La storia dell’Hungaroring – 2° parte

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Entriamo così negli anni ’90 che si aprono con la vittoria del Belga Thierry Boutsen al volante della Williams Renault davanti a Senna (che rimonta senza troppi complimenti dalla quarta piazza in griglia “accompagnado” fuori Nannini) e alla Benetton Ford di Piquet.

Seguono nei successivi 2 anni altrettante cavalcate trionfanti di Senna, che domina incontrastato nel ’91 e nel ’92, la vittoria del ’92 assume un significato particolare in quanto ottenuta con l’obsoleta McLaren Mp4/7 Honda che ha ragione dell’astro-Williams di Mansell a cui Ayrton rifila ben 40 secondi!

Nulla di nuovo sotto al sole cocente del circuito magiaro pure nel 1993, con Damon Hill che coglie la sua prima vittoria passeggiando sulla concorrenza al volante della sua Williams Renault FW15, doppia tutti tranne il secondo e il terzo, Patrese e Berger rispettivamente su Benetton e Ferrari, ai quali rifila comunque più di un minuto e 10.

Nel 1994 Budapest diventa una delle tappe di avvicinamento al titolo per Michael Schumacher e la sua Benetton Ford, che hanno la meglio su Damon Hill e la sua Williams i quali però si rifanno l’anno dopo abbondantemente, visto che il podio 1995 si tinge tutto di Bianco-blu con Hill e Coulthard sui primi 2 gradini del podio.

Sonnolento dominio Williams Renault pure nel 1996, con vittoria di Jaques Villeneuve sul compagno Hill, con questo podio ripetuto pure nell’edizione 1997 con però tutt’altro sapore.

Hill infatti vinto il titolo ’96 con la scuderia di Grove si trasferisce alla recalcitrante Arrows che per tutta la stagione lo fa dannare, tranne che sulle strade amiche dell’autodromo magiaro, dove Damon e la sua A18 Yamaha numero 1 si esibiscono in una delle cavalcate più entusiasmanti e strappacuore della storia arrivando addirittura ad accumulare ben 30 secondi di vantaggio sull’ex compagno Villeneuve al volante della solita astronave Williams Renault, che in questa occasione incredibilmente annaspano contro la piccola scuderia britannica.

Sembra fatta, il vantaggio è incolmabile, Villeneuve si è arreso e manca un solo giro la vittoria è in pugno!…ma improvvisamente qualcosa non va, il cambio si blocca in quarta e Damon percorre l’ultima metà del giro al rallentatore, Jacques ringrazia saluta e se ne va a vincere con 9 secondi sull’Arrows, peccato…

E si vola quindi al 1998 con vittoria a (quasi) sorpresa della Ferrari, che in quella stagione si gioca il titolo contro l’invicibile armata McLaren Mercedes, che monopolizza la prima fila con le proprie Mp4/13 guidate da Hakkinen e Coulthard.

Sembra di essere avviati all’ennesima carovana soporifera, invece Ross Brawn (al muretto) e Michael Schumacher pescano il jolly con un cambio di strategia che più azzeccato non può essere, il tattico Ferrari infatti passa alla strategia a 3 soste, consentendo a Michael di essere più leggero nei vari stint di gara e girare con un passo formidabile…risultato; vittoria con 10 secondi di vantaggio sulla McLaren di Couthard.

Ciò non impedirà comunque alle freccie d’argento e a Mika Hakkinen di conquistare il titolo a fine anno, lo stesso Mika si rifarà con gli interessi a Budapest portandosi a casa in tranquillità le edizioni ’99 e 2000 del Gp sempre al volante della fida McLaren.

Con il 2000 si entra nel 21esimo secolo e nell’era Ferrari/Schumacher , che schiacceranno il mondiale in una dittatura che durerà incontrastata sino al 2004, ed è proprio l’edizione 2001 a sancire la conquista del titolo piloti da parte di Schumacher che trionfa seguito dal compagno Barrichello.

