Alain Prost a cuore aperto su Ayrton Senna..

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“A dire il vero,trovo un pò di difficoltà nel  parlare di Ayrton , e non solo perchè lui ora non è più fra noi. Sai, era alquanto diverso, tanto, da qualunque altro pilota o persona io abbia incontrato nella mia vita..”

Parlandone ora , a più di cinque anni dalla sua scomparsa, Alain Prost si trova in una posizione invidiabile, perchè i due nell’immaginario comune , vengono sempre ricordati assieme,nel bene o nel male. L’uno il compendio dell’altro, indiscutibilmente i migliori della loro epoca. E si dia il caso che Prost quando c’era Senna contro cui lottare per la vittoria, non ha potuto vincere sempre e il francese lo sa bene. In tutta franchezza, qualcuno potrebbe dire che quando Ayrton era ancora vivo, Alain andava imbastendo una campagna denigratoria verso il brasiliano. E molti non lo hanno amato , anzi diffamato per aver osato criticare in vita chi oramai, è diventato un’icona senza pari, un mito.

“Già ..questo è l’unico motivo per cui mi sono sempre rifiutato di parlarne”- dice Prost. “Quando mori’ dissi che avevo appena perso una parte di me, un qualcosa che sentivo come mio se ne era andato per sempre, e non avrei potuto fare nulla per impedirlo.
Perchè le nostre carriere sono state indissolubilmente legate assieme. E lo pensavo veramente, ma sapevo che molte persone avrebbero storto il naso credendo che gran parte delle belle parole nelle mie dichiarazioni fossero solo di facciata. Bè, tutto quello che posso fare è tentare di essere credibile per le cose che penso veramente ed essere sincero il più possibile.”

Fin dai suoi inizi di carriera in F1 ,andando a ritroso fino al 1984, Ayrton aveva riposto le sue mire su Prost. In un certo senso , tutto ciò fu inevitabile perchè Ayrton aveva un carattere molto deciso e risoluto. Era la tipica persona che ha bisogno di provare a se stesso di riuscire al meglio in tutto, e si dia il caso che all’epoca paragonare le prestazioni di un pilota a quelle di Prost era l’obiettivo dichiarato di chiunque. Fu proprio il loro primo faccia a faccia a segnare per sempre il loro rapporto contrastato negli anni a venire.

“Me lo ricordo bene, fu qualcosa che sarebbe stato destinato ad essere marchiato a fuoco nella mia mente . Sono ricordi che ti porti dietro tutta la vita. Nella primavera nel 1984, avvenne che il Nurburgring riapri’ i battenti, e ci sarebbe stata una gara di esibizione, per i piloti di F1 del passato e di quello che allora era il presente, con delle vetture stradali Mercedes. Stavo recandomi li’ con un volo da Ginevra a Francoforte, e Ayrton sarebbe dovuto atterrare circa mezz’ora prima, e cosi’ Gerd Kremer mi chiese se per caso lo avessi potuto accompagnare al tracciato.

Durante il viaggio parlammo un pò e si dimostrò davvero molto affabile. Arrivammo nel circuito e testammo le macchine. Io ero davanti a tutti, con lui subito dietro di me – e sembrerà strano ma dopo quell’occasione non mi parlò più! Mi sembrò un pò una cosa bizzarra all’epoca e non ci detti peso. Poi in gara presi il comando e mi buttò fuori dopo neanche mezzo giro.Era stato proprio un buon punto di partenza..”

Quell’anno fu un esordiente assoluto in F1, e la sua Toleman non era certo alla pari con le vetture dei piloti di vertice. A Monaco però, ci fu una gara particolare, pioveva e la pista era allagata e quando la gara fu sospesa, poco prima della metà, il debuttante assoluto stava giusto sul punto di passare la McLaren di Alain per la posizione di vertice.

“Fin dall’esordio dimostrò le qualità di un veterano, anche se non puoi mai esserne cosi’ certo quando un giovane pilota guida per un team di poco rilievo. Fu davvero encomiabile a Monaco, ma a quei tempi,le monoscocche erano molto più ingombranti di quelle di oggi e non era impossibile avere una vettura lenta con la pista asciutta ed essere velocissimi con la pioggia. Ovviamente gli facemmo tutti quanti i complimenti ma con qualche riserva visto che qualche volta accade che un pilota giovane fa bene all’inizio, ma allorquando riesce a firmare un contratto per un posto da titolare in un top team non riesce a confermare le aspettative createsi attorno a lui.

