qual è l’Euro-Racecar. Vedremo cosa mi riserverà il futuro, qualora intravedessi una chance concreta in monoposto la valuterei con attenzione insieme alla mia famiglia, agli sponsor e al mio manager».

Bilancio positivo per Sharon Scolari nella trasferta Legends di Varano: “Una grande emozione salire sul podio”

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A cura di Ermanno Frassoni

Sul podio di Varano de’ Melegari, nel Parmense, sventola l’inconfondibile vessillo rossocrociato della Svizzera mentre Sharon Scolari, 18 anni compiuti lo scorso 7 dicembre, sfoggia un sorriso contagioso e mostra orgogliosa la coppa che testimonia il suo piazzamento nella top 3 maturato nell’incontro del campionato Legends Car Cup Italia andato in scena l’8/9 giugno al circuito «Riccardo Paletti».

«È stato un fine settimana molto divertente! – l’incipit scoppiettante della pilota elvetica, che in quel di Varano ha potuto prendere parte alla prima trasferta nazionale della Legends calandosi nell’abitacolo dell’inseparabile vettura #1 – Per me si è trattato di acquisire la giusta confidenza con un circuito veloce, dopodiché i tempi sono venuti fuori. Ho girato subito forte e la consapevolezza di affrontare una pista a me sconosciuta non ha influito minimamente sul risultato, anzi! Il weekend è andato benone e se non fosse stato per una collisione, avvenuta in Gara 3, credo sarei riuscita a conquistare anche una piazza d’onore».  

«Ho centrato l’obiettivo che mi ero prefissata, cioè un podio – prosegue Sharon – era la prima volta e non è facile esprimere a parole le emozioni provate in quei frangenti. La decisione di salire sul palco d’onore con la bandiera del mio Paese ha rappresentato un gesto naturale, ci tenevo a farlo! Soltanto un pilota può comprendere appieno cosa significhi agguantare un gradino del podio. Ho sperimentato sulla mia pelle un aspetto esaltante delle corse, ma devo ammettere che anche le sensazioni di adrenalina provate nelle gare non possono essere lasciate sullo sfondo».

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La giovane driver originaria del Canton Ticino, che ha eletto l’Italia quale seconda patria complici il supporto ricevuto da Adriano Monti, patron della Legends Car Cup nazionale, e l’intesa raggiunta con la società torinese di management Pistone Motorsport, si è fatta un’idea precisa circa il livello di competitività dei piloti impegnati nella serie: «Mettendo a confronto i cronologici segnati durante il weekend di Varano dai drivers impegnati nel campionato italiano con quelli dei piloti del trofeo svizzero, al di là dei cavalli del motore, le differenze emerse sono state davvero minime».

Tra i volti noti della Legends Car Cup Italia non possono certo passare inosservati i lineamenti di Franco Bobbiese, giornalista televisivo che in diverse occasioni ha voluto provare l’ebbrezza del pilotaggio in prima persona. «Sì, certo, da un po’ di tempo Franco è diventato parte integrante del paddock Legends. Con lui c’è sempre molto di cui parlare, dal set up delle vetture alle lotte per una posizione in gara. Insieme ci si diverte anche nelle pause dalla competizione».

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La stagione agonistica 2013, ormai entrata nel vivo, sembra promettere ulteriori soddisfazioni a Sharon Scolari, che arrivando dalla natia Svizzera sta cercando, con realismo e umiltà, di ripercorrere le orme di illustri connazionali quali Simona de Silvestro, Cyndie Allemann, Natacha Gachnang e Rahel Frey: «Sono molto motivata in vista dei prossimi appuntamenti della Legends Car Cup Italia. I risultati positivi aiutano ad acquisire sicurezza nei propri mezzi, quindi sono convinta che per i miei colleghi rappresenterò spesso una spina nel fianco!».

Euro Nascar – Brands Hatch review, Gabriele Volpato: “Un weekend in sordina fa parte del gioco”

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A cura di Ermanno Frassoni

Onestà e trasparenza. Sono doti che non fanno difetto a Gabriele Volpato, alfiere della Chevrolet Camaro #64 del team Gonneau/OverDrive e protetto della società Pistone Motorsport Management, che nel terzo appuntamento dell’Euro-Racecar Nascar Touring Series 2013 andato in scena a Brands Hatch, in Gran Bretagna, l’8/9 giugno scorsi, ha dovuto ingoiare il rospo di un ritiro per incidente in Gara 1 quando navigava poco oltre la top 5 e la parziale soddisfazione di un settimo posto nella frazione Open disputata la domenica dinanzi a un pubblico da grandi occasioni.

«Per Brands Hatch speravo in qualcosa di meglio – ammette Volpato, 17 anni compiuti l’1 giugno, che caratterialmente si posiziona agli antipodi rispetto alla figura del pilota pronto ad aprire con una facilità disarmante l’effimero libro delle scuse – è andata com’è andata e adesso preferisco concentrarmi sul prossimo round del campionato. Il 6/7 luglio sarò infatti in azione a Tours, in Francia, su un circuito ovale di 600 metri con un banking di nove gradi che promette scintille».  