Ruoli invertiti nel 2002 con Barrichello che stavolta vince su Schumacher, nel 2003 il circuito viene ritoccato alla prima curva e nell’ultimo tratto prima del rettilineo d’arrivo, ed è proprio in questa edizione che un giovane spagnolo coglie la sua prima vittoria al volante della Renault approfittando dell’estate no della Ferrari mangiatutto, si tratta di Fernando Alonso che vince incontrastato favorito anche dal tappo della Jaguar di Webber, che issandosi in seconda posizione ne favorisce la fuga.

Nel finale il giovane Alonso si permette addirittura il lusso di doppiare il pentacampione Schumacher, in quello che agli occhi di tutti appare come un passaggio di consegne nemmeno troppo ideale visti poi i risvolti futuri.

Il 2004 vede imporsi nuovamente Kaiser Schumi nella solita parata domenicale, mentre nel 2005 finisce la dittature ferrarista e tocca a Kimi Raikkonen (McLaren Mercedes) portarsi a casa la coppa del primo posto mentre lo sfidante al titolo Fernando Alonso tocca il fondo concludendo 11esimo a un giro.

Il 2006 si presenta con 2 novità: la prima è l’inedita sfida ai vertici tra Ferrari e Renault con uno Schumacher all’ultima stagione che si ritrova a battersi per il titolo con il neo-campione Alonso, la seconda è la pioggia, mai caduta in 20 edizioni del Gp ungherese.

La gara si preannuncia così interessantissima, ma lo diviene ancor di più quando al sabato i 2 sfidanti al titolo vengono penalizzati di 10 posizioni in griglia per infrazioni durante le libere (Alonso ostacola Doornbos il venerdì, Schumacher passa Kubica con bandiere rosse il sabato mattina) e si ritrovano quindi a partire 12esimo (il tedesco) e 15esimo (lo spagnolo).

La pioggia come al solito fa il suo dovere e il caos in gara regna sovrano, Alonso così si ritrova in testa al 18esimo giro, ma quando al 51esimo rientra per il pit-stop la sua posteriore destra non viene fissata bene e una volta in pista si stacca, spedendolo contro le barriere, un match pont importantissimo per Schumacher che nel frattempo si era issato al secondo posto con le gomme intermedie, peccato che la pista nelle battute finali si asciughi e in Ferrari decidano (in comune accordo col pilota) di tentare di difendere il podio con le gomme ormai usurate, il risultato è che Michael oppone una ferrea resistenza a chiunque si affacci dalle sue parti, ma così facendo distrugge quel poco che resta delle gomme e pure una sospensione, risultato; ritirato ma ripescato all’ottavo posto per squalifica di Kubica (Sauber sottopeso) 0 a 0 e palla al centro…ah, a chi interessasse la vittoria finisce alla Honda di Button.

E veniamo quindi al 2007, punto cruciale della feroce lotta interna tra i 2 della McLaren Alonso ed Hamilton col primo affermato bicampione che vede il secondo (debuttante) imporsi durante la stagione sino a scalzarlo dalle gerarchie del team, urge una lezione e Fernando gliela prepare ben bene durante le qualifiche, precisamente durante il Q3 cioè la fase che decide la pole.

Le 2 vetture si trovano in fila indiana in corsia box per imbarcare il carburante necessario alla gara, Alonso precede Hamilton, ma quando i meccanici terminano le operazioni l’asturiano rimane fermo di bell’apposta sulla piazzola, facendo perdere secondi preziosissimi al rivale anglo-caraibico che vede così svanire la sua pole position proprio a favore del compagno di squadra.

Dennis s’infuria, Hamilton s’infuria e la FIA si infuria pure lei, Alonso è declassato al quinto posto in griglia e alla McLaren non verranno riconosciuti i punti costruttori nonostante la vittoria finisca proprio a Lewis, questa gara segnerà il punto di rottura definitivo tra il pluricampione spagnolo e le frecce argentate, un rapporto che degenererà tanto che a fine anno il titolo finirà a sorpresa alla Ferrari dell’ex Raikkonen…quando si dice il destino. Il resto della storia la sapete…..Buona Formula 1 a tutti con la prossima puntata.

Mirko Gibbi

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