Ci sono ovviamente sempre dei dubbi seri fino a quando un giovane di talento va veloce anche su una vettura prestante. Con Ayrton comunque era abbastanza chiaro il fatto di aver di fronte un pilota di levatura per quel che riguardasse la bravura. Molti dovrebbero ricordarsi che fino a quindici anni fa almeno, c’erano molti più talentuosi piloti rispetto ad ora. Di sicuro Ayrton fu encomiabile fin dall’inizio, ma non mostrò ancora nulla di eccezionale veramente prima di Monaco. Quella gara fu la scintilla: dopo quella prestazione il suo nome era sulla bocca di tutti, e chiunque parlava di lui.Senza Montecarlo forse ci avrebbe messo un pò più di tempo, ma la cosa davvero impressionante , come ho detto, fu che si dimostrò all’altezza della situazione quando all’epoca correvano tanti piloti che avevano una nomea di un certo rispetto..”

Senna fu anche ,sin dall’inizio, poco “rispettoso” di piloti che godevano di una certa reputazione al momento del suo debutto. Questo diede fastidio a più di un veterano del circus.Dopo una sola stagione con la Toleman, corse con Lotus nel 1985 dove vinse brillantemente il gp portoghese dimostrando doti innate con la pioggia battente, e più di una volta fu detentore della pole position nell’arco della stagione. Ma ad Hockenheim, per esempio, fece un errore alla Ostkurve e quando Alboreto stava per passarlo, Ayrton sterzò repentinamente a sinistra e poi a destra zig-zagando per tenerlo dietro e frenando più volte all’improvviso, rischiando la collisione. Queste cose non furono accolte proprio bene dall’intero circus..

“Uhmm, si, Senna in questo è stato sempre molto particolare fin dall’inizio. Una cosa che ho sempre pensato davvero, è che tenesse in considerazione un qualcosa come le sue personali regole oltre a quelle che venivano rispettate con ossequio da tutti, compreso lui. Credeva in entrambe, e le applicava indistintamente. Era cosi’ e basta, in questo non potevi imporgli di cambiare. E poi era un credente fervido, la fede lo accompagnava uvunque andasse , dovunque si trovasse , in qualsiasi attività. E non di rado ne parlava, del suo zelo nel credo religioso, delle verità in cui credeva, della sua educazione, il suo carattere e altre cose ancora simili.A quel tempo solevo pensare che alcune delle cose che faceva in pista non tanto si conciliassero con tutti i suoi discorsi di moralismo, ma ora ,andando a ritroso nel tempo, mi sembra che non se ne capacitasse più di tanto che,talvolta, fosse nel torto . Non se ne rendeva conto, non lo faceva apposta. Come stavo dicendo, lui aveva queste sue norme da seguire, e perseverava in esse e non gli importava di fare diversamente, o fare altre cose. Solo adesso mi accorgo che credeva in quel che faceva, e che per lui erano le cose giuste da fare, e d’altronde ha sempre detto la verità, senza mai comportandosi in modo infido, e faceva tutto alla luce del sole, cosi’ nei rapporti personali, cosi’ in pista.

Comunque fu non prima che Senna divenisse compagno di scuderia di Prost nel 1988 che si verificarono i primi screzi fra i due. L’anno precedente la Lotus aveva utilizzato i motori della Honda e Ayrton stabili’ un profondo rapporto professionale con i motoristi giapponesi. Quando lui approdò in McLaren la Honda fece lo stesso. E qualcuno dello staff tecnico si lasciò scappare una dichiarazione del tipo: “Ho sempre pensato che Prost sia un pilota McLaren con un motore Honda, e Senna un pilota spinto dalla Honda su un telaio McLaren. “Si, penso che quella frase rispecchi abbastanza bene la situazione di allora.

Il mio più grande problema era di essere troppo legato al team e volevo fare qualsiasi cosa che fosse stata nelle mie capacità per loro. Per il mio compagno di scuderia nel 1988 stavano visionando se prendere Nelson o Ayrton. Quando andai con Ron in Giappone per conoscere gli uomini della Honda, mi pronunciai a favore di Ayrton e glielo dissi apertamente, perchè lui aveva talento come nessuno altro e per me il bene della scuderia veniva prima di ogni cosa.

Se potessi andare indietro nel tempo, ora, per ripercorrere gli inizi della mia carriera e rifare tutto daccapo, farei delle scelte diverse e mi concentrerei di più su di me e sul mio lavoro..Infatti porrei, per esempio, il mio veto sull’eventualità di un arrivo di Ayrton in Mclaren. Uno dei punti di forza che ho, è che di solito quando prendo una decisione non me ne pento mai, ma quella volta , dal mio punto di vista, errai in maniera lampante.”

Presentazione Mp4/4 Nei primissimi test pre-stagionali che fecero insieme a Rio, Prost si accorse che Senna non stava testando la macchina per prenderci confidenza. “Stavamo facendo delle prove per i pneumatici, con una sola vettura a disposizione. Io andai in pista per primo e lui era pronto a prende il mio posto. Rientrai ai box e i meccanici iniziarono a cambiare le gomme. Vidi Ayrton li’,con il casco già indossato , mentre camminava nervosamente avanti e indietro, aspettando che io facessi rientro ai box, cosi’da poter girare anche lui, e cosi’ decisi di restare in macchina un pochino di più. E andò su tutte le furie, gridandò a chi gli fosse andato incontro “Non è giusto non è giusto!” e io mi defilai sghignazzando ah ah.