Il bottino di punti raccolto nella manche della domenica consente al veloce pilota torinese di non perdere il contatto con i colleghi meglio piazzati nella classifica generale della divisione Open. Quella di Volpato, insomma, è una quinta posizione da tenere d’occhio, a 56 lunghezze di distanza dal leader Josh Burdon ma con all’attivo due arrivi nella top 5 (i terzi posti di Nogaro e Digione) e quattro nella top 10. Senza dimenticare che alla bandiera a scacchi della stagione, escludendo la prova extra classifica in Spagna, mancano sei gare (tre eventi).

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Gabriele Volpato (Driver, Team Gonneau/OverDrive): «Non nego che lì per lì, mentre macinavo i primi chilometri in pista, i numerosi saliscendi e i cambi di pendenza tipici del circuito Indy di Brands Hatch mi hanno fatto ricordare quali siano le differenze tra un test svolto al simulatore di guida virtuale e una prova effettuata in vettura per conoscere direttamente le varie sezioni di un tracciato. Le sensazioni che ho sperimentato affrontando la discesa della Paddock Hill Bend non le avevo mai provate prima su nessun altro circuito! Sono arrivato a Brands Hatch pensando di imparare in fretta i segreti della pista, invece c’è voluto del tempo per raggiungere un buon livello di feeling e tuttora credo di avere ancora parecchio da lavorare. È un tracciato molto tecnico e impegnativo ma nel complesso è stato persino divertente».

«Di concerto con il team abbiamo deciso di impostare un set-up quasi da ovale, quindi asimmetrico, purtroppo però dopo un primo momento in cui le cose sembravano essersi messe bene io e Yann Zimmer, che utilizza la Chevrolet Camaro #64 nella divisione Elite, ci siamo resi conto di quanto fosse difficile tirare fuori la performance dall’intero pacchetto. Qualcosa è andato storto già nelle prove libere, quando ho accusato un problema all’acceleratore e ho potuto percorrere soltanto poche tornate. Dopo il patatrac di Gara 1 ho cercato di limitare i danni, anche perché la doppia foratura rimediata il sabato ha costretto i meccanici a montare due gomme usate che mi permettessero di prendere parte a Gara 2. Il settimo posto non mi entusiasma, ciononostante so bene che un weekend in sordina fa parte del gioco».

«Per il resto, in un campionato come l’Euro-Racecar i contatti e le sportellate sono all’ordine del giorno, è giusto che sia così, anche se personalmente in Gara 1 ho avuto la peggio in un confronto abbastanza duro con Joaquin Gabarron. Vedo meno favorevolmente la gestione dei doppiati: il regolamento dice che chi non è nel giro del leader della corsa ha comunque facoltà di mantenere la sua traiettoria indipendentemente dalla vettura che sta sopraggiungendo alle spalle. Il guaio è che spesso ci si trova davanti un muro e, quando si battaglia per posizioni importanti, diventa seccante rischiare un contatto perché il doppiato davanti non ne vuole sapere di dare strada. Se poi il circuito è corto e stretto, vedi il caso di Brands Hatch, tali problemi diventano ancora più tangibili. Conto di rifarmi sull’ovale di Tours!».

Euro Nascar – Brands Hatch, Gare 2 Elite/Open: Festeggiano Vilariño e Gandon, buon recupero per Volpato

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A cura di Ermanno Frassoni

Domenica da bagno di folla per l’Euro-Racecar Nascar Touring Series 2013 di scena sul celebre impianto di Brands Hatch, in Gran Bretagna, teatro del terzo meeting stagionale dopo le tappe francesi di Nogaro e Digione.

A fare gli onori di casa, insieme all’applauditissimo American SpeedFest, cioè un festival della velocità a stelle e strisce imbastito nel Kent, ci hanno pensato gli alfieri delle divisioni Elite e Open, in rappresentanza di 13 Paesi europei ed extraeuropei, che si sono prodigati in pista per domare i 400 cavalli delle muscolari Stock Car la cui popolarità raggiunta Oltreoceano non ammette discussioni.

ELITE. Il cielo coperto e le temperature inglesi affatto clementi non contribuiscono a variare le generalità dei protagonisti per quanto attiene alla gara domenicale della divisione riservata ai piloti più esperti. Incassata la vittoria del sabato, giunta un po’ a sorpresa considerando la cavalcata di Frédéric Gabillon, poi azzoppato da un contatto con Romain Iannetta, il leader della classifica generale Ander Vilariño ha completato l’ennesimo weekend perfetto andando a centrare il sesto trionfo della stagione a fronte delle sei gare disputate con buona pace degli avversari. Piazza d’onore per il concreto Gabillon, che sulla #5 del team Rapido Racing ha avuto la meglio sul coriaceo svedese Freddy Nordstrom. Fuori dal podio la Chevrolet #64 di Yann Zimmer e la #9 di Javier Villa. Sesta posizione ad appannaggio di Luke Wright, a proprio agio sul circuito di casa, che si è tolto lo sfizio di precedere Anthony Garbarino del team TFT. Ottavo Iannetta, finito nell’occhio del ciclone dopo il penalty del sabato, e nono Nicolò Rocca.

