Satyricon- Gp Monaco

PuntoVan-a-Montecarlo1 Satyricon- Gp Monaco

E’ già passato un anno. Un’ anno buio. L’anno della crisi.
Quella con la c minuscola, quella con la Sandra.
Farsi beccare dalla skycam a bordo vasca con CeresDoppioMalto in una mano e DoloresQuintaMisura nell’altra mentre quel gran sborone del Gienson dava prova di grande freschezza atletica a termine Gp nel 2009, non è stata una cosa saggia per il suo matrimonio .
E quella con la C Maiuscola, quella della sua azienda.
Cassaintegrato a 55 anni, Pierluigi è l’ombra di sè stesso. Dall’anno scorso le 3 porte della Punto a gas hanno sostituito le mura domestiche, la presa dell’ accendisigari ha sostituito la cucina, le bocchette d’aerazione i termosifoni, il minitv portatile la sua adorata 42″. Cacciato dalla Sandra e cacciato dall’Azienda. Solo, con l’unica compagnia dei suoi amati Autosprint.

In un anonimo sabato di Maggio l’abitacolo della Punto si riempie delle note di ” We Are The Night” dei Chemical Brothers, l’ ormai storica suoneria abbinata alla ex moglie. “Sandra ? Insomma … potrebbe andare meglio … ci vediamo ?? Sul serio ??? Va bene… in gelateria … ok! ” Gigi non crede alle sue orecchie. Un paio d’ore dopo non crede ai suoi occhi. Negli occhi di Sandra una luce strana, nelle mani una busta anonima come il sabato.  I due ticket con la scritta ” GrandStand E, Sunday 16 May 2010, Monaco” che ne escono  tolgono il fiato e le parole al Gigi. Biglietti come scintille nel buio, lacrime di felicità come benzina a 98 ottani, sorriso dell’amata come ossigeno.
L’esplosione che ne deriva riaccende il loro V4 alimentato a gpl spento in un caldo pomeriggio di un anno fa. 8 ore, 3 autogrill e 600 Km dopo il Gigi e la Sandra parcheggiano la Punto tirata a lucido tra una Bentley e la solita Aston Martin nemultipiano sotterraneo della piazza del Casinò. Le porte dell’ascensore si chiudono nel freddo e buio “-4” per riaprirsi allo sfavillante “O”.

Montecarlo è Luce, Colore, Glamour, Moda, Tacco 12 e taglia 38.
Al Gigi tutto questo non importa più. Vuole solo attraversare la strada, la Pista. Vuole la “sua” gelateria. Granita alla menta per Lei, due palline di stracciatella per lui, uno sguardo al giardino del casinò e via, mano nella mano, verso la tribuna “E” aspettando la partenza. “La Ri-Partenza …”

Mentre un sorriso del Gigi riscalda il cuore della timida Sandra, un Charlie  Whiting tirato a nuovo a suon di gel e botulino ( a Montecarlo conta l’Apparire, non l’Essere ) avvia la solita sequenza. Il boato dei 24 V8 che lacerano l’aria frizzante del Principato rimbalza tra sottoportici e palazzi mentre il V4 loggato Fiat se la ride di gusto quattro piani sottoterra… ” Tanto a voi tra 700 km vi buttano in fonderia, mentre io a 150mila sono ancora quà !!”Complice il botto di sabato mattina nelle libere, FernandoFurioso parte dai box, mentre Hulkemberg
scatta dall’ ultima posizione a causa della prima che non ne vuole sapere di entrare nel giro di riscaldamento. Li davanti tutti tranne Kubica, sopravanzato da un Vettel che scatta dalla parte pulita, partono abbastanza bene.   Santa Devota osserva scrupolosa le vetture sfilare ordinate mentre intraprendono la salita verso il Casinò. Il plotone praticamente si ferma per la curva più lenta e tortuosa di tutto il mondiale, per poi sfondare il pedale del gas subito dopo la curva del Portier.

Gli occhi della Sandra si sbarrano cercando istintivamente quelli del perdonato Gigi. Un rumore cupo come di temporale in rapido avvicinamento, poi all’ improvviso due lampi blu. Una velocità che non credeva possibile seguita da una frenata che sfida tutti i limiti della fisica fin qui da lei applicata ai corpi in movimento. “Una cosa che và cosi veloce non puo’ fermarsi in cosi poco spazio…”.
La dolce Sandra non fà in tempo a tradurre in parole il suo pensiero. Mark, Sebastian, Kubica, Lewis, Felipe e quasi tutto il resto del gruppo in pochi decimi impostano il rettilineo che porta al Tabaccaio, sparandole marce in faccia come fossero cannonate antiaeree.
L’ onda di pressione acustica generata dai motori in accelerazione rende impossibile qualsiasi tipo di comunicazione. Al metalmeccanico non servono discorsi. Lo sguardo stupito, emozionato, semplicemente vivo della sua Sandra valgono più di mille parole.  In mezzo all infernale e adrenalinico rumore di temporale, un fulmine bianco e blu istantaneamente seguito da  un tonfo sordo e
schegge di carbonio impazzite infrangono il muro del suono, devastano il muro del Tunnel . Hulkemberg stampa la sua Williams dicendo “Addio” ai suoi sogni di gloria monegasca e “Arrivederci in Turchia” a tutto il lato sinistro della sua fiammeggiante ( nel senso letterale del termine ) vettura.

