Una fatale distrazione: Imola 1983

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Una perdita di concentrazione dopo poche curve dall’ aver preso il comando: questo passo falso fu la scintilla del boato di gioia del pubblico connazionale, ce ne parla il campione Italiano ai microfoni di Adam Cooper.

Ci sono state molte gare in cui mi sono trovato al comando i come in Sud Africa 1978 o Monza ’92, quando la vettura ha ceduto. Ma Imola ’83 fu il caso più angoscioso , perchè in quel caso feci un incidente frutto di un mio errore grossolano. Un attimo prima sei al comando e fai mille pensieri sulla vittoria…e invece ti risvegli che hai già perso tutto, e se ciò non bastasse sei consapevole che il tuo ritiro è sulle tue spalle. Tutto dovuto a te soltanto. Hai fatto un errore. E’ questo che è ancora più difficile da accettare.

E’ un episodio che non amo tanto rievocare. A parte il fatto di aver perso, quello che mi bruciò dentro fu il fatto di vedere un pubblico mi era ostile. Di certo ero deluso – avevo perso la gara – ma quello che fece sembrare più difficile da mandare giù l’amaro in bocca era il vedere i tifosi della Ferrari in festa, che osannavano Patrick Tambay il vincitore che correva per la loro scuderia.

La Brabham-BMW dell’anno precedente era molto veloce, ma se avessi mantenuto il motore aspirato avrei avuto una chance per il titolo mondiale. Quando passai dalla BT49 al turbo ero davanti a Keke Rosberg – e lui finì per vincere il titolo. Pensavamo tutti che avrebbe vinto la Ferrari; nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo con Villeneuve e Pironi. Così passammo al turbo pensando a renderlo affidabile per il 1983. E sia io sia Nelson Piquet avemmo molte rotture.

Per il1983, Gordon Murray aveva progettato la BT52. La macchina era esteticamente molto appariscente e molto piacevole da guidare, sebbene non fosse particolarmente sofisticata dal punto di vista aerodinamico. E andava molto forte grazie al motore potente che montava; potevamo anche permetterci di caricare molto le ali. E poi un altro punto di forza erano sicuramente le Michelin che quell’anno erano più performanti rispetto alla concorrenza .

A Imola partivo quinto in griglia. Nelson ebbe un problema e rimase fermo in partenza e, io già alla sesta tornata mi trovavo in prima posizione. E’ sempre una bella sensazione essere al comando di una gara, sia davanti al tuo pubblico, sia all’estero. Ma quando ti trovi primo all’inizio della gara, non sai se taglierai il traguardo; puoi pensare davvero alla vittoria soltanto quando stai per vedere la bandiera a scacchi.

Feci un pit stop disastroso e mi ritrovai secondo, dietro al leader della gara, Tambay. Spinsi al massimo per recuperarlo nonostante fosse una difficile situazione. E lo ripresi abbastanza rapidamente e, a cinque o sei giri dalla fine, superai la sua Ferrari e andai in testa.

In quel momento feci l’errore madornale di pensare di avere già vinto, e mi rilassai un pò perdendo la concentrazione necessaria. Sfortunatamente, l’asfalto stava cedendo pechè era una giornata molto afoso, e il circuito era stato riasfaltato per l’evento. C’era una sola traiettoria ottimale da seguire, l’unica perchè c’era tantissimo brecciolino ai lati. Misi l’anteriore sinistra appena un po’ troppo larga alla seconda delle Acque Minerali, e pattinai fuori come se fossi stato sul ghiaccio.

Le condizioni della pista furono una causa concomitante, ma non voglio giustificarmi con questo perchè la situazione era la stessa per tutti. Ma dopo aver guidato al limite, e aver tirato il fiato, avevo senz’altro perso la concentrazione . Ero in testa e tutto mi sembrava facile… Mi fu da insegnamento ed ebbi un’amara lezione a mie spese : non puoi permetterti mai una disattenzione durante l’arco dell’intera gara. Nell’esatto momento in cui credevo di aver vinto, in quell’esatto momento sbagliai.

Sapevo di aver perso una grande opportunità. Quando usci’ dall’abitacolo dalla macchina ero così assorto nei miei pensieri per via del fatto di aver perso che non ebbi modo di accorgermi di quello che succedeva intorno a me. Solo alla sera, guardando il servizio alla TV, realizzai che cosa avevano fatto i tifosi. Per loro c’era solo la Ferrari e nient’altro – e io che pensavo tifassero per me quando riuscivo a strappare un risultato notevole . Perlomeno almeno un po’ visto che ero un connazionale. Solo quando vinsi il Gran Premio di Imola nel 1990 mi sono riappacificato con la folla imolese.

Le conseguenze immediate di quell’incidente furono gravi perchè svani’ per me ogni chance per la lotta al titolo. Il team da quel momento avrebbe supportato Nelson. Accadeva che che se c’era da testare qualche cosa di nuovo per il motore, lo montavano sulla mia macchina e facevo un pò da cavia, perchè Nelson era in lizza per il campionato. Il team aveva sacrificato un pilota per aiutare a far vincere l’altro, ed è per questo che mi sono dovuto ritirare in svariati gran premi quell’anno.

Traduzione di MN

Fonti bibliografiche: © “MotorSport” magazine original article of Adam Cooper

Forum Motorsport “Fastlane”: credits to “Warren”
“THE ONE THAT GOT AWAY”
Riccardo Patrese: 1983 San Marino Grand Prix

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