OPEN. L’eroe della domenica è Anthony Gandon del team TFT. Lo smaliziato driver francese ha seguito passo dopo passo le evoluzioni del leader Josh Burdon, vincitore il sabato, fino a quando il motore della #18 dell’australiano ha reso l’anima a pochi chilometri dalla bandiera a scacchi. Una beffa per Burdon, che stava studiando con profitto per diventare il Vilariño della Open (quattro successi su sei in questa stagione). Dietro al sornione Gandon, capace di fare gara a sé insieme allo sfortunato Burdon, la gloria è arrivata sottoforma di un piazzamento sul podio per Guillaume Rousseau, autore di un bel sorpasso alla Druids ai danni di Vincent Gonneau, e Julien Goupy. Quarto posto di sostanza per l’idolo locale Ian Gough, pilota della Chevrolet SS #92 del team Gough Racing. In quinta posizione si è arroccato Enzo Pastor, alfiere del team TFT, che ha ridimensionato le velleità di Joaquin Gabarron, sesto all’arrivo. Da evidenziare il recupero dell’italiano Gabriele Volpato che, assecondato dalla Chevrolet Camaro #64 del team Gonneau OverDrive, è risalito abilmente giro dopo giro fino ad agguantare un prezioso settimo posto. Nella top ten anche l’americano Kevin O’Connell e il duo composto da Stephane Sabates e Sailesh Bolisetti.

Il variopinto circus dell’Euro-Racecar si prepara ora a virare verso la Francia centro-occidentale dove nel fine settimana del 6/7 luglio i piloti delle divisioni Elite e Open daranno battaglia sul circuito ovale di Tours, 600 metri di lunghezza e un banking di 9 gradi che promette di stupire i supporters della categoria.

Classifica Elite: 1. Vilariño  (TFT) in 31 giri; 2. Gabillon (Rapido Racing by Still); 3. Nordstrom (Rapido Racing by Still); 4. Zimmer (Gonneau/OverDrive); 5. Villa (Scorpus Racing).

Classifica Open: 1. Gandon (TFT) in 26 giri; 2. Rousseau (Bull Racing); 3. Goupy (Rapido Racing by Still); 4. Gough (Gough Racing); 5. Pastor (TFT); 7. Volpato (Gonneau/OverDrive).

Euro Nascar – Brands Hatch, Gare 1 Elite/Open: In cattedra Vilariño e Burdon, a Volpato non basta la grinta

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A cura di Ermanno Frassoni

Ottenere il miglior crono possibile nelle qualifiche e partire, di lì a qualche ora, per la disputa delle prime due gare del weekend. E’ stato il compito richiesto oggi ai piloti delle divisioni Elite e Open, impegnati sul circuito inglese di Brands Hatch per il terzo meeting stagionale del campionato Euro-Racecar Nascar Touring Series 2013, che hanno vissuto un sabato ad alta tensione senza poter disporre del tempo materiale per razionalizzare il riscontro delle prove ufficiali a causa della rapida riapertura delle ostilità con il pronti-via di Gara 1.

ELITE. I quindici minuti più tirati del fine settimana, cioè quelli chiamati a determinare lo schieramento di partenza, avevano regalato la pole position a un Frédéric Gabillon che in gara ha dovuto cedere il passo agli arrembanti Ander Vilariño e Freddy Nordstrom. Per il portacolori del team Rapido Racing by Still, penalizzato da un contatto con Romain Iannetta, è così maturato un terzo posto che probabilmente non rende giustizia alle legittime aspirazioni del francese dopo le qualifiche. A cogliere il quinto trionfo consecutivo è stato Vilariño, ancora una volta padrone della Chevrolet Camaro #2 preparata dal top team TFT Banco Santander. Alle spalle del campione in carica dell’Euro-Racecar ha fatto capolino lo svedese Nordstrom, capace di ereditare una preziosa piazza d’onore da Iannetta, sanzionato per la manovra compiuta ai danni di un esterrefatto Gabillon. Giù dal podio la #64 di Yann Zimmer seguita dallo staff del team Gonneau/OverDrive e abitualmente affidata alle cure dell’italiano Gabriele Volpato nella Open. A completare la top 5 il driver locale Luke Wright del team Scorpus Racing.

OPEN. E’ pomeriggio inoltrato a Brands Hatch quando viene finalmente sventolata la bandiera verde che indica il via libera al plotone dei piloti rimasti a guardare i colleghi durante la tappa Elite. Il ruolo di protagonista spetta al poleman Josh Burdon, che al volante della #18 del team Scorpus Racing dimostra di saper uscire indenne dai molteplici trabocchetti del circuito inglese precedendo allo sventolare della bandiera a scacchi i francesi Anthony Gandon (TFT) e Julien Goupy (Rapido Racing by Still). L’australiano Burdon, autore anche del giro più veloce, coglie il quarto successo dell’anno a fronte delle cinque gare finora disputate riuscendo a destreggiarsi ottimamente nelle convulse situazioni di ripartenza. Detto di Gandon e Goupy, entrambi sul podio, va menzionato il quarto posto di Vincent Gonneau davanti a Enzo Pastor. Sabato difficile per Gabriele Volpato, che ha navigato a lungo poco oltre la top 5 dopo essere scattato dodicesimo, salvo poi incappare in uno stop sull’erba negli ultimi chilometri alla curva Graham Hill. Il giovanissimo pilota della Chevrolet Camaro #64 del team Gonneau/OverDrive ha tuttavia mostrato una buona dose di grinta nei corpo a corpo che l’hanno contrapposto tra gli altri a Guillaume Rousseau, poi sesto all’arrivo. La rivincita potrebbe maturare già domenica in Gara 2. 