Comunque il nostro rapporto professionale nel corso della prima stagione era abbastanza buono. L’unico problema si presentò a Estoril alla fine del giro iniziale.” Fu un qualcosa che difficilmente verrà scordato dalle persone che assistettero a quella gara.Sul rettilineo iniziale Prost affianca Senna, poi dopo aver preso la scia, tenta un attacco deciso sul dritto, prima di scansarsi brutalmente a destra, dopo essere stato chiuso con una manovra decisa quanto pericolosa del brasiliano. Schiva le ruotate di Senna trovandosi però, più o meno ad una distanza irrosoria dal muretto dei box in cemento. Alain non si scompone, trova la concentrazione necessaria e risale la china, a fine gara però si trova a razionalizzare quanto accaduto.

“Quella manovra ad Estoril fu davvero azzardata e pericolosa, e si, ero abbastanza contrariato dopo. Ero sulla destra contro il muro dei box, ed ero quasi sicuro che stessimo quasi per toccarci e scatanare un gran botto che avrebbe sicuramente coinvolto l’intera fila alle nostre spalle. Non ne fui tanto entusiasta e cosi’ glielo dissi, ma d’altra parte non potevo biasimarlo per averlo fatto, perchè non avrebbe potuto agire in quel modo se fosse stato consapevole di andare incontro a qualche penalità.Quante volte nella sua carriera fu sanzionato per quel genere di manovre? Mai.”
“A parte questo, i nostri rapporti si potevano ancora dire buoni, e il primo anno non andò male sotto questo punto di vista. In poche occasioni fu abbastanza aspro e rigido con me ,ma non ci furono litigate o quant’altro. E infatti si scusò per quello che accadde ad Estoril”

Il duo fece una stratosferica stagione nel 1988, Prost totalizzò più punti (105 a seguito di sette vittorie e altrettanti secondi posti), Senna ne conquistò 94 (otto vittorie e tre secondi posti). Il brasiliano però vinse il campionato piloti per tre punti di vantaggio sulla base del sistema punteggi applicato all’epoca, che premiava gli undici migliori risultati nell’arco dell’intera stagione.

Podio di Australia 1988 “A fine ’88 ero veramente contento per la squadra.Non potevo pensare altrimenti visto che fummo primo e secondo nella classifica piloti e poi non ero troppo dispiaciuto per aver mancato il titolo: ne avevo vinti due di fila prima di allora, e il fatto di aver perso non era un problema che mi tolse la lucidità necessaria per affrontare il 1989. Per l’annata successiva che era ormai alle porte, ero preoccupato a causa della Honda. E penso che il mio grande problema fu che non ebbi un rapporto felice con loro, come invece al contrario Ayrton.

Fin dall’inizio era stato qualcosa che non avevo sentito sotto il pieno controllo.Non tanto mi preoccupavo che loro scegliessero di avere un unico pilota di vertice su cui puntare, ma comunque gestirono la situazione in modo tale che mi sentii un pò estraniato, perchè Senna e io avevamo differenti modi di guidare.Non ho mai capito perchè la Honda prese le sue parti cosi’ platealmente. Non era certo per una questione di marketing o qualcosa del genere.

Sicuramente era più per motivi di personalità. Ho lavorato con la Honda anche l’anno scorso come proprietario di una scuderia e mi sono meravigliato ancora: penso che i giapponesi lavorino in un modo un pò particolare, diversamente dalla norma. In un team si tende a preferire qualcuno rispetto ad altri: ho sentito qualcosa a proposito anche per quel che concerne il loro team nel campionato motociclistico.Potrei addurre qualche esempio: ecco, ad un certo punto della stagione nel 1988, l’ultimo anno che era permesso usare i turbo, chiesi delle modifiche specifiche al motore cosi’ da adattare il mio stile di guida, e ci lavorammo su per due giorni al Paul Ricard. Alla fine del test ero soddisfatto, ma alla gara successiva, la domenica dopo, non apportarono i cambiamenti necessari di cui si era parlato e che avevamo provato con esiti positivi.Poi fu la volta del Gp di Francia e incredibilmente il motore era come avevo desiderato fosse! Riesci a comprendere quello che sto dicendo? Mi spiego meglio: Ayrton e io corremmo per due stagioni assieme alla Mclaren, e tutte e due le volte ai gran premi Francesi al Ricard conquistai la pole e vinsi in entrambe le occasioni. Tutti dicevano – “Oh guarda caso Prost davanti al suo pubblico è sempre li’ davanti”- o qualcosa del genere. Non era niente di tutto questo, era solo che in quelle gare mi sentivo maggiormente motivato, cosi’ da poter dare il massimo, avevo quel qualcosa dentro di me che mi faceva scattare la molla…”

