Lo sciopero di Kyalami 1982: quando i piloti F1 si ribellarono alla FISA

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“Oltre il Cronometro” a cura di Riccardo Marrazzo

Nel 1982 la Formula 1 arriva in Sudafrica nel pieno della guerra FISA-FOCA. Ma questa volta a ribellarsi non sono i costruttori.

Sono i piloti.

“Oltre il Cronometro” fa un viaggio nel tempo di 44 anni, riportando i lettori al Gran Premio del Sudafrica del 1982.

Ecco che Kyalami torna ad essere protagonista, ma in questa occasione ad incombere sulla Formula 1 è uno scontro puramente interno, che vede i piloti organizzarsi contro la FISA (Fédération Internationale du Sport Automobile) e la FOCA (Formula One Constructors Association), in lotta da anni per il controllo del Circus nella famigerata “guerra FISA-FOCA”.

A Lauda qualcosa non quadra

Per “superlicenza” si intende un documento obbligatorio di cui il pilota deve disporre per poter correre nella massima serie.

Alla vigilia della stagione 1982, la FISA introduce nuove condizioni per il rilascio della superlicenza.

I moduli vengono inizialmente sottoscritti dalla maggior parte dei piloti senza grossi problemi, ma una lettura più accurata da parte del pluricampione Niki Lauda mette in luce alcune clausole particolarmente controverse.

Una di queste lega la superlicenza del pilota alla squadra con la quale ha assunto l’impegno di correre, limitando di fatto la possibilità di cambiare scuderia durante la validità del contratto.

Un’altra impone al pilota di non compiere azioni che possano danneggiare gli interessi morali o materiali del motorsport internazionale o della FIA.

Per Lauda il rischio è evidente: trasformare la superlicenza in uno strumento attraverso il quale limitare l’autonomia contrattuale e la libertà di espressione dei piloti.

Lauda non perde altro tempo e avverte subito Didier Pironi, pilota Ferrari e presidente della GPDA (Grand Prix Drivers Association), e in un baleno il malumore si diffonde a macchia d’olio all’interno del paddock.

Ventiquattro piloti avevano già firmato il modulo. Sette si erano rifiutati: Lauda, Gilles Villeneuve, Didier Pironi, Jacques Laffite, Bruno Giacomelli, Andrea de Cesaris e René Arnoux.

Mercoledì 20 gennaio il confronto con i vertici della Formula 1 non porta ad una soluzione.

Il giorno successivo i piloti decidono quindi di passare dalle parole ai fatti.

Fuga in hotel

A mali estremi, estremi rimedi.

Giovedì 21 gennaio, primo giorno delle prove ufficiali, l’unica cosa che conta è che tutta la griglia resti compatta senza tornare sui propri passi.

Su iniziativa di Niki Lauda e Didier Pironi, davanti all’ingresso del paddock viene organizzato un autobus.

Quasi tutti i piloti salgono a bordo e lasciano Kyalami diretti al Sunnyside Park Hotel di Johannesburg.

Una volta arrivati, decidono di rimanere insieme in una sala dell’albergo.

La scelta non è casuale.

Lauda teme che, dividendosi nelle singole camere, le pressioni dei team possano lentamente rompere il fronte comune. Vengono quindi portati materassi e letti da campo e la sala si trasforma in una sorta di dormitorio improvvisato.

Didier Pironi veste intanto i panni del negoziatore, mantenendo i contatti con Jean-Marie Balestre, con Bernie Ecclestone, con i costruttori e con gli organizzatori del Gran Premio.

Le minacce non mancano.

Ecclestone arriva a minacciare il licenziamento dei propri piloti Brabham, Nelson Piquet e Riccardo Patrese, mentre la possibilità di vedere saltare l’intero Gran Premio diventa sempre più concreta.

Non tutti riescono però a reggere la pressione.

L’esordiente Teo Fabi, pilota della Toleman, abbandona il gruppo e torna al circuito dopo le pressioni ricevute dalla propria squadra.

La scelta provoca la durissima reazione di Keke Rosberg, che anni dopo ricorderà Fabi con una frase diventata famosa:

“He ran like a chicken.”

Secondo Rosberg, il problema non fu soltanto la scelta di abbandonare lo sciopero, ma il fatto che Fabi avrebbe poi riferito a Ecclestone e Balestre quanto discusso all’interno del gruppo.

Nelle ore successive alla pressione esercitata dai piloti si aggiunge quella degli organizzatori, degli sponsor e delle televisioni, preoccupati dalle conseguenze economiche di una possibile cancellazione dell’evento.

Piloti di Formula 1 riuniti in hotel durante lo sciopero di Kyalami 1982

La tregua

Venerdì 22 gennaio la situazione arriva finalmente ad una svolta.

Pironi continua a negoziare al circuito mentre Lauda mantiene compatto il gruppo in hotel.