Domani l’Euro-Racecar rinnoverà l’appuntamento con i propri sostenitori alle ore 12:45 locali in concomitanza con lo start della Gara 2 Elite. Bisognerà invece pazientare fino alle 16:15 per assistere allo sventolare della bandiera verde per quanto attiene alla seconda frazione della divisione Open.

Classifica Elite: 1. Vilariño  (TFT) in 27 giri; 2. Nordstrom (Rapido Racing by Still); 3. Gabillon (Rapido Racing by Still); 4. Zimmer (Gonneau/OverDrive); 5. Wright (Scorpus Racing).

Classifica Open: 1. Burdon (Scorpus Racing) in 25 giri; 2. Gandon (TFT); 3. Goupy (Rapido Racing by Still); 4. Gonneau (Gonneau/OverDrive); 5. Pastor (TFT).

Euro Nascar – Brands Hatch, Qualifiche Elite/Open: Gabillon davanti a Vilariño, Burdon non delude le attese

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A cura di Ermanno Frassoni

Per il terzo anno consecutivo i bolidi dell’Euro-Racecar Nascar Touring Series piantano le tende a Brands Hatch, in Gran Bretagna, dove il paddock della categoria diventa assoluto protagonista del weekend complice l’American SpeedFest, ovverosia il festival della velocità in salsa «stars & stripes», chiamato a catalizzare l’attenzione del competente pubblico di matrice inglese.

ELITE. La notizia è che Frédéric Gabillon riesce nell’impresa di interrompere lo strapotere di Ander Vilariño in una sessione di qualifica dell’Euro-Racecar svoltasi all’asciutto nonostante la minaccia meteo di un cielo parzialmente nuvoloso. L’alfiere della #5 gestita dal team Rapido Racing by Still ha dunque regolato le ambizioni del campione in carica infliggendo allo spagnolo un distacco di poco superiore al decimo di secondo. Terza piazza per Freddy Nordstrom, indomito portacolori della #44, che si è lasciato alle spalle la vettura affidata a Javier Villa. Riscontri incoraggianti anche per Yann Zimmer, sesto in griglia, e Nicolò Rocca, settimo al via.

OPEN. Il leader della classifica generale Josh Burdon non fallisce un colpo e piazza la sua #18 del team Scorpus Racing davanti alla #7 di Anthony Gandon, alfiere del TFT, e alla #44 di Julien Goupy. Quarta e quinta casella ad appannaggio rispettivamente di Guillaume Rousseau e Vincent Gonneau. Dodicesimo crono per Gabriele Volpato, che al volante della Chevrolet Camaro #64 del team Gonneau/OverDrive punta a risalire posizioni al momento della riapertura delle ostilità. Più attardati Sailesh Bolisetti, tredicesimo, e l’americano Kevin O’Connell, autore del quattordicesimo tempo e una tantum ospite della categoria a Brands Hatch.

La giornata dell’Euro-Racecar riprenderà alle ore 12:30 locali con la prima gara della divisione Elite. Gara 1 Open scatterà invece alle 17:00 e si concluderà, secondo le previsioni, dopo venticinque minuti.  

Classifica Elite: 1. Gabillon (Rapido Racing by Still) in 48.390; 2. Vilariño (TFT) +0.114; 3. Nordstrom (Rapido Racing by Still) +0.302; 4. Villa (Scorpus Racing) +0.364; 5. Wright (Scorpus Racing) +0.451.

Classifica Open: 1. Burdon (Scorpus Racing) in 49.083; 2. Gandon (TFT) +0.101; 3. Goupy (Rapido Racing) +0.445; 4. Rousseau (Bull Racing) +0.518; 5. Gonneau (Gonneau/OverDrive) +0.584; 12. Volpato (Gonneau/OverDrive) +1.579.

Euro Nascar – Pistone Motorsport preview – Gabriele Volpato: “A Brands Hatch venderò cara la pelle”

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A cura di Ermanno Frassoni

«Salire su un kart è un ottimo allenamento – rivela Gabriele Volpato, giovanissimo pilota torinese iscritto nella divisione Open dell’Euro-Racecar Nascar Touring Series 2013 con i colori del team Gonneau/OverDrive – appena posso mi precipito in pista per mettermi al volante di un KZ, vale a dire un kart 125cc con le marce. Per mantenermi in forma e non perdere le buone abitudini frequento, parallelamente all’impegno nella Nascar europea, il campionato italiano 125 Rok».  

Il tempo è una risorsa determinante per un atleta e Volpato, l’italiano meglio piazzato in Euro-Racecar dopo Nogaro e Digione complici due terzi posti conquistati con i denti che gli valgono al momento la quarta posizione in classifica generale dietro al temibile trio Burdon-Goupy-Gandon, intende affrontare il prossimo round previsto a Brands Hatch, in Gran Bretagna, nel weekend dell’8/9 giugno, prestando la massima attenzione ai dettagli che potrebbero metterlo nella condizione di vivere un altro fine settimana da protagonista sulla sua Chevrolet Camaro da 400 cavalli.