Maylander, il Dr. Hartstein e la loro Amg da 570 cavalli si mettono in moto e si fanno trovare in pista all’ arrivo di tutta la truppa. O quasi.
Con un colpo di genio degno dei tempi migliori, il Muretto Rosso richiama dentro Fernando. Via le morbide, dentro le dure, obblighi di regolamento adempiuti.
“76 giri con le stesse gomme? Ok , oggi scaliamo l’ Himalaya con le ciabatte da spiaggia ” Tipo pratico il Gigi, ma fiducioso.

Fiducia che viene, fiducia che và. Di sicuro il BottoneCampione perde la sua nei confronti del meccanico che si dimentica un pezzo destinato al raffreddamento del motore nella presa d’aria della sua McLaren. L’effetto sortito è quello di condizionatore che passa da estate a inverno nello spazio di due giri mentre il fumo che fuoriesce dalla bancata di sinistra sancisce l’invio alla fonderia del V8 Tedesco.
Il V4 italiano con valvole e frizione da rifare faticano a riprendere fiato, le sue risate rieccheggiano per tutto il quarto piano seminterrato.
Dopo 4 giri la Amg rientra per fare il pieno mentre la gara riparte ordinata. Quasi nessuno se la sente di rischiare in questa fase di gara.
Quasi. Per 4 interminabili giri il FernandoFurioso tenta di dare l’avvio alla sua rimonta attaccando un DiGrassi che non ne vuole sapere di perdere l’ amata diciannovesima posizione. Esce forte dal Portier, si incolla al diffusore posteriore della Virgin del brasiliano, uno scatto a sinistra e staccata oltre il limite sotto agli occhi tra lo stupefatto e l’atterrito di Sandra.
Occhi che solo adesso si aprono su un Mondo fino a quel momento mai preso in considerazione. Adrenalina allo stato puro, odore di gomma bruciata, cavalli che fuoriescono dai motori per scalpitarti nel petto.
“Questa non può essere la F1 che il mio  Gigi guardava in tv…”
Un giro dopo lo spagnolo e la sua magia si ripetono alla stessa staccata nei confronti del Piccolo Lord Trulli, autentico signore nel lasciar strada alla rossa di Maranello. 4 giri più tardi è Timo Glock a finire nel mirino del Nando. Stesso punto, stessa staccata fotocopia, interno curva con brivido e subito via in caccia della Lotus del rassegnato Kovalainen.

Lo raggiunge e lo attacca neanche due giri dopo. Stavolta però all’ esterno. L’urlo della Sandra “MettitiLePattineCheHoDatoLaCera”, della Sandra”AsciugaIlLavandinoQuandoHaiFinito” esce spontaneo, come fosse sempre stato sepolto sotto montagne di biancheria da stirare aspettando l’occasione giusta per vedere la Luce. La Luce di Montecarlo.

Adesso, solamente adesso Sandra capisce. Capisce le levatacce mattutine per Suzuka, per Adelaide. I pacchi degli Autosprint della Vittoria custoditi come reliquie, i poster nel garage che il Gigi si ostina a chiamare Box. Capisce. Non condivide appieno, ma capisce.

Il ballo in maschera dei Pit stop viene aperto da Lewis esattamente al diciasettesimo giro. Al rientro in pista è davanti di un niente al FernandoInferocito. I peggiori pensieri e i peggiori anatemi del Gigi vanno tutti al VirginianoDiGrassi. Senza tutto quel tempo perso dietro  al brasiliano, adesso Luigino sarebbe sicuramente dietro al tostissimo asturiano.” La gara è ancora lunga…”
Sempre nel valzer dei pit un ritrovato Schumi passa NonnoRubens, mentre Rosberg stampa giri record nel vano tentativo di sopravanzare lo scomodo compagno. Sarà l’acqua, sarà l’aria ma qui a Montecarlo Michael pare aver ritrovato sè stesso. Al termine della prima e unica tornata di pit stop la rimonta di Alonso è compiuta. Da ventiquattresimo a sesto nello spazio di ventotto giri.

Strategia, determinazione, cattiveria e la faccia estasiata di una signora di mezza età alla tribuna E agitante una bandiera Ferrari che riempie tutti i megaschermi a bordo pista. Questi gli ingredienti di un’ impresa che entra di diritto nei libri di storia della F1.