Intorno alle 10 del mattino arriva la comunicazione che permette di sbloccare il weekend: i piloti ritengono di aver ottenuto l’impegno a rivedere le clausole contestate della superlicenza e decidono di tornare a Kyalami.

In realtà la situazione è molto meno definita di quanto possa sembrare.

Per i piloti è una vittoria.

Per alcuni dirigenti e team manager si tratta invece soltanto di una tregua temporanea necessaria a salvare il Gran Premio.

Alle 11 circa le monoposto possono finalmente tornare in pista.

Dopo un’intera giornata di prove perduta, rimane pochissimo tempo per preparare la gara.

Prost vince dopo una rimonta incredibile

Il travagliato Gran Premio del Sudafrica 1982 offre comunque uno spettacolo straordinario.

Il giovane Alain Prost, al volante della Renault RE30B, è protagonista di una delle prestazioni più impressionanti della sua carriera.

Al 41° giro, mentre si trova nelle posizioni di vertice, una foratura alla posteriore sinistra lo costringe a rientrare lentamente ai box.

Prost riparte ottavo e doppiato dal compagno René Arnoux.

Da quel momento comincia una rimonta impressionante.

Con pneumatici nuovi recupera il giro perso, supera progressivamente gli avversari e al 67° passaggio torna davanti ad Arnoux.

A vincere il Gran Premio è proprio Prost, con Carlos Reutemann su Williams secondo e René Arnoux terzo.

Ottima figura anche per Niki Lauda, che conclude al quarto posto la sua prima gara in Formula 1 dopo oltre due anni di assenza.

Alain Prost vincitore del Gran Premio del Sudafrica 1982 a Kyalami

Finta tregua

La battaglia politica, però, non è finita.

Durante la gara i commissari comunicano che la tregua raggiunta il giorno precedente era valida soltanto per consentire lo svolgimento del Gran Premio.

Terminata la corsa, tornano quindi in vigore i provvedimenti contro i piloti coinvolti nella protesta.

Le loro licenze vengono sospese e successivamente arrivano multe fino a 10.000 dollari.

I piloti decidono di ricorrere contro le sanzioni.

Il 6 marzo 1982, la Corte d’Appello della FIA esamina il caso.

La decisione non cancella completamente le sanzioni come speravano i piloti: le multe vengono ridotte a 5.000 dollari e viene prevista una sospensione condizionale da un Gran Premio per i sei mesi successivi.

La battaglia sulla superlicenza, però, ha ormai ottenuto un risultato politico importante.

Le clausole che avevano provocato la protesta vengono successivamente modificate e il tentativo di legare in quel modo la licenza sportiva al rapporto contrattuale con una squadra viene abbandonato.

Lo sciopero di Kyalami rimane così uno degli episodi più particolari nella storia della Formula 1.

Per una volta la battaglia non si è combattuta alla prima curva, in staccata o sul filo dei millesimi.

Si è combattuta in una stanza d’albergo.

E a scendere in pista, prima ancora delle monoposto, sono stati i piloti come gruppo.

FAQ sullo sciopero di Kyalami del 1982

Perché i piloti di Formula 1 scioperarono a Kyalami nel 1982?

I piloti contestavano alcune nuove condizioni previste per il rilascio della superlicenza FISA, soprattutto il legame tra il pilota e la squadra indicata sulla licenza e una clausola relativa a comportamenti che avrebbero potuto danneggiare gli interessi della FIA o del motorsport.

Chi organizzò lo sciopero dei piloti a Kyalami?

Niki Lauda ebbe un ruolo decisivo nell’individuare le clausole contestate e nel coinvolgere Didier Pironi, allora presidente della GPDA. I due furono tra i principali protagonisti dell’organizzazione della protesta.

Dove andarono i piloti durante lo sciopero?

I piloti lasciarono il circuito di Kyalami in autobus e raggiunsero il Sunnyside Park Hotel di Johannesburg, dove rimasero insieme in una sala trasformata in dormitorio per mantenere compatto il gruppo.

Teo Fabi abbandonò davvero lo sciopero?

Sì. Il pilota della Toleman lasciò il gruppo dopo le pressioni ricevute dalla propria squadra. Keke Rosberg criticò duramente la sua decisione e successivamente raccontò l’episodio con la celebre frase “He ran like a chicken”.

Chi vinse il Gran Premio del Sudafrica 1982?

Alain Prost vinse con la Renault dopo una rimonta eccezionale causata da una foratura. Carlos Reutemann concluse secondo e René Arnoux terzo. Niki Lauda terminò quarto nella sua gara di rientro in Formula 1.

I piloti vinsero il ricorso contro la FISA?

Solo parzialmente. La Corte d’Appello FIA mantenne le sanzioni ma ridusse le multe a 5.000 dollari e trasformò la sospensione in una penalità condizionale. Le contestate condizioni della superlicenza furono successivamente modificate.

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