“Guarda io non ho nulla contro Ayrton.. Bè.. ecco Ayrton era dannatamente veloce, e in qualifica mi surclassava, era molto più devoto alla concentrazione che richiedeva questo lavoro, un pò come me, penso, ai tempi in cui non avevo nulla da perdere quando ero più giovane e all’interno della squadra mi misuravo con Niki” “Nonostante tutto, prima del 1989 cenai al circolo golfistico a Ginevra con il presidente della Honda, Mr Kawamoto e altre quattro persone. E mi confidò,ammettendo che avevo ragione nel pensare che i nipponici stavano puntando più su Senna che su di me.
Disse:-“Vuole sapere perchè riteniamo Senna un nostro pupillo?”- Bè non posso esserne sicuro al 100%, tuttavia una cosa mi fece comprendere che la nuova generazione di motoristi stava dalla parte di Ayrton . Ecco, lui impersonava più la figura del samurai, lottava sempre con i denti, dava tutto se stesso in ogni singolo momento della corsa, e io invece ero più calcolatore, più remissivo. Ecco quale era la spiegazione, e io ne ero abbastanza soddisfatto perchè d’altronde avevo avuto la conferma di quel che pensavo, e che non era soltanto la mia immaginazione a pensarla in tal modo! Certo un pò dei miei problemi derivavano dal fatto che Ayrton aveva la velocità nel sangue, non era facile certo sapere a quali limiti potesse giungere, ma d’altra parte era anche vero che anche la Honda ci stava mettendo del suo.E dopo la serata con Mr Kawamoto, pensai,-: “Ma tu guarda,e io che mi dannavo come uno stupido in cerca di una soluzione”.

Da quel momento potevo ritenermi a conoscenza di ciò che era in atto, e grossomodo avevo delineato i contorni della situazione che si stava evolvendo.Fatto sta che nulla degenerò ulteriormente come ero portato a pensare. Non mi diedi per vinto e tutto andò per il meglio nel 1989,contrariamente alle infauste previsioni.”

In quell’anno infatti la frattura con Senna toccò il culmine e si esplicò come mai accadde in passato, e quel solido rapporto tra Alain e la McLaren degenerò irrimediabilmente. “Fino ad allora non avevo mai avuto nessuno screzio con gli uomini di Woking, ma nel 1989 ci fu qualcosa che fece scattare la molla. Il mio contratto sarebbe stato prossimo a scadere a fine anno, non come quello di Ayrton che vestiva il “biancorosso” da una sola stagione. Ron era deciso a continuare a lungo termine la partnership con i giapponesi della Honda, e di riflesso anche con Senna. Tentò assiduamente di convincermi per restare ancora qualche anno, ma in realtà sapeva che non poteva trattenerci entrambi, e io gli rivelai a Luglio che avrei sicuramente lasciato il team a fine stagione. E secondo me,non fu poi cosi’ tanto onesto nei miei confronti quell’anno.

Siamo ancora buoni vecchi amici, e nonostante tutto, ancora sento di appartenere alla storia della Mclaren, ed è una parte di me, e penso a loro come alla

“mia” scuderia. Ma Ron si immaginava abbastanza bene quali fossero i miei pensieri in quel periodo.” – ” Allora non avevo più illusioni. Dopo tutto quel che avevo fatto per la squadra e con la squadra, non pensavo davvero di finire di essere trattato a quel modo. Ma in fin dei conti, ripensandoci oggi un pò di astio è sfumato con il tempo, e Ron aveva almeno l’attenuante che doveva pensare al team prima di tutto, e doveva mantenerlo ai vertici, e allora posso capirlo almeno in questo.” Fu ad Imola che si solennizzò il più famoso patto di non belligeranza nella storia degli sport motoristici.

Senna e Prost come al solito si trovano nelle prime due posizioni prima del via, un secondo e mezzo più veloci della concorrenza , e Ayrton suggeri’ di fare un concordato: non ostacolarsi a vicenda alla prima curva, la Tosa. Chi fosse arrivato primo nel momento di fare la staccata avrebbe tenuto la testa della gara nel momento di affrontare la difficile curva.

Alain acconsenti’. Dopo la partenza il brasiliano mantiene il comando, e alla Tosa Prost ,come convenuto, si accoda dietro di lui, come patteggiato.