Anche il botto di Rubens a Massenet è di quelli destinati a lasciare un ricordo indelebile nel tempo. Nella salita verso il Casinò la sua Williams rompe la sospensione posteriore sinistra. Un altro fulmine bianco e blu, un altro tonfo sordo, altre schegge di carbonio riempiono l’aria e l’asfalto del Principato più famoso del Mondo. Il passeggero Barrichello si ferma contromano davanti alle vetrine di Prada sotto a centinaia di Iphone immediatamente posti in modalità Foto/Video. Dopo un paio di secondi che fanno temere il peggio, trentamila euro
volano fuori dal cockpit e vengono colpiti da Buemi. Trentamila euro che vengono immediatamente accreditati dal caro Frank Williams sulla Platinum  & Diamond Card dell’ incavolato Brasiliano.

“Gigi, ma era il volante quello ??? Quanto costa ???  Trentamilaeuropiùomeno ??? Ma è matto quello ???”
“Sandra, per correre a 250 kilometri all’ ora su queste stradine non bisogna essere particolarmente sani di mente…”

La S.C. , gli scopettoni e le gru più efficienti di tutto il Mondiale rifanno il loro ingresso in pista, azzerando cosi il distacco accumulato da un Webber assolutamente a suo agio tra muretti da rifilare al millimetro.
La gara riparte un paio di giri più tardi sotto il segno dell’ australiano della Red Bull che martella il cronometro giro dopo giro nel tentativo di ripristinare vecchi distacchi, di instaurare nuove gerarchie. Il tutto mentre all’ impalpabile e scocciato Lewis vengono tarpate le ali a causa di problemi alla temperature dei freni quando mancano ancora quaranta giri alla fine .

Quaranta giri fatti dell’ ennesimo Gran Chelem rubato per centoventisei centesimi all’odiato/temuto compagno di squadra, di tempi record stampati dal buonissimo Kubica nell’ evidente tentativo di aggiungere pressione all’ opaco Vettel, di tombini da sistemare al volo e  di Mercedes Amg che per la terza volta spezzano il ritmogara, di ripartitori di frenata da azionare nel tunnel prima della staccata, di gomme da amministrare con parsimonia, di FelipeMassa che da bravo scolaro porta al termine il compitino assegnato, di panini e birretta da
condividere in tribuna con la ritrovata Sandra.

A quattro giri dalla fine il panino si consuma anche in pista. Un frustrato Trulli s’infila  all’interno di Chandok nella Rascasse.  Il più classico dei contatti gomma-gomma porta la monoposto dell’ abruzzese a decollare e atterrare sopra alla macchina del per fortuna incolume indiano. La Amg più gettonata del mondo fà cosi il suo ultimo ingresso in pista per permettere al povero Karun di togliersi dalla scomoda posizione solitamente riservata all’ imbottitura del panino stesso.
Le luci lampeggianti della rientrante in pitlane Amg si spengono nello stesso giro in cui cala la bandiera a scacchi.
Per tutti, tranne che per Schumacher, superare è una cosa fuori dal regolamento.  All’ultima curva prima della bandiera a scacchi Michael infila uno stupito Fernando. A bocce ferme i sette titoli del tedesco non avranno nessun effetto nei confronti della commissione chiamata a giudicarne la manovra. I venti secondi aggiunti al suo tempo finale lo relegheranno alla dodicesima posizione, dietro al compagno di squadra che agguanta cosi la settima posizione.
Il sipario Monegasco  cala sulla doppietta RedBull, sulla tripletta Renault, sul quarto posto del bravo scolaro Felipe seguito a ruota dall’ impalpabile Lewis,sullo strepitoso Fernando, sul regolare Rosberg e l’assoluta novità delle due Force India a punti.

Mano nella mano Sandra e Gigi risalgono il tunnel, raccattando qualche memorabilia in carbonio seminato da  Hulkemberg e dimenticato dai commissari. Un paio di foto al Mirabeau, altri quattro passi verso il park del casino’ ,gelato in piazza, cassa automatica, ascensore, PuntoVan a Gpl, giù tutti i finestrini, biglietto nella fessura,” Thank You, Goodbye”.

“Sandra …”
“Dimmi”
“Chiamami al cellulare”.  Sandra non  ne capisce il motivo, ma esegue.La sbarra del parcheggio si alza nell’ esatto momento in cui viene inoltrata la chiamata. Il suono del motore della F12006 in partenza sparato dal Nokia  strappa a sua moglie uno di quei sorrisi che non vedeva da anni.  Freccia a sinistra ed è subito Mirabeu alta accarezzando il cordolo interno sporco di gomma, tornantone in discesa, Portier e lunghissimo tunnel da affrontare in prima causa ingorgo generale, giù fino al porto, alle Piscine, alla Rascasse. Poi Antony Noghes, altri cento metri e … stop.
Gigi ferma la macchina sulla linea di partenza del Gp, tra lo strepitio di mille e più clacson imbestialiti.
“Sandra…”
“Dimmi”

“Ri-Partiamo”

by http://www.pierpaologelussiphotographer.com/

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