Gabriele Volpato (Driver, Team Gonneau/OverDrive): «Ritengo che le caratteristiche del circuito di Brands Hatch possano sposarsi con le mie preferenze di guida. Di norma sono a mio agio sulle piste tecniche che hanno in repertorio tanti saliscendi e cambiamenti di pendenza. Non penso che sarà una passeggiata perché stiamo pur sempre parlando di un tracciato lungo meno di due chilometri con i guard-rail posti in prossimità della sede stradale. La mia strategia consisterà nell’affrontare le problematiche della pista passo dopo passo allo scopo di carpirne i segreti. Le velocità che si raggiungeranno sull’impianto Indy non sono poi un elemento da sottovalutare. Quando parto per un fine settimana di gara l’obiettivo è la vittoria, ma sarei ugualmente contento se riuscissi a concludere nella top 3 entrambe le gare. Il livello del campionato è molto alto e le ambizioni personali devono tenere conto anche di questo».

«Tra Nogaro e Digione credo di avere instaurato un feeling crescente con la Chevrolet, ho avuto questa impressione soprattutto nella parte finale del weekend in Borgogna. L’idea di domare i 400 cavalli della Camaro comincia a divertirmi, senza dimenticare il forte affiatamento venutosi a creare con gli uomini del team Gonneau/OverDrive e lo staff di Pistone Motorsport Management. Intanto ho raccolto un budget sufficiente per terminare la stagione e ciò mi rassicura in vista dei prossimi appuntamenti. I fans che ci seguono recitano un ruolo primario nel parterre dell’Euro-Racecar: a Nogaro, per l’apertura del campionato, le tribune erano gremite, e anche a Digione la risposta degli appassionati è stata entusiasmante. A livello di visibilità sono consapevole che il solo fatto di poter correre davanti a così tanto pubblico può fare la differenza. Gli avversari, inoltre, hanno il pedigree giusto per mettere alla prova le capacità di un pilota. Per me, reduce da un 2012 positivo in una serie italiana, confrontarmi con certi nomi è appagante. Un professionista del volante deve sapersi destreggiare tra la necessità di mettere a punto la vettura e l’impegno richiesto dalle attività promozionali. Mi riferisco alle interviste, alle sessioni di autografi e al rapporto con gli sponsor; anche sotto questo punto di vista l’Euro-Racecar amplifica la portata della sfida proponendo ai drivers un pacchetto completo».

Euro Nascar – Brands Hatch preview, è qui la festa! L’Euro-Racecar evento clou dell’American SpeedFest

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A cura di Ermanno Frassoni

Un weekend di passione in piena regola. È quello che andrà in scena a Brands Hatch, in Gran Bretagna, nella splendida cornice di un anfiteatro naturale capace nel periodo intercorso tra il 1964 e il 1986 di ospitare più volte i bolidi della Formula 1.

L’8/9 giugno 2013, infatti, il campionato Euro-Racecar Nascar Touring Series, conclusa una prima «campagna» francese caratterizzata dalle doppie tappe di Nogaro (31 marzo-1 aprile) e Digione (11-12 maggio), approderà sul circuito che l’ex pilota della Ferrari Gerhard Berger, 210 Gran Premi disputati in carriera, ebbe a definire senza timori di smentita «il più bel posto del mondo per scendere in pista».

Hanno di recente disputato gare a Brands Hatch due serie che godono al momento di ottima salute, vale a dire la Formula 3 europea, categoria in fase di rilancio, e un DTM sempre più orientato verso i contesti internazionali. Molto significativo il rapporto instaurato dagli organizzatori dell’Euro-Racecar con il tracciato sorto nel profondo Kent d’Oltremanica, non lontano da Swanley, a sudest del Regno Unito e a un centinaio di chilometri di distanza da Londra, capitale nonché centro nevralgico per i sudditi di Sua Maestà. 

A sventolare con compiaciuto orgoglio sull’impianto britannico ci sarà, oltre all’immancabile Union Jack, l’iconico vessillo a stelle e strisce degli Stati Uniti d’America. In concomitanza con il weekend Euro-Racecar si svolgerà non a caso l’American SpeedFest, uno spettacolare festival della velocità in salsa «stars & stripes» che ospiterà esibizioni di vetture Nascar Sprint Cup, Nationwide Series e Monster Truck oltre a sfide mangerecce a base di hot dogs e carne cotta al barbecue con rodei, musica dal vivo e altri divertimenti.

IL CIRCUITO. Le continue ondulazioni e i bruschi cambi di pendenza costituiscono la sfida maggiore agli occhi dei piloti chiamati a misurarsi con un circuito altamente tecnico e affatto semplice dal punto di vista dell’interpretazione. Per risultare veloci e competitivi a Brands Hatch l’identificazione di un buon assetto della vettura, sia essa una monoposto o una Stock Car da 400 cavalli, riveste un’importanza fondamentale. Il circuito Indy, ovverosia quello lungo soltanto 1.929 metri contro i 3.703 della versione GP, permette agli spettatori assiepati sulle tribune una visione d’insieme difficilmente riscontrabile in altri impianti. È qui che i piloti dell’Euro-Racecar dovranno trarre i riferimenti necessari allo scopo di totalizzare il massimo bottino possibile al termine di un fine settimana che si preannuncia combattuto. Clark Curve, Brabham Straight, Paddock Hill Bend e Hailwood Hill, giusto per menzionare un pugno di sezioni del variegato circuito di Brands Hatch, sono nomi che incutono una forma di rispetto quasi ancestrale nei concorrenti anche più giovani a causa delle straordinarie imprese compiute nella storia da grandi campioni dell’automobilismo.