Ma la gara fu sospesa dopo tre giri, quando Berger fu vittima di un terribile incidente che gli costò quasi la vita.Un rogo tra le fiamme circonda la sua Ferrari 640 disintegrata. L’austriaco ne uscirà indenne ma provato oltre che dal dolore fisico, anche da un forte condizionamento psicologico che a detta di molti , lo seguirà negli anni seguenti della sua carriera, stagioni fortemente influenzate da questo avvenimento. Alla ripartenza, è Prost ,questa volta, ad aver la meglio dopo il via, ma alla Tosa, Senna non rispetta il patto e balza al comando infilandosi in curva. “Al termine della gara, andava giustificandosi che il patto non era più valido perchè non si era trattato dello start, ma della ripartenza! E dunque il patto che avevamo stretto non aveva più senso. Come ho già detto in precedenza, aveva le sue regole, le sue idee , che talvolta erano veramente tanto tanto..strane direi, ecco.Il fatto è che era stata tutta una sua proposta quella di non combatterci a vicenda, fatto nell’interesse mio, della squadra oltre che suo.Io avevo accettato senza problemi.E da li’ in poi mi sono detto-: “E’ finita con lui ho categoricamente chiuso!”.

Certo, continuavo a lavorare con lui a livello professionale perchè eravamo nella stessa squadra,ma per quel che mi riguardava a livello personale, di rapporti umani, era tutto terminato. E di tutto questo ne risenti’ l’intera atmosfera nella squadra.”

Podio di Imola 1989 “Alla vigilia della gara monzese, io ero primo in campionato con 10 pt di distacco. Ma quella gara.. Fu veramente il punto più basso raggiunto nella parabola discendente del rapporto di fiducia tra me e il team. Senna disponeva di due vetture, con venti persone attorno che si davano da fare per lavorare solo per lui, e io avevo solo una vettura, con più o meno quattro o cinque meccanici che si davano da fare per me. Ero stato assolutamente messo da parte, e mi ritrovai da solo in un angolo dei box, e quello di sicuro fu il weekend più difficile a livello psicologico della mia carriera.La Honda non era stata accondiscendente nei confronti delle mie richieste, e io ero in difficoltà nel battagliare per il titolo in quella situazione.Nelle prove poi libere Senna andò più veloce di due secondi. “Ok”-pensai-” può anche essere che Ayrton mi superi e faccia meglio di me in qualifica, ma due secondi non sono un pò troppi? E’ una presa in giro da parte del team!!” In gara Senna si ritira e Prost vince: da quel punto in poi sarebbe stato un testa a testa a Suzuka e Adelaide, le ultime due gare della stagione 1989.Alain guida la classifica per sedici punti.

Ma è proprio allora che in Mclaren si trovano a lavorare due teams praticamente opposti, in competizione come se si trattasse di due scuderie rivali.Le due vetture biancorosse sono in prima fila, entrambi i piloti respirano un’atmosfera di tensione, Senna sapendo di dover vincere, Prost di dover fare il possibile per ottenere il massimo con un piccolo sforzo.

“Dissi alla squadra e alla stampa -“Questa è l’ultima volta che gli permetto di facilitare il sorpasso in questo modo”.. Avevamo parlato tanto di quella che sarebbe dovuta essere la situazione dopo la prima curva del primo giro, di come affrontarla senza farci del male, e infatti Ron ci ordinò di non fare macelli e di toccarci, e che ci fece intendere che dovevamo pensare al bene della squadra. Be’ io mi attenni al buon senso e agli ordini di Dennis, Senna invece pensava a sè stesso e cosi’ fu.

Per esempio, al via del gp della Gran Bretagna quell’anno, mentre ci immettevamo nella “Copse”, se non mi fossi mosso tre o quattro metri fuori dalla traiettoria ci saremmo scontrati l’un con l’altro e tutte e due le Mclaren sarebbero state eliminate immediatamente. Questo genere di cose accadevano spesso, troppo..e io ne avevo abbastanza.Oppure l’incidente alla famosa chicane..si lo so che tutti pensano lo abbia fatto apposta. Quando dissi che non gli avrei più spalancato i cancelli, intendevo proprio questo.E cosi’ è stato.Non volevo terminare la gara in quella maniera miserabile dopo essere partito davanti. No di certo, io la volevo vincere quella gara.

Avevo una buona vettura; ero stato pessimo in qualifica in confronto a lui, e i miei pensieri si concentrarono solo sulla gara.Nel warm-up ero un secondo circa più avanti, e per la gara speravo che potesse andare per il verso giusto. Quei giri la mattina prima della gara avevano fatto bene sperare.In partenza mi stava alle costole, non l’avrei voluto troppo vicino a me, di certo si poteva scatenare un incidente, ma d’altra parte era un vantaggio per me averlo cosi’ attaccato cosi’ che potesse rovinarsi i pneumatici.

