Indy e Formula 1 insieme?

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Le vicende che in questi giorni stanno sconvolgendo la Formula 1, con la più che possibile ormai scissione in due campionati, per gli appassionati di corse USA fa tornare in mente la famosa scissione del 1996 che spezzò in due l’automobilismo a stelle e strisce, con la fuoriuscita della IRL di Tony George dalla CART e la nascita di due serie che si sono combattute fino alla fusione dello scorso anno.

La scissione portò all’indebolimento di entrambe le categorie e sostanzialmente al sorpasso della NASCAR quale categoria regina delle corse USA.

Ma perché parliamo di Formula 1?
Aldilà della presenza, tra gli iscritti al Mondiale “vero”, quello della FIA, del fantomatico team americano USF1, quello che potrebbe succedere nei prossimi mesi potrebbe portare a scenari sorprendenti.

E allora perché non formulare anche qui una proposta, una idea?
Magari potrebbe sembrare fantascienza al momento, ma certo anche la possibilità che molti team fuoriuscissero dalla Formula 1 e creassero un campionato alternativo sembrava fantascienza qualche mese fa.

L’idea è quella che Formula 1 FIA e Indycar possano realizzare due regolamenti simili per permettere un interscambio di materiali, team, piloti, risorse, tra le due categorie.

Per anni, in tempi recenti, le due categorie hanno vissuto, se una guerra aperta, almeno un senso di antipatia reciproca (a dir la verità, più che altro per un certo atteggiamento di superiorità tenuto dalla Formula 1), ma sappiamo bene che invece negli anni 50 e 60 le due categorie sono state molto vicine.

La 500 Miglia di Indianapolis è stata una gara valida anche per il Mondiale di Formula 1 tra il 1950 e il 1960, e alcuni protagonisti (tra cui anche il 5 volte campione del Mondo Juan Manuel Fangio) tentarono l’avventura.

Ma fu negli anni 60 che il rapporto divenne ancora più stretto.
Il primo tentativo di una certa importanza risale al 1961, quando Jack Brabham decise di impegnarsi ad Indy con una versione modificata della Cooper che utilizzava nel Mondiale di Formula 1. Ma fu negli anni successivi che lo scambio raggiunse i massimi livelli, con l’assalto portato dalla Lotus (che portò alle vittorie nel 65 di Jim Clark e nel 66 di Graham Hill).

La Lotus 38 che vinse ad Indy (prima vettura a motore posteriore a riuscirci) non era altro che la vettura usata nel Mondiale di Formula 1 con qualche accorgimento.

Anche altri protagonisti del Mondiale di Formula 1 mostrarono interesse per Indy e, a parte i già citati Brahbam, Clark e Hill, volarono negli USA anche Jackie Stewart, Dennis Hulme e Jochen Rindt. Perché quindi la storia non può ripetersi?

La Indycar si doterà, a partire dal 2011 o dal 2012, di un nuovo regolamento tecnico almeno per quello che riguarda i motori. Nei prossimi mesi sono attesi gli accordi finali sulle specifiche dei motori, che seguiranno la direzione già intrapresa da anni dalla Indycar di una maggiore attenzione verso l’efficienza e l’ecologia dei motori (basti pensare anche all’esperimento della vettura di Philippe alla 500 Miglia di Indianapolis di quest’anno di ridurre a 0 le emissioni di anidride carbonica della propria vettura), attraverso per esempio cilindrate più piccole.

L’idea che viene più incontro alla nostra ipotesi è però l’intenzione da parte della Indycar di far sì che i nuovi motori possano, con leggeri adattamenti, dessere utilizzati in varie categorie (l’idea è sorta dal fatto che ormai la Indycar procede a braccetto con l’ALMS). Queste idee hanno portato all’interessamento di diversi costruttori, e dal 2011 (o al più tardi dal 2012), in Indycar potrebbe presentarsi nuovi protagonisti. Oltre alla presenza della Honda, già fornitore unico da qualche anno della Indycar Series, si dovrebbe assistere all’ingresso di Audi-Volkswagen, Alfa Romeo e Porsche.

Sarebbe così peregrino allora pensare alla possibilità che anche la Formula 1 della FIA, già indirizzata verso il contenimento dei costi e a motori più semplici (addirittura verso il motore unico) limitando la possibilità di intervento su di essi, possa andare a braccetto con la Indycar decidendo di creare due regolamenti simili tanto da garantire un interscambio tra le due categorie.

La Indycar oggi è sostanzialmente un monomarca Dallara-Honda-Firestone, ed ha preferito concentrarsi sullo spettacolo in pista e sulla possibilità che tutti possano partire dallo stesso livello piuttosto che sulla ricerca tecnologica esasperata. E quello che vuole fare la FIA con la Formula 1 sembra grossomodo simile.

Perché allora non ipotizzare la possibilità che i due campionati possano avvicinarsi, escludendo comunque qualsiasi possibilità di fusione (anche perché la stessa Indycar, comunque categoria americana, non ha alcun interesse a lasciarsi imbavagliare sotto le maglie comunque restrittive della FIA).

Entrambe le categorie potrebbero trarne dei vantaggi.
La Formula 1 potrebbe così vedere le proprie vetture correre la gara più prestigiosa negli USA e quindi aver un notevole ritorno di immagine dall’altra parte dell’oceano (così tanto ricercato negli anni e puntualmente non ottenuto) e allo stesso tempo poter anche usufruire dei motori dei costruttori sopracitati, abbandonando l’idea del motore unico che ai più pare troppo restrittiva (la stessa Indycar sembra molto limitata nel suo monomarca Dallara-Honda-Firestone), ma evitando l’innalzamento dei costi visto che i costruttori cederebbero i propri motori in “affitto” come già avviene nella Indycar.

La Indycar, dal canto suo, potrebbe usufruire di forze nuove e fresche come i team che potrebbero arrivare dall’Europa, e avere così quella visibilità europea che è sempre stata così difficile da ottenere (basta ricordare i disastrosi tentativi di correre nel Vecchio continente da parte della CART) e che potrebbe portare nuovi sponsor in un momento in cui è così difficile reperirne.

Il tutto escludendo una fusione che porterebbe l’innalzamento dei costi per entrambe le categorie. E, per la Indycar, anche la possibilità di riabbracciare un costruttore storico come la Cosworth (che fornirà i motori unici alla Formula 1).

Anche dal punto di vista dei telai si potrebbe giungere ad un compromesso, tramite la redazione di un regolamento simile in modo da poter far correre le Dallara in Formula 1 e le Formula 1 ad Indy, o semplicemente facendo sì che i motori Cosworth siano adattabili alle Dallara in modo che i team debbano preoccuparsi semplicemente del montaggio.

Insomma l’idea al momento sembra fantascienza, però se studiata bene i margini di manovra ci sarebbero. Indubbiamente la Indycar sta pagando lo scotto della crisi economica e specialmente dell’auto USA, mentre la Formula 1 oltre alla crisi dovrebbe aggiungere il colpo della perdita dei costruttori più prestigiosi e quindi la sensazione di un notevole ridimensionamento.

Ma la possibilità di presentarsi al via della gara più prestigiosa del mondo potrebbe sicuramente essere una cartolina prestigiosa per poter attrarre il pubblico, gli sponsor, i piloti, gli addetti ai lavori. E la Indycar avrebbe a disposizione nuove forze fresche da cui attingere. E poter così tornare ai fasti degli anni 60, quando le due categorie, così lontane dal punto di vista geografico, potevano confrontarsi e sfidarsi sul terreno più imparziale che ci sia, ovvero la pista.

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