ELITE. Il secondo appuntamento stagionale di Digione ha messo in mostra un Ander Vilariño ancora una volta senza rivali. Lo spagnolo, campione in carica nella divisione top della serie, ha indovinato il set up della propria Chevrolet Camaro #2 del team TFT regolando le ambizioni di Freddy Nordstrom in Gara 1 e di Frédéric Gabillon in Gara 2. Vilariño, un retroterra di primordine in monoposto in grado di fare da apripista a un presente da driver di riferimento nelle ruote coperte, ha infatti vinto quattro gare su quattro issandosi al comando della classifica generale a quota 191 punti davanti all’ottimo Yann Zimmer (-29) e al già citato Nordstrom (-33). Gli avversari, tra cui spicca per costanza di rendimento proprio lo svizzero Zimmer, portacolori della Camaro #64 divisa con l’italiano Gabriele Volpato, assicurano però di non voler restare a guardare.

OPEN. La graduatoria di campionato dice che dopo quattro corse Josh Burdon, il redditizio pilota australiano della #18 di Scorpus Racing, è in testa con 187 lunghezze davanti a Julien Goupy (-28), Anthony Gandon (-31) e Gabriele Volpato (-43). Se finora Burdon ha convinto (tre successi su quattro ottenibili) e il duo Goupy-Gandon ha confermato le attese sulla propria performance, un colpo di reni degno di nota è arrivato dal giovanissimo Volpato, rivelatosi particolarmente abile nel tradurre in risultati concreti i preziosi consigli elargiti dal top team Gonneau/OverDrive e dalla società Pistone Motorsport Management. Due i terzi posti fin qui contabilizzati dallo scalpitante pilota torinese, che sul selettivo impianto di Digione ha dimostrato di avere acquisito una indubbia consapevolezza agonistica andando ad arpionare un succulento piazzamento sul podio in Gara 2 dopo essere incappato in una destabilizzante foratura nelle ultime fasi della prima frazione del sabato. A Brands Hatch, complice un circuito che non perdona gli errori e i cali di intensità dei piloti, gli aspiranti attori protagonisti della divisione Open dovranno giocoforza iniziare il weekend con il piede giusto già allo start delle prime prove libere.

Orari del weekend (GMT+1)

Venerdì 7 giugno dalle 14:00 alle 14:45 Prove Libere 1; dalle 17:00 alle 17:45 Prove Libere 2.

Sabato 8 giugno dalle 09.30 alle 09:45 Qualifiche Elite; dalle 09:50 alle 10:05 Qualifiche Open; dalle 12:30 alle 12:55 Gara 1 Elite; dalle 17:00 alle 17:55 Gara 1 Open.

Domenica 9 giugno dalle 12:45 alle 13:10 Gara 2 Elite; dalle 16:17 alle 16:42 Gara 2 Open.

Legends Car Cup Italia – Sharon Scolari al via della prima trasferta nazionale a Varano: “Mi piace sfidare gli uomini in pista”

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A cura di Ermanno Frassoni

Il campionato Legends Car Cup Italia, nato e cresciuto a Castelletto di Branduzzo, nel Pavese, dove ha piantato le radici grazie alla competenza e alla lucidità di Adriano Monti, titolare del motodromo e autodromo lombardo, approderà nel fine settimana dell’8/9 giugno 2013 sul circuito «Riccardo Paletti» di Varano de’ Melegari (PR) per la disputa della prima trasferta nazionale.

Un evento di indubbia rilevanza per una categoria di vetture, ovverosia le Ford, Chevrolet e Dodge in scala 5/8 con propulsori di derivazione motociclistica capaci di erogare 140 cavalli, creata negli Stati Uniti nel 1992 in seguito all’intuizione di Humpy Wheeler, vulcanico ex promoter del Charlotte Motor Speedway che pensò di convertire le Dwarf cars per dare origine a serie locali e nazionali in grado di toccare tra gli altri Messico, Brasile, Gran Bretagna, Francia e Spagna.

A Varano, intenta a domare la sua Legends #1 da oltre 500 chilogrammi di peso, ci sarà la 18enne pilota elvetica Sharon Scolari, che dopo le esperienze maturate nel karting ha prontamente abbracciato il nostro Paese e la filosofia in stile «American Dream» del combattuto campionato italiano accettando però con entusiasmo l’imminente confronto con i colleghi della serie svizzera, ospiti una tantum nell’agone di scena al «Riccardo Paletti».

Come presenteresti la Legends Car Cup Italia per schiarire le idee a un appassionato di motori?

«Si tratta di un campionato che è stato concepito appositamente per dare sfogo alle velleità di chi desidera mettersi alla prova nell’abitacolo di una vettura da corsa. Le Legends sono infatti ben equilibrate e risultano divertenti da guidare con tutti i pregi di un mezzo nato per le competizioni».