Il mio piano era quello di spingere al massimo gli ultimi dieci giri.E come tentò di passarmi, proprio allora, io la reputai una manovra strana e pericolosa, impossibile da portare a compimento perchè stava andando come una furia, li’ in quella parte di pista dove si sarebbe dovuto frenare.Non pensavo davvero che avesse potuto provare quella manovra in quel giro, perchè come ci avvicinavamo alla chicane, lo vedevo un bel pò indietro, quel tanto che bastava per essere tranquilli. Quando guardi negli specchietti e l’avversario è almeno venti metri dietro di te, è piuttosto difficile da valutare, e io non pensai minimamente che potesse superarmi,o almeno provarci. E allo stesso tempo mi ripetevo nella mia mente -“Non c’è assolutamente modo che io possa dargli anche solo un distacco di un metro. Non c’è.”- Decellerai bruscamente, frenai e mi immisi nella curva”.

Un anno dopo, i due si ritroveranno appaiati a Suzuka, ancora una volta in lotta per il titolo, e questa volta è Ayrton che deve portare a casa la vittoria. Sebbene non più nello stesso team, lui e Ayrton non avevano ,per nessuna ragione, lasciato da parte gli antichi veleni, ed era ancora viva l’intensità della loro guerra personale. Senna disse apertamente che Prost avrebbe fatto meglio a non pensare di poter impostare la curva dopo lo start davanti a lui.” Se compie una manovra di questo genere..ecco farebbe meglio a non tentarla..

“.La sua Mclaren è davanti ai ferraristi al via. E dopo lo start Prost si ritrova davanti a tutti, Ayrton compreso… ” Si, quando mi ritirai ne parlammo, e ammise , come d’altronde aveva fatto con la stampa e quindi pubblicamente, che la manovra fu compiuta con intenzionalità. Mi spiegò anche perchè. Era furibondo con il presidente della Fia di allora, Balestre, perchè questi aveva manifestato il suo dissenso all’idea di cambiare l’ordine delle piazzole in griglia, cosi’ da permettergli di partire sulla sinistra. Mi disse che quella volta fu veramente deciso a buttarmi fuori perchè osai andargli davanti.” dice Prost sorridendo, ripensando a quelli attimi tragicomici -“Quel che accadde in Giappone nel 1990 è qualcosa che non scorderò mai, perchè non Ayrton soltanto era implicato nella vicenda. Alcuni della Mclaren, o anche fra i dirigenti della Fia, moltissima gente , tifosi e stampa, tutti erano assolutamente d’accordo con quella sua manovra, ed era questo che non potevo accettare. A dire la verità dopo quell’accaduto,dopo quel finale di stagione, provavo una sensazione tale come se mi fossi ritirato dalle corse , come se negli anni a venire avesse corso solo la mia ombra.Come ho sempre ripetuto, non voleva battermi solamente, ma metaforicamente voleva annientarmi, umiliarmi, e questa era la sua più grande motivazione fin dal primo giorno. Già in quella gara esibizione della Mercedes nel lontano 1984, realizzai che non provava interesse nel battere un Alan Jones o un Keke Rosberg o qualcun altro a caso.

Era me che voleva, solo Alain Prost, per qualche ragione che ignoro.”

E neanche alla fine della carriera in F1 del transalpino, la situazione sembrava non essere cambiata. Ma sul podio ad Adelaide nel 1993, l’ultima gara della stagione, l’ultima per Alain, i due si strinsero in un abbraccio, e fu come se, ora che il francese non era più un rivale, Ayrton non vedesse più nessuna valida ragione per una qualche ostilità. Prost restò molto sorpreso dal gesto. ” Si lo ero- e anche un pò deluso ad essere onesti.

E questo la diceva lunga su come era di carattere Ayrton. In Giappone la gara prima lui vinse e io arrivai secondo. Quando dopo i festeggiamenti sul podio, giunse il momento della conferenza, nel breve cammino che facemmo assieme gli dissi -” Questa potrebbe essere l’ultima volta in una conferenza stampa assieme, e penso che dovremmo mostrare alla gente che tra noi non c’è gelo, un qualche gesto di distension.Non so stringerci la mano magari, o qualcos’altro”. Lui non proferi’ parola, non mi rispose, ma non disse di no, e nonostante tutto credevo avesse accettato. Al momento delle interviste non se curò affatto, neanche mi guardò.E allora pensai che forse avremmo fatto meglio a scambiarci ad Adelaide i caschi, gli ultimi indossati da noi due, nell’ultima gara in cui saremmo stati li’ battagliare l’uno contro l’altro. Tuttavia dopo il Giappone me ne scordai, perchè poi alla fine non sembrava tanto propenso ad accettare una qualche riconciliazione. E venne il gp d’Australia e finimmo in prima e seconda posizione ancora una volta, e questa sarebbe stata di sicuro l’ultima.

E nel mentre ci stavamo incamminando verso il podio, accennò una breve conversazione e mi domandò quali fossero i miei piani dopo il ritiro e cosa avrei fatto nel futuro imminente che sarebbe venuto di li’ a poco. Io ero molto stupito e risposi che non ne avevo la più pallida idea. ” Ti abbufferai per diventare grasso?”- mi disse e sorrise. Questo era il suo modo di fare,in ogni modo, la battuta che aveva fatto era carina , ma questo era Ayrton. Se lui la pensava come te, bene, altrimenti non scendeva a compromessi: se volevi costringerlo a fare qualcosa che non voleva te lo potevi pure scordare.”

Più tardi Senna avrebbe confidato ad un amico intimo che solo dopo il ritiro di Alain aveva compreso quante motivazioni erano andate pedute con la dipartita del francese, tutte quelle che provava dallo sfidare in pista il “suo” rivale. Solo un paio di giorni prima della morte, mentre stava girando uno spot della Elf (sponsor e fornitore Williams nel 1994) nel quale si vedeva Ayrton compiere un giro onboard sul tracciato di Imola, sorprese tutti affermando con tutta la spontaneità -” Vorrei fare gli auguri di bentornato al mio amico Alain, manchi a tutti…”- Prost fu molto provato da queste parole. “Già… Infatti dopo che mi ritirai parlammo abbastanza spesso al telefono. Lui mi chiamava in diverse occasioni, di solito parlavamo di sicurezza; lui mi voleva coinvolgere nella faccenda, e ci mettemmo d’accordo di parlarne a Imola. Quel fine settimana ne discorreva tanto ..e mi sembrava che fosse cambiato nel suo modo di fare, molto più disponibile, più affabile. E anche in pista nel 1994 facevo fatica a riconoscerlo, non aveva la cattiveria ,la concentrazione giusta che lo aveva contraddistinto negli anni passati.Parlammo dei problemi il venerdi’ e lo rividi la mattina della domenica dopo la morte di Roland.

Stavo a contatto con un sacco di persone del motorhome della Renault all’epoca. Sai Ayrton di solito preferiva andare diritto dal garage al motorhome, ma quel giorno rimasi meravigliato perchè venne in mezzo a tutte queste persone, il che mi sembrava alquanto strano visto che non era solito farlo, e lo fece soltanto per parlarmi. Conversammo un pò. E sembrava turbato, faceva fatica a mostrarsi tranquillo e diplomatico. C’era qualcosa che lo spaventava. Poi lo vidi per un breve momento nel garage. Non volevo disturbarlo, ma sapevo che voleva un aiuto, un consiglio, qualcuno a cui appoggiarsi. Era alquanto evidente. Alla fine c’eravamo messi d’accordo di farci una bella chiaccherata la settimana seguente… ”
I funerali di Ayrton si tennero a San Paolo, sua città natale, quattro giorni dopo e Prost era uno di quei piloti che sarebbero dovuti andare. Non era una decisione cosi’
difficile da prendere, se non per un semplice motivo. “Sentivo in cuor mio di dover andare a tutti i costi,ma tra me ed Ayrton ne erano successe cosi’ tante di cose che non potevo immaginare come avrebbe reagito la folla brasiliana: era probabile che la mia venuta sarebbe stata accolta con disprezzo e freddezza, ma anche il contrario. Non sapevo che fare, una soluzione di mezzo non c’era.

Il giorno dopo l’incidente ero a Parigi e un vecchio buon amico, Jean-Luc Lagadere, che aveva lavorato tra l’altro in Matra, mi chiamò con urgenza. Sua moglie era brasiliana e io gli chiesi consiglio. ” Ho già pronto il biglietto per l’aereo”- dissi-” che tu cosa pensi debba fare?”- Mi rispose che dovevo andare assolutamente e che ai tifosi di Ayrton in Brasile questo avrebbe fatto senz’altro piacere. Sarebbe stato interpretato come un bel gesto.

Io non volevo essere spinto a fare qualcosa contro voglia, anche perchè volevo anadare di sicuro, ma avevo bisogno di un consiglio che mi spronasse definitivamente. E lui riusci’ a convincermi.E sapevo anche che se non fossi andato, lo avrei rimpianto per il resto della mia vita. Non lo facevo per gli altri, per dare una buon impressione di me al resto della pubblica opinione. Lo facevo perchè lo sentivo un dovere, un dovere dettato dal dolore. E infatti non ci fu nessuna ostilità nei miei confronti, all’opposto invece. Sono rimasto ancora in contatto con la famiglia di Ayrton, e il giorno dopo il funerale, suo padre mi invitò nella sua tenuta e conversammo per molto tempo. E vedo sua sorella molte volte ancora oggi per aiutare ,nei limiti delle mie possibilità, la fondazione”.

“Ayrton è stato sicuramente il miglior pilota con cui mi sono confrontato. E lo è stato per molto tempo. Era il più determinato di tutti quelli della nostra generazione. Anche se a onor del vero, penso che il miglior pilota in assoluto, in termini di intelligenza tattica, fosse Niki. Ma nel complesso Ayrton dava la paga a tutti. Aveva successo in ogni cosa che lo riguardasse, e ogni cosa in cui si cimentava raggiungeva il massimo che poteva ottenere da se stesso.”