Sei dell’opinione che la filosofia Legends, pur con gli inevitabili distinguo, abbia delle similitudini con quella delle gare Nascar?

«Di sicuro le analogie esistono e a mio giudizio poggiano su basi solide. Un weekend in pista al volante di una delle maneggevoli Legends ti coinvolge così tanto da lasciarti immergere in un mondo parallelo a quello delle corse americane. Va da sé che è poi inevitabile fare dei paragoni con il modo di intendere le competizioni ormai insito nel Dna degli statunitensi».

L’8/9 giugno la serie italiana affronterà la prima trasferta nazionale sul circuito «Riccardo Paletti» in coabitazione con il campionato svizzero. Che significato riveste per te e per la Legends Car Cup Italia la tappa in programma a Varano?

«Per quanto mi riguarda è un appuntamento molto importante. Da pilota del campionato italiano credo che sarà utile andare a confrontarsi con i colleghi e le vetture iscritte alla serie svizzera. Sono inoltre convinta che gli organizzatori del Belpaese potranno trarre riferimenti utili per il futuro del trofeo nazionale».

Anche a Varano avrai il numero 1 in bella evidenza sulla vettura? La tua è una scelta ben precisa?

«Sì, è chiaro! Sono affezionata al numero 1 perché mi ricorda la mia prima vettura da corsa. Detto questo, lo sport dell’automobile è altamente competitivo in qualsiasi categoria si scelga di gareggiare, di conseguenza mi sembra così di non perdere di vista il traguardo che intendo raggiungere».

Hai già girato sul circuito intitolato alla memoria dell’ex pilota di Formula 1 Riccardo Paletti? Qual è il tuo obiettivo per il weekend dell’8/9 giugno e come ti stai preparando?

«Non conosco il circuito, ma l’obiettivo che spero di centrare è un piazzamento sul podio. In questo periodo, sebbene impegnata nello studio in vista degli esami di maturità, ho comunque cercato di non sottovalutare gli aspetti legati all’allenamento fisico. Il round di Varano mi dirà fino a che punto sono arrivata»

Risiedi a Gubiasco, nel Canton Ticino, e hai il passaporto svizzero, ma si potrebbe dire che sei legata a doppio filo con l’Italia. Ti senti più svizzera o più italiana?

«Mi sento svizzera al cento per cento anche se mio nonno paterno era italiano. Sono però molto legata all’Italia, un Paese che mi sta supportando per coronare il sogno di diventare pilota professionista. Se non avessi incontrato Adriano Monti, titolare del motodromo e autodromo di Castelletto di Branduzzo, che organizza la Legends Car Cup Italia, e senza il sostegno di Pistone Motorsport Management, adesso molto probabilmente mi limiterei a qualche sessione sui kart. Grazie Italia!».

Cosa vuol dire per te scendere in pista e battagliare con colleghi di sesso maschile? Inoltre, ritieni che in Italia si stia facendo abbastanza per avvicinare le ragazze alla pratica dell’automobilismo sportivo?

«Correre contro gli uomini è molto stimolante soprattutto perché sono consapevole che in pista nessuno mi concede regali. Nelle mie vene scorre la passione per le competizioni e spesso battere i maschi risulta persino più appagante! In merito al rapporto tra le ragazze e l’automobilismo sportivo posso soltanto citare la mia esperienza: per me non è stato affatto semplice, alcune persone con le quali ho avuto a che fare mi dicevano senza troppi giri di parole che l’unica macchina che avrebbe dovuto interessarmi era la lavatrice. Ho 18 anni, ritengo di essere determinata e dal mio punto di vista gli ostacoli non hanno mai rappresentato un problema insormontabile. Vorrei che a parlare di me fossero i risultati in pista».

Euro Nascar – Gabriele Volpato è fiducioso per il prosieguo di stagione: “Le sfide mi esaltano”

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A cura di Ermanno Frassoni

Al telefono la voce giunge nitida e squillante. Dall’altra parte c’è Gabriele Volpato, 17 anni da compiere il prossimo mese, che l’8/9 giugno disputerà le due gare Open dell’Euro-Racecar Nascar Touring Series a Brands Hatch, in Gran Bretagna, dopo avere contabilizzato un bis di terzi posti a Nogaro, nei Pirenei francesi, e a Digione, in Borgogna, teatro dei primi doppi rounds del campionato.

È lui l’italiano meglio piazzato in classifica generale che, da esordiente assoluto nella selettiva categoria di respiro europeo posta sotto l’egida della Nascar, occupa la quarta posizione a -43 punti dal leader.

Terzo a Nogaro e terzo a Digione nel weekend dell’11/12 maggio. Come collochi questi due piazzamenti sul podio capaci di contraddistinguere i tuoi primi passi nella serie?

«Nella domenica di Nogaro un aiuto è arrivato anche dalle condizioni meteo. Si è messo a piovere e ho potuto guadagnare qualche posizione complici gli errori di alcuni avversari, usciti di pista in fase di partenza. Onestamente non so se sarei riuscito a conquistare subito un podio senza il contributo della pioggia. Mi trovo molto bene a girare sul bagnato e credo proprio di averlo dimostrato. Quello di Digione è stato, sotto un certo punto di vista, il podio della consapevolezza: in prova ho fatto pochi giri, ma sono riuscito a comprendere in fretta i limiti della vettura tanto da risultare veloce e agguantare un posto nella top 10 in qualifica. In Gara 2, oltre al piazzamento nella top 3, ho marcato il giro più veloce e questo mi fa ben sperare perché significa che non manca molto per centrare il successivo step, cioè la vittoria di tappa».