“Ora come adesso, penso che non sarebbe stato totalmente improbabile che a quel tempo fossimo potuti diventare amici.Abbiamo condiviso molto, nonostante tutto, e una cosa non cambiò mai ,sebbene i nostri rapporti stessero deteriorandosi: il grande rispetto che ognuno di noi due aveva nei confronti dell’altro. E c’erano momenti in cui ci divertivamo davvero. Non molto spesso a dire la verità però quelle poche occasioni…” “Certe volte era abbastanza strano, sai. Mi ricordo che nel 1988 dovevamo andare al Motor Show di Ginevra per via dello sponsor ,la Honda, ed erano solo 40 km da casa mia, cosi’ gli chiesi di venire prima a pranzo da me, e poi avremmo guidato assieme. Venne e..dormi’ per due ore di seguito! Certe volte mi sembrava difficile poter fare quattro chiacchere con lui ah ah!” Poi dopo pranzo andammo a fare una passeggiata e mi ricordo ancora chiaramente cosa ci dicemmo. E’ come se fosse stato ieri.

Mi piaceva conversare con lui : o meglio delle volte poteva risultare fastidioso quando lo dovevo fare per biasimarlo dopo qualche avvenimento dispiavcevole, ma alla fine quando eravamo in “tregua” era piacevole. Penso che alla fine saremmo potuti diventare amici.Anzi sono sicuro di questo. Infatti quando non fummo più rivali molte cose cambiarono nei nostri rapporti” “Oggi se ci ripenso non posso fare a meno di dire “O mio Dio, ma perchè abbiamo fatto questo? Perchè ci siamo lasciati andare cosi’? Delle volte mi è sembrato di rivivere un incubo. Forse perchè di solito eravamo due piloti di vertice, ed era inevitabile che ci fossero degli screzi tra noi, la voglia di primeggiare , la competizione ti porta ad essere ciechi,a non guardare in faccia nessuno, ma nonostante questo abbiamo esagerato. Perchè vivere con questi rimorsi? Ero solito dire alla gente “Sei un fan di Senna? Bene, va tutto a meraviglia, ma per favore non odiarmi” Era lo stesso con la stampa.” “La pressione era abbastanza alta, anche troppo…A pensarci su ,con un pò di immaginazione, se solo avessimo avuto la possibilità di ritornare all’inizio e fare tutto di nuovo, penso che avrei parlato ad Ayrton pressapoco cosi’-“Guarda siamo i migliori, possiamo dare la paga a tutti se solo lo volessimo”.Sarebbe proprio un bel sogno. E anche se le cose sono andate diversamente è stata comunque un’ era leggendaria, non trovate? Cosi’ è la vita…a distanza di anni da allora , un pò possiamo anche rimpiangere quei tempi ormai andati per sempre.. Alain Prost intervistato da Nigel Roebuck
Articolo apparso su “MOTORSPORT” in data 1/10/1998 . Traduzione di “MN”

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6 commenti

  1. felli gabriele il

    ciao Alain sono un tuo tifoso affezionatissimo ,ricordo quel tuo sorriso che mi facesti alla tosa nel 1995 quando alla fine delle prove ti si fermò la Mclaren ero solo io li su la rete con una maglia celeste che ti sventolavo per attirare la tua attenzione tu mi salutasti e il mio quore pulssò dietro di me tutta la folla ferrarista ammutolita per le pessime prestazioni dei piloti ferrari poi si fermò anche niki.una macchina arrivo e vi riportò ai box ero al settimo celo ti stimavo come pilota e adesso anche come uomo ò fatto tante discussioni con i miei amici ferraristi e con i senniani avevo ragione io e neancora oggi nessuno lo vuole ammettere sei stato il più forte e soprattutto il più forte pilota vivente senna ti è venuto addosso volutamente due volte in giappone ma nessuno lo vuole ammettere ormai è andata così ma tu resti il N.1 spero che Nicolas debutti al più presto in F1 ciao da gabriele felli.

  2. Non per contraddire, ma Prost s’è ritirato nel 1993 con la Williams da campione del mondo.

  3. Prost, freddo calcolatore sapeva leggere nella coscienza del campione Ayrton. Questa intervista sembra quasi romanzesca. Ma in fin dei conti quell’epoca ha tutti i caratteri di un romanzo.
    Il cambiamento di Ayrton dopo il ritiro di Prost è stato la conseguenza di un riflesso psicologico subito dal campione brasiliano che si è visto mancare l’aggancio con cui si equilibrò negli anni, vale a dire battere il rivale! E questa cosa l’ha scombussolato, gli ha fatto calare le energie. Era finita un’era! Leggendaria!

  4. Mariani Roberto il

    Solo una domanda Alain. Perché non te la sei mai sentita di percorrere la mitica EU-ROUGE a SPA in pieno?

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