Dopo quattro gare, qual è il livello di feeling raggiunto con la Chevrolet Camaro da 400 cavalli?

«L’inizio è stato abbastanza traumatico. Si tratta infatti di vetture che sono completamente diverse da qualsiasi mezzo avessi guidato in precedenza. Io, in particolare, mi sono costruito un retroterra su monoposto, Turismo e Prototipi senza immaginare le nuove problematiche cui sarei andato incontro. Non è stato facile adattarsi, anche in virtù dei pochi test sostenuti, ma grazie all’elevata professionalità del team Gonneau/OverDrive e al sostegno di Pistone Motorsport Management, il passo non si è poi rivelato più lungo della gamba. A Digione ho capito di essere a mio agio e insieme ai ragazzi della squadra ho potuto concentrarmi sul lavoro di set up. L’obiettivo resta quello di migliorare ulteriormente nel round in programma a Brands Hatch».

Quali sono i rivali della divisione Open a tuo giudizio più temibili per il prosieguo di stagione?

«Nell’Euro-Racecar 2013 gli avversari di valore non mancano e nella Open il livello di competitività dei partecipanti si può definire molto elevato. Cito sicuramente Josh Burdon, che è un pilota giovane, esperto e velocissimo: l’australiano ha già vinto tre delle quattro gare finora disputate incamerando quale peggior risultato un secondo posto in Gara 1 a Digione. È senza dubbio lui l’uomo da battere nei weekend che verranno».

Puoi descrivere le sensazioni sperimentate nel duello in Gara 2 a Digione con Anthony Gandon? Cosa si prova a battere un pilota che soltanto il giorno prima era meritatamente salito sul gradino più alto del podio?

«Innanzitutto devo ammettere che ci siamo divertiti parecchio. Ci siamo giocati l’ultimo posto disponibile sul podio senza mai arrivare al contatto tra le nostre vetture. Per me è stata una bella soddisfazione dal momento che Anthony aveva dominato la gara del sabato ottenendo la sua prima affermazione nella categoria. Sì, la battaglia con Gandon ha reso speciale il mio weekend».

L’8/9 giugno l’Euro-Racecar correrà a Brands Hatch, nel Kent d’Oltremanica, su un impianto storico per il motorsport internazionale. Come intendi muoverti nel periodo che intercorre dal dopo Digione alla vigilia del prossimo appuntamento?  

«Non conosco la pista di Brands Hatch. Ci ho girato con i simulatori di guida virtuale ma ovviamente è tutta un’altra cosa. Mi dicono che è un bel circuito, anche se piuttosto corto visto che con le vetture dell’Euro-Racecar affronteremo il cosiddetto tracciato Indy di 1.929 metri e non quello GP lungo 3.703 metri. Non mi spaventa il fatto di non avere riferimenti diretti, del resto non conoscevo nemmeno Nogaro e Digione. Mi preoccupa di più la lingua francese: per interagire al meglio con il team, la crew di meccanici e i giornalisti locali è fondamentale averne un’ottima padronanza. Sul fronte della preparazione fisica mi dedicherò alla corsa e agli esercizi in palestra allo scopo di non lasciare nulla di intentato. Trascorrerò questo periodo in Italia per motivi scolastici, altrimenti se avessi potuto scegliere sarei tornato subito in Francia»

Non è dunque l’inglese la lingua ufficiale dell’Euro-Racecar, che prende le mosse dalla filosofia Usa della Nascar?

«Il punto è che l’inglese lo capiscono quasi tutti, ma nei box delle squadre i meccanici si esprimono abitualmente in francese. Ritengo che sia importante, anche per una forma di rispetto nei confronti di chi lavora al tuo fianco, prepararsi al meglio sotto il profilo della lingua».

È un po’ presto per parlare di favoriti al titolo Open 2013. Pensi comunque di poter dire la tua in ottica campionato?

«Al momento ho i piedi ben piantati per terra! L’obiettivo che mi sono prefissato è quello di terminare nella top 3. Sono pur sempre un rookie nell’Euro-Racecar e in giro c’è gente che ha molta più esperienza di me. Dopo quattro gare sarebbe comunque arduo azzardare un pronostico. Dal canto mio sto macinando chilometri e credo che il segreto consista nel saper cogliere le occasioni».

Cosa significa salire sul podio dell’Euro-Racecar circondato da sorridenti miss e nerboruti figuranti vestiti da giocatori di football americano? È davvero così scapricciato come sembra il paddock della serie?

«Consiglio a tutti gli appassionati di motori un weekend nell’atmosfera Euro-Racecar. Non ci sono soltanto le gare ma anche un contorno che sembra costruito apposta per attirare le famiglie e i bambini. Le miss, le auto d’epoca… Non ci sono dubbi, durante i fine settimana gli organizzatori curano nei minimi dettagli le attività collaterali. Non so quali altri campionati, almeno stando alla mia esperienza, permettano una simile interazione con i fans».